giovedì 22 agosto 2019

La deprimente stampa di settore - Bovabyte, l'interazione parasociale e il tradimento del puer aeternus

Diverse volte, parlando della fecale stampa di settore, mi sono trovato a dire quanto ardentemente desiderassi essere anch'io parte della cricca dei mattacchioni PaZzErElLi che scrivono di videogiochi condendoli con le loro freddure idiote e che paradossalmente (ma manco troppo) ci facevano morire dal ridere. Certo, essere pagati per videogiocare e scrivere articoli in cui si parla principalmente di sé e non è richiesta l'aderenza ai canoni del tema delle elementari e delle medie era qualcosa di estremamente allettante, ma la cosa che mi attirava di più a quel mondo era un'altra. Sto parlando dell'immagine di amicizia e cameratismo tra i redattori che traspariva dalle riviste. Non so se fosse una cosa voluta (probabilmente no) ma la deplorevole stampa di settore, a cavallo tra gli 80 e i 90, aveva creato un robustissimo meccanismo di reclutamento, basato su un trappolone psicologico in cui c'ero caduto come un allocco.

ah uei ciò, capita

Chi fra tutti c'era riuscito al meglio, nel panorama itaiano, era una particolare rubrica, prima di Zzap! (per chi non facesse la prefica di professione era una rivista dedicata agli 8 bit, e principalmente a quellli della Commodore), e poi spostata in The Games Machine, dal momento che gli 8 bit erano completamente tramontati intorno al 1993. Sto parlando di Bovabyte, nata come fanzine di due liceali e sottotitolata "la rivista per chi di compiuters non ci capisce niente" e trasformatasi nel top della comicità per un'intera generazione di accaniti onanisti che passavano troppo tempo davanti a un PC.


lunedì 19 agosto 2019

Blade Warrior

Sarebbe bello poter dire che il gioco di oggi ce lo avevo quando uscì, nel 1991.  E potrei anche farlo, come certi bloggatori un po' cazzari che sentono il bisogno di mentire, soprattutto a se stessi, su quanto nell'infanzia abbiano fatto tutto ciò che un vero kid of the 80s/90s dovrebbe fare, secondo la mitologia condivisa che si è cristallizzata in pastiche pieni di stereotipi come Stranger Things o il sogno bagnato d ogni fanatico delle bruschette online, quella cagata di "San Junipero".

L'ex videogiocatore, circa 1990
 No, non è andata così, il gioco di oggi è stato in realtà il mio primissimo "abandonware", prima ancora che avessi un collegamento a Internet, prima ancora che trovassi online dei siti con estetica "Geocities 1998" dai quali lo scaricamento di un gioco zippato da due megabyte pigliava una settimana col modem analogico di allora.

lunedì 12 agosto 2019

5 cloni di Pac-Man che vi faranno riconciliare con la sofferenza (il numero 5 con Pac-Man c'entra molto poco)!

Computer games don't affect kids; I mean if Pac-Man affected us as kids, we'd all be running around in darkened rooms, munching magic pills and listening to repetitive music.

- Marcus Brigstocke, attribuita più o meno a chiunque

Sì, è abbastanza banale iniziare un articolo su Pac-Man e sui suoi cloni con questa battuta, che sicuramente avrete letto in qualche firma sul forum di qualche sfigato. Ricordo che all'Atelier Culturale di Ingegneria Informatica un grandissimo nerd la raccontò (male) a una ragazza su cui intendeva fare colpo, e penso che avrebbe avuto molto più successo se avesse detto "sai, soffro di fimosi e mi fa un male cane a scappellarlo, ma per te sarei pronto a sopportare questa sofferenza". Scusate, quest'ultima frase era estremamente prosaica ma riportare la mente a quel periodo mi fa diventare scurrile. Me ne rendo conto.

Ora, penso che persino il più merdaceo dei vecchi di merda che ha vissuto durante la guerra (e che per questo, secondo luui, è automaticamente una persona migliore rispetto a noi giovani pelandroni) sia a conoscenza di Pac-Man, e penso che forse ancora più di Space Invaders questo settore circolare giallo che inghiotte pastiglie cercando di fuggire dai fantasmini sia associato all'idea, nell'immaginario collettivo, di videogioco.
L'immaginario collettivo.
Bah! Fosse veramente così non credo che sarei manco mai diventato un videogiocatore, perché non ho veramente mai trovato alcun fascino in questa routine estremamente ripetitiva e noiosa. Tant'è che fosse fosse per me questo articolo lo salterei a pié pari, ma per mantenermi concentrato ho fatto il titolo in stile clickbait. Lo so, è un ragionamento convoluto, ma sto divagando.


lunedì 5 agosto 2019

Indiana Jones And His Desktop Adventures

Tanto per smentire coloro che sono convinti del fatto che voglia fare il bastian contrario a tutti i costi che getta merda su tutto ciò che ci ha fatto sognare da bambini, a me Indiana Jones è sempre piaciuto. Tiè! Alla faccia di chi si lamenta del fatto che mi lamento. Poi, sul fatto che George Lucas non abbia alcuna forma di fantasia ma sia solo in grado di copiare e di rielaborare cose viste da piccolo possiamo parlarne. Anzi, parliamone pure: già ho parlato di Spielberg tanto tempo fa, di come la sua opera sia un continuo rinvangare nell'infanzia. Dove Lucas e Spielberg si toccano (solo metaforicamente, spero) è quando cercarono di traslare e rielaborare negli anni 70-80 opere d'arte che erano state teatro del loro escapismo negli anni 50, quando erano bambini. Quindi sì, Guerre Stellari è il revival dei saturday matinee serials (ne abbiamo parlato qui) di fantascienza, e Indiana Jones è il revival delle altre serie cinematografiche ispirate ai romanzi pulp su Amazing Stories con cui due bambini sfigati si rifugiavano in un mondo interiore in cui loro erano i protagonisti.

Oppure si chiama Sylvester Stallone a fare Indiana Jones
Ecco, siccome Spielberg e Lucas sono due stronzi, ma stupidi stupidi non sono, hanno fatto una cosa che i remakatori seriali di oggi non sono in grado di fare: si sono ispirati allo stile della roba di un tempo, ma hanno creato nuove franchise con le loro storie e personaggi più o meno originali. Questa secondo me è una differenza fondamentale con la Hollywood moderna che fa remake a tutto andare: conservando i personaggi e riproponendoli sperando di fare appello al nostalgismo di chi con quei personaggi ci è cresciuto, quello che ottengono è solo un grandissimo fastidio da parte dei principali consumatori (i nerd). La ragione è molto semplice e la lascerei al lettore per esercizio, ma vorrei esplicitarla comunque, autocitandomi da un altro gioco della Lucasarts di cui ho parlato su questi pixel. "siete cresciuti, alla biologia non si sfugge, a livello molecolare il vostro cervello è fatto di materia completamente diversa da quello che avevate a 8 anni, e sono altre le cose che creano la magia che tanto andate cercando."


lunedì 29 luglio 2019

Epic

NO VABBÈ RAGA EPICO XD Non ho idea se i giovani della cosiddetta "Generation Z" parlino ancora così (prima che la mia prole diventi adolescente ci vuole ancora un po' e quando lo sarà avrà un altro appellativo abbastanza insopportabile) ma c'è stato un periodo ultimamente in cui tutto era epico. O meglio, lo leggo anche su titoli di merda pieni di clickbait presenti su siti che si spacciano per "informativi". Roba tipo "L'Epic Fail del ministro Remo Gaspari sull'Alluvione della Valtellina, spiegato bene". Tutto questo per dire che spesso chi chiama i giornalisti "nemici del popolo" approfitta della pubblicità gratuita fatta da giornalisti di scarsissima qualità alla continua ricerca del sensazionalismo, in una sorta di "kayfabe" degna di un wrestling in cui non ci sono nemmeno le esibizioni atletiche a compensare la finzione. Sto divagando? Sto divagando.

L'Epic Fail di chi rideva con queste cagate, spiegato bene

Sta di fatto che nei primi anni 90 l'aggettivo "Epico" era ben poco usato, e quando acquistai la mia primissima copia della fecale rivista di settore, nelle cui pagine c'era Space Quest IV e nel cui dischetto di demo allegato c'era Cool Croc Twins, il secondo gioco più interessante dopo il quarto episodio della saga di Roger Wilco (ma solo per via della bionda popputa negli screenshot) era un simulatore di volo su astronavine chiamato EPIC.

giovedì 25 luglio 2019

L'enorme fregatura dello shovelware allegato alle riviste di settore - What's in that box?

La vergognosa stampa di settore non era soltanto un modo con cui "stimolare la fantasia" su giochi che non avevo. Ho messo "stimolare la fantasia" perché non starebbe bene usare paragoni osceni, che tanto comunque ho già fatto in altri articoli  e che comunque tutti immaginiamo. D'altra parte, le stesse riviste di settore usavano sempre verbi come "sbavare" a proposito di giochi fichi che non potevamo permetterci o che non avrebbero potuto girare sui nostri PC affetti in quegli anni da un serio problema di obsolescenza rapida. E quindi sì, si "sbavava" sui voxel di Comanche Maximum Overkill e sul gouraud shading (senza sapere che cosa fosse esattamente) di Strike Commander, o sull'umorismo demenziale descritto con termini encomiastici degni del peggior Mollica di Sam&Max Hit the Road e Dio sa quant'altro. Ma c'erano altre ragioni per cui procurarmi le riviste di settore.

ovvio
Per alcuni c'era la posta, che a detta di molti lettori era la prima rubrica che leggevano per poi scrivere che non era più la prima rubrica che leggevano perché la qualità era scaduta (o meglio, il loro bias di conferma non era soddisfatto). Per altri ancora (me incluso) c'era la rubrica in cui i redattori facevano i PaZzErElLi scrivendo stronzate che si supponeva fossero comiche e invece, rileggendole ora, sono sorgente di Fremdschämen. (Se ho voglia riparlerò della rubrica PaZzErElLaH e della grande delusione che fu, per me, parlare via internet coi due autori).

lunedì 22 luglio 2019

Dyna Blaster

I say this with no disrespect. We’re all Americans, and we can all agree that America has a huge body count all over the world, but nowhere more than Asia. Literally, if you look at history recently, we have bombed the masculinity out of an entire continent. We have dropped two atomic bombs on fuckin’ Japan and they’ve been drawing Hello Kitty and shit ever since.

- Dave Chappelle

Immagino si sia capito che lo stile "Kawaii" tipico della cultura giapponese post-bellica mi sta decisamente sulle palle. E se non si fosse capito, lo dico ora. I personaggi con questi occhioni enormi e la boccuccia minuscola (quando c'è) mi causano una fortissima irritazione: Hello Kitty o la rana Keroppi, con quel loro inquietante porsi come creaturine indifese, sono disegnate apposta per creare in chi le guarda un istinto protettivo nei loro confronti. È la neotenia, il fenomeno che fa sì che le caratteristiche morfologiche dell'infanzia permettano di riconoscere i tratti del fanciullo e spingono l'adulto a farsi carico delle cure parentali. 'Sta cosa la studiò Konrad Lorenz, e chiamò "segnali infantili", tra le altre cose, caratteristiche come:
  • testa grossa/tondeggiante
  • viso piccolo rispetto al resto del cranio
  • fronte convessa
  • muso corto
  • occhi grandi e tondi
  • guance paffute
  • arti corti e corpo tozzo
 Negli anni 70, la Sanrio porta all'estremo la passione da sempre presente nell'arte giapponese per tutto ciò che è piccolo, mettendo creaturine dall'aspetto indifeso su qualsiasi bene di consumo.

Prevedibile.

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