lunedì 15 maggio 2017

Space Crusade

La prima volta che me ne andai dal Vecchio Paese, mi trasferii in un paese nordico. Un posto ritenuto molto civilizzato da noi mediterranei, ma con magagne belle grosse. Delle tante cose che ricordo, mi sovviene questa uscita da parte di uno dei miei coinquilini. "Certo che vi invidio, a voialtri cattolici" mi disse. 
Quando qualcuno dal nulla inizia a parlare di politica o religione, mi metto sempre sul chi vive. Non tanto perché prevedo conflitti, quanto per il fatto che seguirà un lungo flusso di coscienza pieno di opinioni e pareri non richiesti.

"Invidio voi cattolici - proseguì il tizio a dispetto della mia thanatosi - per la vostra mentalità molto For the emperor!".

"Ah" risposi io "ma non ti credere, in realtà la situazione è più complessa di così."

"Voi cattolici siete gli Space Marines del cristianesimo".

Qualche tempo dopo smettemmo di parlarci. Ma quel parallelo mi è rimasto impresso, prima di tutto perché trasudava sfiga da ogni poro. Inoltre perché mi facevo un po' schifo da solo per il fatto che riuscivo a cogliere la citazione.

La citazione.


Ma d'altra parte, da bambini è impossibile rimanere immuni al fascino dell'universo di Warhammer 40.000. Guidare dei marcantoni enormi con armature fighissime, con spade e armi da fuoco gigantesche, contro alieni mostruosi e robot dal nome cattivissimo (Dreadnought, che per noi era impronunciabile) simili al nemico di Robocop, ma meno impacciati nei movimenti, beh, bisogna essere proprio senza anima per non esaltarcisi. I miei migliori amici mi regalarono Starquest, gioco da tavolo derivativo di Warhammer 40.000, per il mio nono compleanno. Era bellissimo giocarci, anche se le regole erano per noi un casino bestiale. Ma a volte bastava fregarsene dei dadi e muovere i marines verso i nemici e urlare "ptiu ptiu" per fingere di sparare, e chi faceva ptiu ptiu più forte vinceva. 

Ho scritto quest'ultima frase per far esplodere la testa ai  puristi del gioco e delle regole, quelli tipo il mio coinquilino nordico, con cui giocare a un gioco di società era un calvario, con singoli turni che riuscivano a durare due ore. E ora che è passato il brivido di disgusto dovuto a memorie che dovevano restare sepolte, passiamo al gioco.


Space Crusade! Ovvero il titolo originale del gioco da tavolo, che in alcuni paesi (tra cui l'Italia) è stato pubblicato come StarQuest per cavalcare la popolarità del precedente HeroQuest. Il gioco in questione fu acquistato da uno dei due amici che mi regalarono il gioco da tavola. Lui era preso non poco da ste cose, complici numerosi cugini che bazzicavano mitologici negozi in cui c'era un angolo della Games Workshop. Io non ho cugini della mia età e quindi mi limitai a farmelo passare. Interessante la schermata dei credits, perché sembra essere stata aggiunta da qualcun altro in fretta e furia, magari al momento della pubblicazione si sono detti "Oh cazzo! Non abbiamo messo i credits!" E se la sono fatta tutti addosso perché la Hasbro probabilmente ha dalla sua parte gli Space Marines della legislazione sulla proprietà intellettuale.


Pulitaci la coscienza, cominciamo con la schermata del titolo. Il logo della Gremlin l'ho sempre trovato molto chiassoso e pacchiano, ma non posso dire che non mi piacesse. Una cosa del genere oggi sarebbe da linciaggio da parte di qualsiasi grafico, ma il grande pubblico non disdegna i colori chiassosi. Basti vedere le immagini dei quarantenni su facebook. 

Gremlin presents: "KAFFEEE??? - the game".


La schermata animata introduttiva è ricalcata paro paro dalla scatola del gioco. L'unica differenza è la canizie del comandante, i colori del Dreadnought e i fulminatori storti. Questo gioco è in VGA, convertito dai 32 colori dell'Amiga. I grafici si sono sbizzarriti e per dare sfoggio dei duecentocinquantasei colori hanno abbondato con i gradienti, ottenendo un fastidioso effetto "glassa" sulle armature. Il fatto è che l'universo di Warhammer 40.000 è sporco, grigio e buio. I colori da giostre sinti alla fiera di paese ci stanno come i cavoli a merenda.

Il comandante, comunque, ha i minuti contati. Mettersi a sparare all'impazzata urlando è indice di morte imminente in un film d'azione. Quasi quanto guardare le foto della famiglia che ti attende a casa.


Prima di cominciare, un'avvertenza. Alcune deviazioni dal manuale che mi fanno intuire che sia stato fatto tutto in fretta e furia. L'italiano è piuttosto approssimativo. Vabbè, desiDDero continuare, avanti.


Ecco, già mi girano i maroni. Nella schermata iniziale ci sono tre sezioni di sotto e mi pigliasse un colpo se c'è scritto da qualche parte cosa significano. Devo forse tirare fuori il manuale? Col cavolo! Clicchiamo su quello a destra.


Allora ammetto che un po'mi ricordo di questo gioco. Ci sono tre ordini di Space Marine da cui si può scegliere la propria squadra. Si può pure giocare con più squadre contemporaneamente. I miei preferiti quando ero piccolo erano gli Angeli Sanguinari, ma questo capitano col mullet riccioluto stile "laguna blu" mi fa stracagare. I Pugni Imperiali non li ho mai cagati più di tanto, men che meno ora che sono comandati da Frank "Tubo Nero" Rijkaard, potrei sceglierli ma non essendo io Edoardo Baresi non ho il seme genetico necessario. Restano gli Ultramarines, comandati da un Fabrizio Ravanelli cyborg, e quindi pigliamoli senza troppo entusiasmo. Un bambino viziatissimo con cui giocai a Starquest volle tenere gli Ultramarines per forza, e forte del fatto che nel nome avevano "Ultra" inventò la regola che ogni lancio di dadi valeva il doppio o il triplo alla bisogna.

Per proseguire è necessario cliccare sul logo della squadra selezionata. Come faccio a saperlo? Semplice, ricordo i vaffanculi lanciati quando lo scoprimmo leggendo il manuale.


Compare un nuovo menu. Ne so meno di prima. proviamo a cliccare sul pupazzo a forma di comandante.


Si sceglie la missione. Ok, andiamo con la prima, "Cerca e distruggi". Ovviamente non ho preso lo screenshot con la descrizione della missione, ma sappiate che l'obiettivo è quello di cercare... e distruggere. Ovvio no?


Cliccando sulle armi, si attiva la selezione delle armi, ci spiega il Comandante Di Capitolo, il Maggiore Lapalice. Intanto il nostro comandante non è più Fabrizio Ravanelli ma è diventato l'ubriacone al bar della Casa del Popolo del Vecchio Paese. Il comandante di una squadriglia di marine può scegliere tre armi possibili: il fulminatore pesante, la pistolina con ascia, e la manona con la spada. Scegliamo la manona con la spada. Il comandante non potrà sparare, ma nel corpo a corpo non lo fermerà nessuno.


Il primo degli anonimi marine riceve un cannone d'assalto, che spara in un punto ben definito.


Il secondo riceve un lanciamissili, che spara in un'area più estesa.


Il terzo prende il fucile al plasma, che spara in linea retta falciando via tutto ciò che trova in mezzo.


Il quarto, con lo sfigatissimo fucilino, se lo prende in quel posto. Se i cattolici sono gli Space Marines del Cristianesimo, io mi identifico in questo quarto poveretto qui, per il fatto che la Domenica delle Palme prendevo sempre i rametti d'ulivo scartati dai figli delle famiglie che contano in parrocchia.


Dopodiché ci viene detto di scegliere le varie carte ordine, evento ed equipaggiamento (non ricordo i nomi, sto andando a braccio) lestamente mi frantumo i maroni e sono tentato di chiudere tutto sbuffando e sputazzando sullo schermo. Le carte equipaggiamento sono un po' come la magia nei giochi di ruolo fantasy: nell'universo di Warhammer 40.000, la tecnologia è qualcosa di esoterico in mano ad un ordine religioso chiamato "Adeptus Mechanicus".

ADEPTVS MACCANICVS
Resisto alla triturazione delle gonadi e procedo. Riuscirò ad arrivare al gioco vero e proprio, promesso.


Eccoci di nuovo al menu principale e l'icona in centro ha cambiato aspetto. Ci sono tre marine con un Dragonut, un Dreghunt, un Dridnout, un Dangerut...

Dreadnought, imbecille!

Grazie. Clicchiamo sopra e usciamo da quello che probabilmente è il menu più incasinato della storia.



E cominciamo con la missione. La visuale è dall'alto e i colori sono... eh. C'è molto grigio, e fin qui può andare, ma il grigio è tutto troppo... omogeneo. 256 colori a disposizione e le le sfumature scelte paiono tutte uguali. Ok, un secondo. Tuffiamoci nell'Immaterium ed emergiamo nell'universo parallelo dell'Amiga.  


Ma che caspita. 32 colori e l'effetto reso riesce ad essere migliore! Più contrasto, meno confusione. Le faccine dei marine sono meno belle ma per il resto l'interfaccia utente su Amiga è migliore. E credetemi, lo dico mangiandomi le palle dal rosicamento. Torniamo nel nostro universo IBM-PC Compatibile...


Bene. L'area di partenza è l'astronavina con cui i marine si attaccano a uno Space Hulk, una carcassa spaziale formata dalla fusione di diverse astronavi che si sono accartocciate nel Warp Immaterium (il caotico iperspazio dell'universo di Warhammer). Facciamo anche conoscenza coi nomi della nostra squadra, purtroppo non personalizzabili. I nostri dunque si chiamano:

  • Goldstock, che è il comandante con la mano spropositata.
  • Keifer, armato di cannone d'assalto.
  • Brekken, con il lanciarazzi.
  • Harris, col fucile al plasma.
  • Hart, lo sfigato col fucilino.

Dobbiamo far uscire tutti i personaggi dall'area di ingresso al primo turno, altrimenti questi se la faranno nell'armatura e non prenderanno parte alla missione. Il movimento di ogni marine dipende dal peso dell'equipaggiamento. Avremo dunque Hart che ad ogni turno potrà muoversi di più caselle rispetto a Harris, Brekken e Keifer. Ha comunque un'arma sfigatissima.


Il comandante Goldstock procede con l'esplorazione del cartoccio spaziale, e all'improvviso si trova due loschi figuri. Space Marines del Caos! I nostri equivalenti malvagi, che adorano gli dèi caotici che vivono nell'Immaterium. Vorrei attaccarli, ma l'attacco corpo a corpo non va in diagonale, Golstock può menare solo nelle caselle adiacenti. Mannaggia.


Tocca allo sfigato Hart col suo pistolino. Apriamo la porta e abbiamo un marine del Caos in linea di tiro. Mirat'...puntat'...


...Fuoco! Anzi no, lanciamo dei dadi e in base al risultato colpiremo o meno il nostro avversario. Hart, concentrato di sfiga, lancia un misero 01, che a malapena scalfisce le armature verdognole dei nostri nemici.

Un turno più tardi.


Un Marine del Caos ha attaccato in corpo a corpo Goldstock e non lo ha minimamente sfiorato. Tocca al comandante contrattaccare. Un punteggio discretamente alto, aiutato dal fatto che Goldstock ha ben due armi per il corpo a corpo. Il marine del Caos lancia i dadi in difesa mentre in alto a destra compare l'immagine di un dio del Caos. Lancio sfigatissimo, due zeri, e la manona di Goldstock pò esse fero, pò esse piuma, ma stavolta è fero e il marine del Caos muore. 


Intanto, in un'altra zona della nave, Brekken si trova a liberare un corridoio dai detriti. Il lanciarazzi ne colpisce uno per educarne tre.  Brekken si sente figo, la madre di Brekken si incazza perché a casa non fa mai pulizia della cameretta.


È il turno degli alieni. In fondo al corridoio c'è il comandante dei Marine del Caos armato di fucilone pesante. A causa del suo codice d'onore non ingaggerà il comandante perché non ha armi da fuoco, e quindi punta il fucilone contro lo sfigatissimo Hart. Il punteggio è molto alto e del povero Hart non restano che gli stivali fumanti.

Una cosa che mi fa incazzare del gioco è che il comandante ha sei punti vita, il marine normale ne ha uno solo. E sì che il comandante è pure senza elmetto.

Qualche turno dopo.


Goldstock e il comandante avversario si girano attorno senza combinare un granché. Un orco (o è un Gretchin, il suo cugino più tardo? Non riesco a capire dalla schermata della mappa.) di passaggio finalmente si decide ad attaccare il nostro capoccia. Siccome è stupido lo ingaggia in corpo a corpo, e viene facilmente fatto fuori dal Goldstock.


Ah ecco come si identifica un alieno. Clic col destro e compare sullo schermo.

Altrove.

Harris spiana il fucile al plasma sparando sullo scroto di un marine del Caos. Il punteggio è bello alto, e anche se nella visuale 3D isometrica l'esplosione di plasma sembra passare attraverso il nemico, del marine del Caos resta ben poco. Bravone Harris!


Intanto, urlando "SOTOMAYOR!" un alieno di razza "Succhianima" fa lo scherzone prendendo da dietro il Keifer. Il Succhianima, nonostante sembri un pappagallo fucsia con la testa a forma di spicchio d'agliom è il temibile Ladro Genetico Tyranid della mitologia di Warhammer Quarantamila.

Questo qui.
Uguale uguale no?

Poco dopo.

Brekken, col suo lanciarazzi, cerca di far fuori il succhianima che ha ammazzato Keifer. Il punteggio è alto, ma il succhianima resiste. A questo punto Brekken si caga addosso e tenta di scappare.


Ma il pappagallino lo raggiunge e lo fa fuori lasciandolo in un laghetto di sangue. Ciao Ciao Brekken.


Resta Harris, pronto a vomitare plasma in faccia al succhianima, ma è scattato l'evento "Armi inceppate". Maledicendo la sfiga Harris cerca riparo dietro un angolo. Ne approfitto per provare la funzione "scanner". Appaiono i cosiddetti "Segnalini blip" in grande quantità nella stanza vicina. Allegria!


Uno di questi è un altro succhianima. Harris se la vede brutta e tira fuori le foto della famiglia Harris che lo attende sul pianeta Andreotti VIII.


Il turno successivo, una combriccola di alieni (un orco, un gretchin e due succhianima) fanno bubusettete e circondano il povero Harris, a cui l'arma si è disinceppata e ha una chance per far fuori almeno un succhianima.


Il dado fa doppio zero. Che presa per il culo.


Che fare? Harris ha già sparato, e quindi l'unica cosa rimasta è cercare di scappare. Peccato che il fucile al plasma sia pesante, e quindi la grande fuga dura 5 passi.


Il turno successivo, Harris viene di nuovo raggiunto dagli alieni e il succhianima stavolta non sbaglia il colpo. RIP Harris, ora insegna agli angeli a fare sistematicamente zero nel lancio dei dadi. 
Cojòn.


Tipica metafora dell'outsourcing moderno. Il comandante (capo progetto) si affida a una squadra di consulenti bene armati (e con budget alto) i quali mandano tutto a puttane, perché sono degli imbranati novellini con un solo punto vita che Accenture ci ha venduto come espertoni.  
E quindi il capo progetto sbuffa, si rimbocca le maniche (operazione molto difficile con un'armatura di ceramite) e risolve i problemi da solo. Per prima cosa, convoca una riunione con gli stakeholder (gli alieni) i quali gli saltano tutti addosso.


Dopodiché, uno alla volta, risolve tutti i problemi. Questo è un montaggio mostrato a velocità accelerata, se avete voglia potete canticchiare la canzoncina di Benny Hill.


Là, finito. Resterebbero ancora un po' di alieni sparsi qua e là, ma per il principio di Pareto ci accontentiamo di concludere un buon 80% del progetto, ma restando nei tempi. Infatti i turni a disposizione stanno per scadere e quindi torniamo nella zona di imbarco, rispettando la deadline. Un progetto concluso in tempo? Fantascienza.


Benone! (che cos'è la schiuma drgli alieni?)


In una rarissima occasione di celebrazione, il nostro comandante, che indossa un mullet d'occasione per non sfigurare nel confronto col comandante degli Angeli Sanguinari, sorride alla folla sfoggiando un prognatismo che lo fa sembrare un incrocio tra Adriano Celentano e Paolo Attivissimo. La scena sfuma sul bianco...


Curiosità: nel quarantunesimo millennio si fa uso di Polaroid.


Evvai, il nostro Goldstock si becca ben tre coccarde e viene promosso a Tenente Primus, che sul CCNL Space Marines, equivale a 300 euro lordi in più al mese. Però non vengono conteggiati più gli straordinari. Che inculata.

Più tardi.


A dimostrazione che la promozione e i premi in denaro non sempre garantiscono sufficiente motivazione per il lavoratore, la missione successiva l'ho trasformata in una rissa tra Goldstock e i suoi. Per dire la stupidità delle regole del gioco, il comandante è riuscito a far fuori tutti e quattro i marine che lo accompagnavano, per poi andare addosso ai nemici senza attaccarli. Dopo due succhianima ammazzati in difesa, alla fine lo schioppo di un gretchin ha avuto la meglio. Ma ci è voluta mezz'ora di gioco...


...in realtà il mio obiettivo era quello di mostrare la scena della morte del comandante, che al tempo ci faceva tanta impressione (Ho già detto che ero un cacasotto?) Goldstock sfoggia una severa epistassi mentre piano piano spira e il suo occhio bionico finisce le batterie. A parte la bruttezza della faccia del nostro comandante e il gloss sulla spalla, questa era l'atmosfera giusta, il corridoio buio e spaventoso che dava l'idea l'dea di tecnologia antica. Peccato.

Sullo sfondo, un Dragdut, Dredhnut, Dreghunt, Dangerut... prossimo gioco.

È merda? Ammetto che ho avuto qualche istante di divertimento giocando, ma il merito è del creatore del gioco da tavolo, le cui regole sono prese pedissequamente. L'interfaccia dei menu e la grafica in generale mi fanno stracagarissimo, specie se pensate a certe illustrazioni dei libri e delle scatole dei giochi di Warhammer 40k. Non che io ne abbia mai avuti tanti, ma nel paese nordico in cui vivevo ebbi modo di vedere il più grande negozio Games Workshop d'Europa, e per quanto trovassi questo hobby insensato per chi avesse più di 14 anni, non potevo non ammirare la qualità della grafica. Qualità grafica che qui non c'è per niente. Unite tutto a uno schema di gioco divertente solo a tratti ma ripetitivo, e otterrete il mio responso, dispiaciuto per l'occasione sprecata. For the Emperor! Questa è merda! 
Ci rigiocheresti? In qualche momento di profondo tedio penso che potrei anche rilanciare il programma. Ma magari non andrò oltre al menu perché mi ci perderò eh.
È uscito nel 1992. È il miglior gioco di sempre? Il me stesso del 1992 avrebbe potuto dire di sì, quando il suo amico gli aveva annunciato che lo aveva preso. Poi però, dopo averlo visto, il me stesso di 10 anni disse di no. E in questo sono coerente con lui.

3 commenti:

  1. HeroQuest, pazzesco! Che ricordo...lo aveva uno dei miei migliori amici ai tempi delle elementari. StarQuest me lo ricordo solo nelle foto dei cataloghi. E non ho mai giocato al relativo videogioco. Molto bello l'armamentario a disposizione e la possibilità di scegliere, tipica dei giochi di ruolo. Quindi in base alla tua recensione che giudizio dare?

    Difficile dirlo, perché la prima impressione è quella di un gioco "merda". Oggi i giochi in scatola, per i bambini e ragazzini, non sono appetibili; a maggior ragione un videgioco piuttosto "lento" che era la riproposizione di uno di essi (Io avevo il gioco in scatola di Pac-Man, pensa un po', ti faccio un po' di spam http://rikynova.blogspot.it/2017/04/la-classifica-dei-giochi-in-scatola-che.html). Poi sì, a vedere la grafica, l'impatto è veramente pessimo. Ma per noi della generazione "eighties di mezzo" il videgioco era un culto, infatti scrivi: "ho avuto qualche istante di divertimento giocando, ma il merito è del creatore del gioco da tavolo, le cui regole sono prese pedissequamente". Quindi io lo metterei nel limbo...non proprio un gioco "merda".

    ps 1

    "Frank Tubo Nero Rijkaard, potrei sceglierli ma non essendo io Edoardo Baresi non ho il seme genetico necessario": questa è una dotta citazione da calciofilo :D

    ps 2

    "Se i cattolici sono gli Space Marines del Cristianesimo, io mi identifico in questo quarto poveretto qui, per il fatto che la Domenica delle Palme prendevo sempre i rametti d'ulivo scartati dai figli delle famiglie che contano in parrocchia": so true.

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  2. Mi sono dato il mandato di giudicare i giochi "Merda" oppure no, niente mezze misure. Questo per il fatto che dare giudizi numerici o in percentuale finisce sempre per non essere equo. La merda, invece, è perfettamente democratica. Nonostante i momenti di divertimento, per Space Crusade la sensazione di fastidio è stata comunque prevalente, quindi il giudizio resta "Merda".

    La grafica e l'interfaccia confusionarie, unite al fatto che il gioco diventa ripetitivo abbastanza in fretta, contribuiscono molto.

    Il gioco di società di Pac-Man Mi lascia molto perplesso.

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    Risposte
    1. Senza mezze misure, approvo il tuo "Merda" a Space Crusader.

      Il gioco di società di Pac Man era adattissimo..a bambini dai 4 agli 8 anni :D

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