lunedì 25 ottobre 2021

The Dig

Per un lunghissimo periodo di tempo, direi dal 1988 fino al 1998 (e in 10 anni a quei tempi nell'informatica è cambiato TUTTO) le avventure della Lucasfilm/Lucasarts hanno scatenato vistose erezioni nelle fecali redazioni della fecale stampa di settore. Un po' per asservimento, un po' per fanboyismo, un po' per ragioni che non sappiamo, c'era questo comandamento per cui, quando dallo Skywalker Ranch cacavano in una scatola di cartone il risultato era sempre qualcosa per cui stracciarsi le vesti piangendo di gioia come se fosse la seconda venuta del Messia.

 o la prima comparsa della fregna, fate voi

Poi a proposito di messiiii (ci sta come plurale?) la cosa iniziò a rompersi nel 1992, quando il venerato santone Ron Gilbert mandò tutto affanculo perché gli uscivano pochi soldi, lasciando un grandissimo "cliffhanger" sulla saga di Monkey Island. 

lunedì 18 ottobre 2021

Heimdall 2

L'avevo promesso? Onestamente non ricordo di averlo promesso. Un secondo che controllo. No, in realtà non l'ho promesso che ci avrei rigiocato, ma tant'è. Mi sembra giusto rigiocare al gioco di oggi, pur essendomi dovuto sorbire il prequel. Un trattamento del genere (fare almeno due giochi uno il seguito dell'altro nel giusto ordine) l'ho riservato soltanto a saghe ben più note, ma si sa, questo blog non è un'osservazione completamente acritica e priva di polarizzazione da parte mia. 

Che cosa sto dicendo? Ah semplice. Dopo aver giocato per la prima volta al primo Heimdall in questa sede, ora tratto il seguito. Chi di voi ha una memoria eidetica per le puttanate noterà che ho scritto nell'articolo su Litil Divil che a Heimdall 2 non ci ho giocato. Ebbene, era un errore, ovviamente, a Heimdall 2 ci ho giocato un po', in un periodo non tanto distante da quello in cui mi intristivo coi giochi "lenitivi" delle ultime settimane. In realtà, non usavo Heimdall 2 per lenire la sensazione di sfiga, ma era una fase precedente: un semplice passatempo da sorbirmi quando i compiti a casa erano pochi, nel freddo della camera in cui stava il PC, nella casa del Vecchio Paese scarsamente illuminata dal malaticcio sole invernale della bassa padana. Ad alzare il riscaldamento si davano più soldi ad Acoser (di lì a poco Seabo) e quindi un maglione di lana in più e via andare, con il naso che potrebbe staccarsi da un momento all'altro perché è praticamente congelato. 

Raffreddamento del pc alla maniera della Misteriosa Anima Russa™

E dunque, quando penso a Heimdall 2 mi viene in mente il freddo nelle ossa. 

giovedì 14 ottobre 2021

The Ultimate Tabboz Simulator

 Per la rubrica "Atelier culturale" di oggi, cari amici, impariamo qualcosa che il mondo accademico non sempre insegna. Oggi impariamo a stare al mondo. Sotto questo unico "ombrello", imparare a stare al mondo, erano raggruppati tutti quelli che adesso vengono chiamati gli soft-skill, ovvero tutto ciò che non è strettamente necessario allo svolgimento di un lavoro o che non può essere perfettamente valutato con un voto a scuola. Eh sì, perché come già detto più volte in questa sede, a un certo punto della mia pre-adolescenza mi sono scoperto essere un grandissimo sfigato, totalmente incapace di rapportarsi agli altri. Oddio, non è che io sia mai stato particolarmente popolare, per carità. In qualche modo, prima di quella che io chiamo la grande biforcazione, e che lo psicologo francese  Christophe Dejours chiama la sovversione libidinale, diciamo che un minimo simpatico anche per la semplice ammirazione che il mio essere un enfant prodige suscitava negli altri miei coetanei.

Molto libidinale anche la pettinatura

Esistevano logiche quasi calcistiche, per cui certi miei compagni si vantavano che io fossi in classe con loro e non nelle insopportabili classi degli altri. Questo accadeva di solito ai saggi di Natale o di fine anno quando davo sfoggio delle mie capacità musicali coltivate, grazie anche a PIANOMAN.COM

lunedì 11 ottobre 2021

TFX

"Giochi a cui avevo giocato e a cui avrei voluto giocare" è il requisito per essere, ogni lunedì mattina, oggetto di un'articolessa prolissa, autoreferenziale e un po' autocommiserante sul blog dell'Ex Videogiocatore. E poi sono giochi come questo qui di oggi. Ci ho giocato, ma cascasse il mondo se non mi ricordo dove caspita lo avevo reperito. L'articolo su TFX avrei voluto scriverlo da un bel pezzo. Anzi, forse volevo scriverlo ancora dai tempi in cui ai miei articoli mi riferivo chiamandoli "recensioni" (cosa che non sono).

Insomma, non mi ricordavo proprio dove lo avessi trovato e quindi lo rimandavo, e rimandavo, e quindi ora cosa è cambiato? Beh, semplice, ho fatto un lavoro di regressione entrando in uno stato di trance che mi ha fatto riscoprire come mai fossi certo di averci giocato e come mai non ricordavo altro. 

tipo così?

No, in realtà vi sto prendendo per il culo: non ho fatto nessuna regressione, nessun trip acido con flashback incluso. 

lunedì 4 ottobre 2021

Afterlife

Visto il nome e il contenuto del videogioco di oggi, magari molti di voi si aspettano che parta con un pippone infinito di riflessioni sulla vita, sull'aldilà, e sul perché in realtà La Divina Commedia è un'opera politica il cui autore snocciola tutti i suoi sentimenti di vendetta mai sopiti. Beh, in realtà questa è una scelta che avevo ponderato per tipo 2 secondi, ma poi ho lasciato perdere, sopraffatto dal tavò. In realtà, commenti danteschi a parte, che non essendo io sufficientemente toscano non posso permettermi, è sempre andare a infilarsi in un ginepraio quando si toccano certi argomenti legati alla religione e alla politica. Lo avevo già detto tipo un'era geologica fa, nell'articolo su Space Crusade (ve lo ricordate?)

una pacata discussione di religione e politica


Quindi, di andare a toccare temi come la teologia sinceramente non me la sento, anche perché si rischia sempre di fare la figura del ragazzino di prima liceo che scrive sul diario qualcosa che crede incredibilmente profondo, e una ventina d'anni dopo lo ritrova, lo legge e dice "Mamma mia, che coglione." Quindi no, niente di tutto questo.

lunedì 27 settembre 2021

Death Rally

Se avete letto il blog dell'ex videogiocatore a sufficienza, saprete tutti che in un certo periodo della mia vita avevo una certa smania di completismo nei confronti dei videogiochi della Apogee. Beh, il gioco di oggi non fa differenza: in più ha il fatto che è uscito dopo i "vecchi classici", proprio in quel periodo in cui stavo lavorando, retroattivamente, alla mia smania di completismo. Ero più o meno riuscito ad accaparrarmi tutti i vecchi giochi pubblicati dalla casa di Garland, Texas, e quei PaZzErElLiH di giovanotti osavano continuare a fare uscire nuovi giochi, e quindi io che come voi saprete ero un videogiocatore pezzente, dovevo tenermi in pari.

Con quale gioco noi PaZzErElLiH ragazzi Apogee stupiremo l'ex videogiocatore oggi?


Fortunatamente, a mio favore giocavano due cose.

giovedì 23 settembre 2021

Impariamo l'inglese con l'ex videogiocatore (ma senza quel cazzo di birignao autocompiaciuto)

Conosco la lingua inglese più o meno bene da quando ho memoria: nel senso che non riesco a ricordarmi il periodo della mia vita in cui sentivo delle parole in inglese o leggevo delle scritte in inglese e non avevo idea di che cosa significa, un po' come accadrebbe adesso col cinese. Per questo devo ringraziare mia mamma, che nella sua vita precedente alla pensione è stata insegnante di inglese alle scuole alle scuole medie.

Questo ha fatto sì che, anche per il fatto che il giovane rampollo doveva essere un investimento, oltre che un motivo d'orgoglio per la famiglia, fin da quando ero all'asilo mi venisse insegnata la lingua d'Albione. La spinta a quella che anni dopo sarebbe stata la prima delle tre "i" della scuola secondo il berlusconismo (inglese, informatica, impresa) fu così forte che all'asilo che frequentavo, quello gestito dalle suore, mia mamma si mise d'accordo con le monache in modo da venire a farci qualche un'ora settimanale di lezione d'inglese pro bono.

Siccome non sapevo che immagine metterci, ecco il libro di inglese che avevo alle superiori, con la prof che parlava uno strano mix anglopugliese con cui perculava il povero Alessandro C. (quello dei simboli fallici disegnati sui libri e incisi sui banchi col cutter)

La cosa che più mi faceva strano di questo era il fatto che dovessi chiamare mia mamma teacher, come tutti gli altri, ma non ho brutte memorie di questo, anzi.

Non vivendo io in Italia, ho la fortuna di avere i figli bilingui, perché oltre all'italiano con noi parlano la lingua del paese in cui ci troviamo e spesso veniamo corretti quando ci esprimiamo nella lingua degli abitanti natii. La cosa ci fa sorridere e la troviamo anche piuttosto ovvia. Negli anni 80, invece, un bambino dell'asilo che parla anche inglese era un po' visto come un fenomeno da baraccone.  Ma non sono sicuro che nella mia famiglia d'origine l'obiettivo fosse quello di sbandierarmi come un freak da circo a un pubblico adorante. No, a posteriori penso che l'idea fosse più quella di far sì che mi portassi più avanti possibile sin da subito nella grande escalation di successi che sarebbe stata la vita di un bambino moderatamente intelligente della metà degli anni 80: un'eterna competizione tesa a essere sempre il migliore di tutti, e si fotta tutto il resto: una costruzione della piramide di Maslow fatta a partire dalla punta, insomma.

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