lunedì 13 agosto 2018

Hook (Seconda Parte)

Nella scorsa puntata del blog dell'ex videogiocatore!

Traumi infantili!
Tie-in di film in cui i personaggi non
assomigliano minimamente agli attori originali!
Traumi infantili!
Bambini che non cresceranno mai,
 da bravi gentiluomini inglesi!
...ed ora, la conclusione!

lunedì 6 agosto 2018

Hook (Prima Parte)

Bene, ragazzi, ecco a voi un videogioco adventure punta-e-clicca con i pirati e ne approfitteremo per parlare della nostra infanzia.

"MONKEY ISLAND 2!!! AH, I RICORDI, AH! LE LACRIME! AH, LA NOSTALGIA!" diranno i miei piccoli lettori.

Ebbene no, care le mie piccole prefichette piagnucolanti (per quanto prima o poi toccherò pure quello)! Oggi parliamo di un gioco basato su un film di merda, girato da un regista che ha costruito una carriera sulla sua infanzia su ispirazione di un libro pieno di perversioni logiche e morali sull'infanzia scritto da un uomo mai pienamente sviluppato che dall'infanzia non è mai davvero uscito del tutto. Il film di merda è "Hook - Capitan Uncino", il regista è Steven Spielberg, il romanzo è Peter Pan, e la figura tragica che è l'autore del romanzo è James Matthew Barrie, una persona su cui vale la pena spendere due parole.

I baffi lasciati crescere per anni e anni non 
nascondono che la pubertà ti ha 
preso soltanto di striscio, vez

lunedì 30 luglio 2018

Abuse

Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi... Tanta voglia di ricominciare, abusiva.

-tutte le riviste di settore di qualità discutibile a proposito del gioco di oggi.

La grande tragedia: lavorare per una rivista di settore, sfruttando semplici giochi di parole o citazioni gratuite alla cultura popolare, senza utilizzare veri e propri talenti, e un bel giorno internet diventa un fenomeno di massa, tutto diventa apparentemente gratis, e ci si trova senza lavoro a frignare. 

Sto ovviamente rosicando perché chiaramente era uno dei miei sogni di bambino quello di lavorare per un'opinabile rivista di settore: se non altro perché avrei giocato a gratis e anzi, mi avrebbero pure pagato. Ma questo l'ho già scritto, no? Però è importante riflettere, secondo me, su quanti mestieri sono stati distrutti dalla diffusione di internet. E se un po' mi girano i coglioni che ai bei negozietti di un tempo (quando non erano gestiti da truffatori) vengano rimpiazzati da Amazon, ecco, il fatto che certi redattori che godevano dello stato di celebrità nerdistiche siano stati costretti a cercarsi un lavoro decente, ecco, mi pare una buona istanza del darwinismo sociale. 

Mullet, Meches, Riga nel mezzo con capelli lunghi, Hover Hand: tutti sintomi di non sopravvivenza all'ambiente.
(Poi però i suddetti redattori aprono blog nostalgisti e ricostruiscono il loro culto della personalità e siamo di nuovo punto e daccapo. Ma riusciremo a decostruire pure questo fenomeno, prima o poi).

giovedì 26 luglio 2018

La riprovevole stampa di settore - TGM 51 - Marzo 1993

A più di un anno di distanza dall'ultima volta riprendo la rubrica a cadenza irregolare dedicata alle riviste videoludiche dalle cui labbra pendevamo in quanto erano le uniche autorità a proposito di una materia che prendevamo troppo sul serio.

Ammetto che personalmente ero piuttosto restio a comprare riviste che non avevano alcun dischetto allegato, ma quando ero tragicamente bloccato in Cruise for a Corpse, il negoziante del negozio "La Bancarella" della cittadina fighetta ed elitarista vicina al Vecchio Paese mi consiglio di prenderla, perché talvolta c'erano sopra le soluzioni. E così feci, presi  TGM. Ovviamente non c'era la soluzione del gioco che mi interessava, ma una sbrodolata di altri giochi su i miei amici ed io fantasticavamo senza sosta, perché ovviamente non li avevamo e non avevamo modo di procurarceli se non uscendo le canoniche 99.000 lire.

Riprendo brevemente il concetto di "Noicheismo", tratto caratterizzante dei vecchi di merda, di cui ho parlato qui. Da un lato immagino che il non avere accesso a tutti i giochi possibili del tempo mi possa aver reso, da un punto di vista "noicheista", una persona migliore (così avrei saputo accontentarmi di quello che avevo, a differenza dei giovani d'oggi). D'altro lato, mi chiedo se, avendo avuto accesso a tutti i giochi del tempo, magari mi sarei annoiato molto rapidamente e mi sarei concentrato su cose più importanti.

Le cose più importanti.



lunedì 23 luglio 2018

Rockstar

In uno dei suoi rarissimi momenti di nostalgia, il mio avvocato (che coincidenza vuole essere anche mia sorella) una volta ebbe a dirmi che in qualche modo rimpiange quando lei era piccola ed erano i tardi anni 90. Riporto più o meno testualmente:

Rimpiango con nostalgia la ricchezza di quegli anni, non solo materiale ma anche "di testa": non c’era Tinder e l'approccio usa-e-getta agli altri; le cose, pur essendo meno facilitate dalla tecnologia erano di base molto più semplici. Se una ragazza e un ragazzo si piacevano, ci si dava da fare per conquistarsi e non sembrava esserci il pensiero diffuso da social media per il quale un partner è un bene fungibile [...] Rimpiango l’entusiasmo e la positività con cui si affrontava la vita, in cui i giovani avevano davvero il mondo in mano e ci era stato detto che bastava volerlo e si sarebbe potuti diventare delle rockstar, mentre ora manco lo si vuole: molto più facile diventare "influencer", che poi che cazzo vuol dire influencer? Vuol dire vivere l'illusione di essere famosi senza fatica grazie ai soldi di qualcun altro, che ti compra migliaia di persone inesistenti che fingono di adorarti."

Ora questo cosa vuol dire (a parte che mia sorella al tempo frequentava le persone sbagliate)? Che in effetti è vero che siamo stati cresciuti da un'ideologia molto new-age / multilevel marketing per cui se lo vuoi a sufficienza allora automaticamente ottieni tutto quello che desideri, e se fallisci è solo colpa tua perché non hai creduto abbastanza al "VOLERE È POTERE". E mi chiedo se la recalcitranza all'assunzione di responsabilità che si registra di sti tempi presso persone adulte non sia anche figlia del rigetto di questa filosofia sbagliata.

Raggiungete il successo vendendo a caro prezzo
libri che spiegano come si raggiunge il successo! 

lunedì 16 luglio 2018

L'ex videogiocatore spara a casaccio - Operation Wolf & Shooting Gallery

Ah, bene! Un articolo "due in uno" era da un po' che non si vedeva su questi pixel. Ci ho pensato un po' prima di farlo perché ammetto che facevo una fatica incredibile a cercare l'ennesimo gioco di parole con (vedi sopra). E alla fine, forte del consiglio presente sul blog di mia moglie, ho deciso di dargliela su, per usare un'espressione del Vecchio Paese tradotta direttamente dall'inglese. Insomma, meglio non stabilire troppe tradizioni, che poi diventano tormentoni e senza che ce ne accorgiamo finisce che il blog cambia nome in "Il bunker antiatomico dell'onorevole Andreotti" e la gente che legge questo blog si sente migliore perché ripete i tormentoni a pappagallo.

Il pappagallo parla anche di ciò che non sa / ti guarda dallo schermo e una lezione ti dà

lunedì 9 luglio 2018

California Games

Molti di voi si aspettavano questo gioco da un po', e in effetti non posso negare di averci giocato abbastanza a suo tempo. Molti di voi probabilmente questo gioco lo conoscono per via della sudditanza psicologica che per la seconda metà del ventesimo secolo abbiamo avuto nei confronti degli americani (sudditanza che ha iniziato il suo declino il 7 novembre del 2000, giorno in cui George W. Bush vinse le elezioni presidenziali). Molti di voi, pensando alla California, pensano alle ripetitive canzoni dei Red Hot Chili Peppers, che sono tutte uguali, tutte con le corde del basso picchiate dal nichilista Flea e ogni tanto il cantante che urla "CAHLAHFOHNIAH". Molti di voi, pensando alla California, pensano a Baywatch e alle sue tettone, di cui ho già parlato nell'articolo sul bootleg coreano di Street Fighter 2. Si può pensare ai Dik Dik che fanno la cover dei The Mamas & The Papas sognando la California. Si può pensare a quei posti di merda con una sottile patina in similoro che sono Hollywood e la Silicon Valley. Si può pensare a tante cose, in effetti. Io quando penso alla California penso a questo:

E quando ero piccolo io, sul cartello non c'era scritto "CASALE"
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