lunedì 30 gennaio 2017

Temple of Apshai Trilogy

Alla fine degli anni 70, sui primi computer casalinghi, impazza un gioco di ruolo chiamato Dunjonquest, probabilmente con questo nome perché se "Dungeon" fosse scritto bene la gente lo confonderebbe con Dungeons&Dragons.

Ed ora una rivelazione scottante: a me Dungeons&Dragons e i giochi di ruolo hanno sempre fatto stracagarissimo.Troppo nerd per i "normali", non abbastanza nerd per gli altri nerd.


Nel 1985 la Epyx raccoglie tutti i vecchi Dunjonquest e li pubblica come un unico gioco chiamato "Temple of Apshai Trilogy" per PC. Peraltro è l'unico gioco cosiddetto "Booter" a cui abbia giocato in vita mia, e già questo era una strana novità, che ormai ero abituato a partire col dischetto dell'MS-DOS, cambiarlo con quello del gioco e lanciare l'eseguibile scrivendo tutto a mano perché non c'era l'autocompletamento.


Il menu principale è scritto in Early Modern English, iniziando così un circolo vizioso di "thou" "thee" "ye" che andrà avanti fino a Ultima 7. Però è utile per leggere Shakespeare nella traduzione diretta dall'originale Klingon.


Evviva! Si può dare il nome al proprio personaggio! Il Divo ritorna per spazzare i dungeon del tempio di Apshai. La cosa eccellente in tutto questo è che le mie statistiche non dipendono da un vile dado (se Dio non gioca a dadi con l'universo, figuriamoci Andreotti) e quindi posso rendere Giulio l'essere perfetto che è.


Purtroppo, la semplice struttura del gioco non è capace di contenere il nome Andreotti in tutta la sua magnificenza. Va bene lo stesso, "Andreott". Un'abbreviazione che non lascia spazio ad ambiguità perché sia i miopi che i presbiti, in politica, sono pericolosissimi.


Da bravo numismatico collezionista di moneta corrente, il Divo acquista arco, frecce,  e tutto il resto. È possibile contrattare: da sempre affine al modo levantino, il Divo contratta e ottiene sconti.
 

Basta così, si entra nel primo dungeon (il tempio di Apshai). Qual è lo scopo? Arricchirsi coi tesori ivi disseminati.


Ecco, questo ad esempio è immondizia. Ma attenzione! Un mostro sta arrivando! Pronti alla battaglia!


È un topo di palude, anzi, tanti topi di palude. Tantissimi topi di palude. Ogni volta che ne faccio fuori uno, compare "Another swamp rat". Devo dire che ci vuole una certa dose di fantasia per immaginare che le azioni compiute dal protagonista che corrispondano, in termini di reattività, ai comandi che ho pestato nervosamente sulla tastiera. Mi piace pensare che Andreotti, da persona riflessiva e posata che è, ci pensi su qualche secondo prima di fare effettivamente quello che gli ho detto.


Una moltitudine quasi infinita di topi di palude dopo.

Mi trovo in un corridoio, definito come stanza numero 8. Nel manuale c'è scritta, per ogni stanza, una descrizione che fa molto gioco di ruolo cartaceo. Magari è necessario spegnere la luce, accendere una candela e parlare con voce forzatamente profonda a mò di metallaro.

Esistono ancora i metallari?


Finalmente scopro che cos'è il tempio di Apshai, sono i sotterranei di un ristorante giapponese. Gli avanzi delle alghe wakame finiscono qui. Che peraltro pare che le alghe wakame facciano benissimo, quando non sono impregnate di radioattività. Quando lo sono, invece, i capelli diventano magenta.


Ecco il secondo tipo di mostro del primo livello del tempio di Apshai, uno stormo di zanzare. Dalle dimensioni si deduce che il tempio di Apshai sia ubicato a Bondeno (Ferrara). Le frecce per ammazzare le zanzare sono inutili e ne scialacquo un paio.

Diversi bidoni di monnezza raccolti più tardi.


Ho raccolto troppi tesori e sono troppo carico. O forse è il peso delle responsabilità di chi è stato sette volte Presidente del Consiglio e ventisette volte ministro. Sta di fatto che è ora che torni alla locanda iniziale per sbarazzarmi del peso.


Ma mentre sono lì che sbuffo e sudo per andare all'uscita, ecco che un topo mi ferma. Leggendo il manuale scopro che c'è la possibilità di parlare con il mostro. Provo a farlo e il mostro, con perfetto inglese scespiriano, mi dice "Ye may pass".

Ma scherziamo dunque? che senso ha questo gioco di ruolo, se io posso aggirare un mostro chiedendo permesso? Allora posso fregare tutto quello che voglio senza la fatica delle battaglie? "I miei amici che facevano sport sono morti da tempo", commenta il Divo.


Cambiamo dungeon. Il tempio di Ra. Stavolta ho cambiato la modalità grafica, da RGB a Composito. Se ho capito bene, collegandolo a una tv con un cavo analogico sembrava quasi che avesse 16 colori. Misteri della CGA.  Comunque quello è uno sciacallo, a tempo perso produce servizi per Studio Aperto (questa era satira, ma apprezzate che non ho usato gli inflazionatissimi termini "fake news" e "post-verità" che hanno già bello che rotto i coglioni)


Sempre per stare in tema di antichi egizi, c'è anche un cobra. Anche questo, se glielo chiedi gentilmente, si sposta. Una volta seminato il rettile, Andreotti si gira verso il pubblico e sussurra ammiccante. "La cattiveria dei buoni è pericolosissima." Un "oooooh!" si alza dalla folla.


Bah. Tentiamo il secondo livello, The Upper Reaches of Apshai. Ma questo non è un dungeon, è un villaggio di campagna! Il nostro eroe chiede al topo di campagna: "Vuoi che ti parli della civiltà cristiana o di carciofi?" Il topo scappa in preda al panico.


Ah! Un tesoro! una moneta di rame, sai che roba. E come se non bastasse, il baule ha pure una trappola che mi appicca fuoco. "I tempi del sole e della pioggia sono spesso cangianti" commenta cripticamente Giulio.


Thou art too fatigued. Ebbene, questa frasetta esprime benissimo come mi sento io nei confronti di questo gioco. Prossimo.

È merda?
Sì. Al tempo forse aveva il suo perché, ma il gioco è invecchiato male e quei controlli, cavolo.
Ci rigiocheresti?
No, a meno di qualche fiammata nostalgica o per mostrare ai miei futuri nipoti come ci si divertiva nella preistoria (e sentirmi dire "nonno, ma che infanzia di merda").




lunedì 23 gennaio 2017

Avventura nel Castello

È il 1982 e l'informatica di consumo sta lentamente prendendo piede. Sono tempi di pionieri ed esploratori e il terreno è vergine. Ogni cosa che si fa è nuova. O meglio, quasi, perché nel Belpaese già si copia il genere adventure testuale e ci si fregia di aver fatto il primo adventure italiano. Poi ci lamentiamo che i cinesi ci copiano, un po' come Daniele Luttazzi che si lamentava quando Bonolis gli ha copiato una battuta che Luttazzi aveva copiato a George Carlin. La faccia come il culo, proprio.


Il pioniere dell'adventure italiano è Enrico Colombini che nei primi anni 80 riscuote un discreto successo vendendo Avventura Nel Castello in bundle con gli Apple II. È un altro esempio di avventura testuale (Interactive Fiction come dicono i fighi) ma i 35 anni si fanno sentire. Poi io nell'82 ci sono nato, ma fortunatamente non sono un'avventura testuale quindi invecchio un pochino meglio.
  

La versione a cui gioco è per DOS, ricompilata nel 1996 in modo da non dare problemi con le macchine moderne. Nel frattempo il Colombini ha fatto un paio di altre avventure testuali e si è dedicato ad altro, principalmente la divulgazione. Gli autori / estimatori di avventure testuali hanno sempre un po' queste velleità ascetiche, come a dire "sono troppo figo per il mainstream".

Ricordo un troll ante litteram che aveva attirato su di sé l'odio dei lettori della rivista K dicendo che una qualsiasi avventura testuale è migliore di Monkey Island 2, che ai tempi era uscito da poco ed era un totem intoccabile. 

Un po' come i fan delle avventure grafiche al giorno d'oggi che dicono che un qualsiasi punta e clicca è meglio di... boh? Che cosa va di moda di videogiochi oggi, e soprattutto, che c'entrano i giochi di adesso con quelli di allora? Non ne ho idea, e non ci azzeccano nulla. Però ricordo che quando ero al liceo in autobus due miei conoscenti si erano quasi menati per affermare la superiorità tra Monkey Island 2 e Tekken. Ma sto divagando.


Vediamo il prologo. Beh, almeno è onesto, nessuna trama particolare, nessun sottotesto di osservazione sociale, l'innominato protagonista vuole fare soldi. Buon pro gli faccia, dico io. Poi intuisco che da solo non è in grado di far nulla e io devo guidarlo e la cosa mi infastidisce un po'.


Il gioco inizia in medias res. Ho noleggiato il piccolo aereo da turismo ma siccome gli scozzesi sono tirchi, il motore smette di andare e l'aereo precipita. Siccome gli scozzesi sono tirchi, non c'è neanche il paracadute (almeno non c'è scritto) quindi provo a saltare sperando che l'aereo sia sufficientemente basso. Emozionando al suolo mi spetascio, grazie alla tirchieria degli scozzesi.


Già nell'82 i videogiochi erano discriminatori, con tanti saluti al fenomeno del "gamergate" (che a tutt'oggi ancora non ho capito cos'è e non sono particolarmente interessato a saperlo)


Ecco, ora sarò un pappamolla moderno che non sa apprezzare la bellezza dell'IF, ma se scrivo "Prendi paracadute" il parser si accorge che in effetti c'è un paracadute! Ora capisco che sia anche intuitiva la cosa, per carità. Su ogni aereo c'è un paracadute. Però a me questo di tenerlo nascosto pare solo un modo per allungare il brodo.
 

Va bene, nessun problema, ora inizia davvero l'avventura e il parser ha detto che non ci farà più scherzi di cattivo gusto. Me lo segno. Quel pozzo sembra interessante, esaminiamolo.


Ok, mi stai prendendo per il culo, gioco. Ma non demordo. Lasciamo perdere il pozzo e andiamo nel portone. 


Ah, il blasone, quante memorie. Memorie del biennio 2013-2014, in cui nel mio lavoro serio, tutti i corsi o i team building richiedevano il disegno di un blasone del proprio gruppo, con anche un motto. Questo presumo fosse dovuto al dilagare di Game of Thrones, che al tempo non seguivo e che non seguo nemmeno adesso. Però sto leggendo i libri, anche se mi pare di capire che siano fonte di grande frustrazione perché l'autore non va avanti a scriverli.


Provo a esaminare il blasone e cado in una segreta senza uscite apparenti. C'è un foro nel muro, sicuramente ci sarà un pulsante o qualche macchinario.


Beh, poteva andare peggio. Ricominciamo. 


Provo a girare per il castello, e stavolta un po' mi faccio piccionare dal gioco, che ha avuto la decenza di chiedermi una seconda volta se ero sicuro di quello che stavo facendo. Gliela perdono questa, ma sinceramente sto iniziando a innervosirmi.


Una spada! Una spada serve sempre. Prendiamola. Mi piace che si venga a sapere dell'esistenza della spada guardando l'armatura e non guardando l'ambiente in cui ci si trova. 

In realtà non mi piace manco per un cazzo.


Leggo su wikipedia che il gatto si può uccidere, creando all'interno del gioco "un breve momento di commozione". Non ho voglia di commuovermi, seppur brevemente, quindi non lo faccio. La commozione o la si fa lunga o non la si fa. E comunque non so chi si commuova per un gatto dentro un videogioco. Quell'articolo mi sa che il Colombini se lo è scritto da solo.


Un'altra ragione per cui non riesco a commuovermi è che mi girano troppo forte i maroni. Guardo un camino e il gioco sembra far intuire che ci sia qualcosa, cercando. Provo a cercare e il gioco mi dice "chi cerca trova". Beh, sai che ti dico, gioco?


Permalosetto questo Colombini.
 

Ok ricominciamo. Girovagando mi trovo in una sala con una colonna su cui c'è scritta una parte di parola magica, "ID", l'altra (spoiler alert) è "IOTA" e il gioco si offende se scrivi IDIOTA, quindi bisogna capire come pronunciare la parola magica senza farlo arrabbiare. È presto detto, la parola magica è "IOTAID".


Devo dire che non ho fatto come Ofelia dell'Amleto e non mi sono buttato dalle mura del castello per vedere che cosa mi avrebbe detto il gioco. Gravissima mancanza, ma grandissimo è anche il tavò di riaprire Dosbox, quindi il resto dell'elementare dimostrazione è lasciata per esercizio allo studente, come scrisse Fermat sul bordo di una pagina di quaderno a quadretti.

(a tal proposito, una barzelletta. Qual è il film preferito di un matematico? Fermat, o mamma spara.)


Ah, ho capito, suoni così male la cornamusa che saresti un ottimo tamburino. Sorriso sforzato. Mi chiedo se al giorno d'oggi una cosa del genere non verrebbe chiamata bullismo digitale o sa il cielo che cosa.


Qualche giro a vuoto dopo.

Mi viene il cosiddetto "momento eureka" (per usare un'altra espressione che mi ricorda i team building del mio lavoro serio) e , torno al punto precedente (quello della botola sotto al blasone) cado nella segreta, e stavolta prendo un osso dello scheletro e lo quello nel buco. Ovviamente non c'era scritto che l'osso era lì, solo lo scheletro, ma insomma questa gliela posso perdonare. Anche perché ora posso uscire! Bellissimo.
Soddisfatto per la risoluzione dell'enigma, mi sento ormai appagato dal gioco, ma prima guardo un ritratto. Mi chiede se ne sono sicuro, quindi è morte certa,giusto?

 

Sbagliato. Gioco, non sei nemmeno coerente con te stesso. È ora di commettere seppuku.


Non mi ha chiesto neanche la conferma, ma meglio così, ne ho avuto abbastanza. Prossimo gioco.

È merda?
Non mi sento di dire sì con forza, perché comunque ha dei punti positivi. L'Autore scrive decisamente bene anche se ogni tanto esagera coi fronzoli. È stato scritto in un'altra era, e si vede, ma lo trovo molto gradevole. D'altra parte, gli enigmi non sono un granché, e nel difficilissimo bilanciamento tra troppo facile e troppo difficile, il gioco sembra voler essere più difficile omettendo descrizioni costringendo il giocatore ad andare per tentativi. È vero che viviamo nell'era della gratificazione immediata, ma posso scommettere che certe prese per i fondelli, nel 1982, le mandavamo giù solo perché non c'erano alternative. Insomma, fosse uscito dall'87 in poi direi senza dubbio "è merda". Sapendo l'anno di creazione, dai, insomma, si legge volentieri, ma non si gioca. Sono a metà strada. Dovendo sceglierne una delle due, quindi? Nel dubbio, è merda.
Ci rigiocheresti?
No. Non c'è niente che mi stimoli. Forse non sono così vecchio come penso, o non sono così sensibile da apprezzare le avventure testuali. Comunque no.

lunedì 16 gennaio 2017

Asterix: Operation Getafix

Ah, i tie-in! Croce e delizia delle software house, principalmente rottura di maroni per i videogiocatori, perché di solito associano i giochi ispirati a qualche film/cartone/serie tv a roba di scarsissima qualità. O almeno così si faceva ai miei tempi, adesso magari non è così, ma questo è irrilevante. In questo caso, Asterix: Operation Getafix dovrebbe essere un'eccezione, dal momento che non doveva uscire in concomitanza con qualche fumetto o film animato di Asterix. È dunque un bel gioco? Sapete già la risposta.

Della francese Coktel Vision ricordo una certa quantità di programmi educativi che mi furono presi dai miei genitori, che il pc è costato e il ritorno sull'investimento ci vuole. Alcuni erano piuttosto carini (ricordo in particolare "Alice nel paese dell'Inglese"), se li ritrovassi li recensirei volentieri. La Coktel Vision tra fine anni 80 e primi anni 90 aveva una produzione quasi bulimica di giochini piuttosto semplici. Grazie a loro avevo consolidato un po' di conoscenza della lingua inglese: quando nel mio lavoro serio insulto qualche fornitore in arzigogolato albionico, non posso fare a meno di pensare al personaggio di "visitando Hyde Park" che è troppo stupido per ripetere il nome che gli ho dato e anziché "Andreotti" mi chiama Luca. 

A proposito di lingua, magari l'insegnamento dell'inglese da parte della Coktel è stato efficace, ma la traduzione dal francese inizia subito col piede divertente:

"cazzo vuoi?"
 A discolpa dei traduttori (che stimo) va il fatto che gli ultimi rantoli di sciovinismo francese negli anni 90 facevano sì che ogni termine informatico venisse tradotto brutalmente. Sciovinismo che peraltro è oggetto di satira nell'universo di Asterix. Coincidenza? Sì.

 

Altra cosa interessante è questo InterSound MDO, che precede le schede sonore con audio campionato: facendo una rapida ricerca su internet, scopro che questo oggetto misterioso era un aggeggio che si attaccava alla porta parallela del pc (quella dove un tempo si attaccava la stampante). Potrebbe o non potrebbe essere compatibile con il "Covox speech thing" o la scheda audio "Disney sound source" o uno scatolozzo nero che mi era stato dato in edicola con il corso "English by PC" della Fabbri Editori.

Basta così, sigla!





L'introduzione mostra la trama del gioco, ispirata al film "Asterix e la grande guerra" (che avevo videoregistrato per cercare delle info su come finire questo gioco, rimanendo assai deluso). Il druido Panoramix viene steso da un menhir lanciato da Obelix e diventa un vecchio rincoglionito che non è più in grado di fare la pozione magica. Sullo sfondo, un indovino che comparirà nella trama sniffa gli intrugli come se fosse un "meniño de rua" alle prese con la vinavil.

Notare anche come il titolo del gioco sia "Operazione Ghetafix" (con la h, mentre il nome inglese di Panoramix è Getafix). Il manuale, invece, chiama il gioco "Asterix e il colpo del menhir". Se c'è già incoerenza sul nome del gioco, non serve essere un indovino per vaticinare un gioco del cazzo.


"Grafismo".

Ecco, questo è interessante, la tabella dei colori. Asterix non ce l'avevo originale (mea culpa), ma incredibilmente la Coktel aveva avuto l'idea geniale di usare la stessa grigliona di colori per tutti i suoi prodotti. Quindi, avendo già almeno tre copie di queste griglie provenienti dagli edutainment comprati in precedenza dai miei, riuscivo a passare il DRM senza problemi.
Ho detto DRM per sentirmi moderno. 


(E un paio le avevo pure regalate agli amici.)

Post-introduzione. Obelix si sta arrampicando sugli specchi. 


Capito? Lui parla di mangiare perché è grasso! 


Asterix invece è il solito passivo-aggressivo di merda. Ora, pur apprezzando l'ambientazione antico-romana, il personaggio Asterix l'ho sempre trovato con una grandissima puzza sotto al naso. Dice bene il suo creatore Uderzo quando dichiara che non è affatto un personaggio patriottico ma è il condensato di tutti gli stereotipi negativi dei suoi connazionali, in particolare due cose:

1) il trattare gli altri come merde intellettualmente e moralmente inferiori a lui. 
2) il continuo lamentarsi. L'Asterix di oggi sarebbe perennemente in sciopero per motivi futili, in particolare al lunedì e al venerdì. 

Un mio collega francese dice che al giorno d'oggi Asterix voterebbe Front National, ma onestamente non ce lo vedo proprio.
In virtù del punto uno, io Asterix lo vedo più da "Front de Gauche" o uno di quei partiti extraparlamentari così di estrema sinistra che fanno il giro completo e si trovano a pestare i piedi di Le Pen padre. Perché questo? Per la semplice ragione che il Front National di oggi è troppo mainstream ed Asterix si sente troppo figo per far parte del popolino. E poi il FN lo vota anche Matusalemix che è un  vecchio cafone arricchito che se non avesse i soldi col cavolo che ci aveva la moglie così gnocca. 

O magari, a dispetto della retorica isolazionista e di decrescita felice, nel segreto della cabina elettorale il nostro eroe vota Sarkozix per il suo savoir faire con le donne: sotto sotto, nessun gallo è immune al fascino di quella cosa che tira più di un carretto trainato da cinghiali. 



Ma basta parlare di politica e iniziamo. l'azione comincia nel villaggio e già c'è qualcosa che mi perplime. È un arcade? È un adventure? Che cacchio è questo gioco? I cosciotti di cinghiale sono l'energia di Asterix, in basso a sinistra si vede lo stato mentale del vecchio rimbambito. Sulla destra, l'inventario. I tre slot grandi sopra contengono gli oggetti che sarà possibile comprare al villaggio, sotto invece ci sono gli ingredienti con cui preparare la pozione che servirà per curare Panoramix. Questo lo so perché lo avevo letto sul manuale che era incluso nel gioco in formato TXT. 

Lo ammetto, ho letto un manuale. A mia discolpa dico che ero giovane, mi sono pentito e ho fatto ammenda. Ho usato un Intersound MDO come cilicio.


Girando per i villaggio facciamo shopping. La roncola d'oro di Automatix non ho mai capito bene a cosa serva, in teoria durante i combattimenti si subiscono meno danni se la si possiede, ma onestamente non ve lo so dire.


Vino! Il vino serve sempre. Purtroppo non si può ubriacare Panoramix sperando di guarirlo. Immersione rovinata.


Non riesco a capire come mai un pescivendolo debba chiamarsi "Ordinalfabetix", ma è anche vero che il mio macellaio di fiducia non si chiama "Tagliavacca" di cognome. In realtà manco so come si chiama il mio macellaio di fiducia. In realtà non ho nemmeno un macellaio di fiducia.


Facciamo avanzare la trama nell'unica sequenza di intermezzo. Asterix va a rompere i coglioni al capo Abraracourcix e all'improvviso viene una tempesta. Si sa che i galli hanno paura che il cielo gli cada sulla testa e quindi scappano tutti al riparo a casa del capo. Questo fa pensare che ai Romani sarebbero state sufficienti due scie chimiche in croce e il villaggio sarebbe subito caduto. Ma sto divagando. Durante la tempesta, arriva il ciarlatano presente nell'intro e legge nel pesce che abbiamo comprato da Ordinalfabetix che il cielo non ci cadrà sulla testa. Bene. Se non avessimo avuto il pesce, avrebbe preso un cosciotto di cinghiale dalla nostra riserva di energia, e l'idea che lo avesse estratto dalle viscere di Asterix mi turbava non poco.


Ma usciamo dal villaggio. Le schermate della foresta tutte simili ma riescono a differenziarsi abbastanza bene. In alcuni posti si trovano ingredienti per la pozione. Considerato che tre sono già presenti, e considerato che in totale sono 6, e considerato che una pozione si fa con 3 ingredienti, le possibili combinazioni sono 6! / (6-3)! * 3! = 20 combinazioni possibili. Il gioco potrebbe essere ancora meno interessante di quanto sembri. 


Obelix commenta "Appunto, avevo un po' di fame", ma nella schermata il ciccione non c'è, e allora mi chiedo: Obelix è forse un'allucinazione di Asterix? Si trova dietro lo schermo? Io interpreto Obelix e guido telepaticamente Asterix da una schermata in prima persona? Sta di fatto che al villaggio probabilmente stanno litigando e quindi ci sono dei pesci che volano. Passano anche dei cinghiali e posso ucciderli saltandoci sopra come Super Mario, in tal caso avrò un altro cosciotto nella riserva di energia. Purtroppo non sono riuscito a pigliarne uno.


Ogni tanto si incontra gente del villaggio piuttosto eccitata. Perché? Presto detto.


L'indovino si è stabilito nella foresta e legge il futuro alla gente in cambio di cibo.


Asterix gliele canta forte e chiaro ma ho come l'impressione che ce l'abbia con l'indovino perché gli ruba la scena. 


È possibile anche sfidarlo ai dadi. Notare la totale assenza di unghie di Asterix.


Più avanti c'è un romano. Questa è la parte più pallosa di tutto il gioco: i combattimenti. Asterix ha quattro tipi di attacco, che riporto di seguito con i tasti funzione ad essi associati.

F1: Asterix indica verso l'alto.
F2: Asterix tira un effeminatissimo ceffone, stendendendo l'avversario per due secondi. Questa mossa è totalmente inutile perché subito dopo il romano si rialza e tira una gladiata nei maroni ad Asterix.
F3: Asterix tira un uppercut, che una volta su cento fa volare via il romano.
F4: Asterix tira un pugno in testa (una "noce", come si dice al vecchio paese): una volta su un milione si appiattisce il romano che se ne va via con le pive nel sacco.

Paradossalmente l'attacco più efficace è il primo, quello non violento. Indicando verso l'alto, il romano sarà contagiato dalle superstizioni galliche e fuggirà (all'incirca capita una volta su cinque). La totale incapacità di Asterix di fare a botte è spiegata con l'assenza di pozione magica ma mi pare una scusa estremamente debole.

 

Dopo il romano isolato c'è l'accampamento. Entrare è la cosa più difficile. Qui i romani arrivano uno dopo l'altro e nella brevissima pausa che c'è tra la neutralizzazione di uno e l'arrivo del seguente, bisogna sgattaiolare dentro. Sembra facile a dirsi ma i controlli fanno sembrare Temple of Apshai Prince of Persia.

Otto ore più tardi.


 Sono dentro! Nessuno sembra curarsi del fatto che c'è un gallo nell'accampamento. Si può anche giocare a dadi con i romani.


In fondo all'accampamento c'è la tenda del centurione. In cambio del vino ci dà il lauro, che è uno dei sei ingredienti per la pozione. Non ho preso lo screenshot perché sono sbadato. Ma torniamo al villaggio e andiamo a trovare Panoramix. Abbiamo 5 ingredienti su 6, proviamo a fare qualche intruglio e a darlo all'umarel sperando che si ripigli. 20 possibili combinazioni, 5% di probabilità, proviamo una combinazione a caso.


Beh, questo è imbarazzante. Apparentemente ho finito il gioco. Erano dunque sufficienti due ingredienti già presenti nell'inventario e il più difficile da recuperare degli altri tre. Che anticlimax. Che delusione. (Che culo).


Ok, ricomincio il gioco giusto per vedere che succede se sbaglio l'intruglio. Provando coi tre ingredienti di default il calderone esplode. Panoramix non ne risente, ma se un intruglio sbagliato non esplodesse sarebbe possibile farglielo provare, e il druido peggiorerebbe di salute. Notare che gli ingredienti sono limitati e si dissolvono ogni volta che vengono usati. Va bene, per amor di cronaca provo a tornare all'accampamento e a riprendere il lauro.


Stavolta però Asterix soccombe alle botte dei romani. Nessuna scena splatter, semplicemente Asterix si stufa e se ne va. Tipica frignata alla transalpina, se posso permettermi. Interessante come parli alla voce nella sua mente che dovrebbe rappresentare Obelix, dicendo "Rinuncio, la missione è troppo difficile". Ma come, coglionazzo, il tuo villaggio è sotto assedio dai romani e tu rinunci perché non hai il tuo cinghiale? Ma non ti vergogni? E la scusa che non hai la pozione magica vale fino a un certo punto, visto che Obelix nella pozione ci è caduto da bambino e non ha bisogno di berla, basterebbe lui a far fuori tutti i Romani. Che cosa si deduce da ciò?

1) Obelix non esiste, è una proiezione dell'ego di Asterix, come Brad Pitt in Fight Club che è la proiezione della volontà di potenza dello sfigato protagonista (questo era uno spoiler).
2) Mi sono rotto i coglioni. Prossimo gioco.

È merda?
Sì. Il problema principale di questo gioco è che non sa che  cosa vuole essere. Adventure? Troppo semplice. Arcade? Non è sufficientemente coinvolgente. Può sembrare bello, specie se sei piccolo, un gioco in cui ci sono tante cose diverse da fare. In realtà non lo è.
Ci rigiocheresti?
Forse lo farei per vedere cosa succede facendo schiattare Panoramix per eccesso di droghe, ma suppongo che la sequenza di game over sia la stessa. Magari se faccio un viaggio interstellare in cui il tempo per me dura di più che per il resto dell'universo, forse... no aspetta, o durava di meno? Non ricordo.