lunedì 15 ottobre 2018

Sid Meier's Civilization (Prima Parte)

Ibn Khaldun, Arnold J. Toynbee, Oswald Spengler. Tre storici nel contempo ammirati e criticati che hanno cercato di applicare un modello deterministico all'evoluzione e al declino delle civiltà. Poi voi adultolescenti che mi leggete avete visto "Spengler" e vi siete subito stracciati le vesti pensando a Ghostbusters, e così facendo avete implicitamente dato ragione allo stesso Spengler secondo cui la civiltà occidentale è già entrata nell'inarrestabile fase di declino (il che, coincidentalmente, fu un grande sollievo per i tedeschi della repubblica di Weimar, che videro l'umiliazione del trattato di Versailles e la mostruosa inflazione come parte di un processo inevitabile, quasi scientifico).

Mai incrociare i flussi faustiani di cambiamento
continuo dei modelli di riferimento per mantenere in vita una civilizzazione decadente.
Sarebbe male.

giovedì 11 ottobre 2018

Debriefing di un'estate - Sonic the Hedgehog, il Mulino Bianco e la magia perduta

Siamo ad ottobre, l'estate è finita da un pezzo e ora che il caldo sembra essere definitivamente passato, vorrei riprendere un po' a mente fredda il tema che è stato toccato un po' ovunque relativo alla malinconia da fine estate, che inevitabilmente si interseca con la nostalgia delle estati di un tempo. Perché lo faccio ora? Semplice, il periodo del rientro coincide sempre, lavorativamente parlando, con un allagamento di merda che il vostro ex videogiocatore deve svuotare con un cucchiaino, e quindi ho molto meno tempo per scrivere con calma.

Ora, lungi da me iniziare faide con altri sbocchi online del pianto a comando che molto ipocritamente dicono "Premesso che non sono nostalgista ma solo nostalgico, ma quanto erano belle le estati di un tempo? I gelati Cucciolone, che buoni e che risate! Ahimè, ridatemi la magia dell'infanzia!", anche perché quando si arriva a settembre, la probabilità che in qualsiasi mezzo di comunicazione qualcuno esordisca con "L'estate sta finendo" è pari al 120% cosa che mi fa venire il tavò di intavolare qualsiasi discorso serio.

Tutto questo per non dire che "Vamos a la Playa" era una canzone sulla bomba atomica

lunedì 8 ottobre 2018

Herr Ex Videogiocatore benutzt seinen Kopf - Atomino, Brix und Logical

Guten tag! Dopo aver parlato di uno stereotipo negativo e molto doloroso associato ai tedeschi la settimana scorsa con Rocket Ranger, ho deciso di compensare, e dunque non mi sono temporaneamente trasformato in Uriel Fanelli (isn't it?), ma vi invito comunque a tirar fuori dall'armadio un bel paio di Birkenstock da indossare sopra i calzini di spugna bianchi. Ebbene sì, i tre giochi di oggi vengono tutti dalla Germania (e sì, ormai la battuta del "Vedi sopra" con gli articoli multipli è morta e sepolta, credo).

Come ogni gioco tedesco, nessun elemento potenzialmente violento o shockante è presente, a causa della legislazione vigente sulla violenza nei videogiochi in Germania.  Questo, di primo acchito, potrebbe portarci a dire un sonoro "Che palle!".

Questo mi ricorda ciò che si disse dopo il famoso scambio a Strasburgo tra Berlusconi e Martin Schulz, quando certi editorialisti con il patriottico scolapasta in testa attaccarono i tedeschi dando loro dei noiosi ubriaconi capaci solo di partecipare alle gare di rutti. Beh, la mia personale esperienza coi tedeschi è che in realtà, a dispetto dell'aspetto piuttosto musone, in media siano in grado divertirsi con mezzi molto più ridotti dei nostri e senza troppe tare mentali. 

E nonostante tutto, forti della nostra esterofilia,
finisce che prendiamo il Birkenstock col calzino bianco
e lo mandiamo a Pitti Uomo.

lunedì 1 ottobre 2018

Rocket Ranger

Probabilmente lo avete già capito leggendo altri miei articoli, ma vale la pena sottolinearlo per bene: un ruolo fondamentale che i videogiochi hanno avuto all'interno della mia infanzia è stato quello di fomentare le mie fantasie di potenza. Probabilmente, senza videogiochi lo avrebbero fatto i cartoni animati, o certi film, o i fumetti, o qualsiasi cosa: il fatto che quando accendevo il computer avevo completamente la mia privacy e in cui nessuno veniva a rompermi i coglioni se non per dirmi "Staccati da quel coso e vai a fare gli esercizi di piano", che comunque lo diceva senza guardare quello che facevo. C'entrava anche il fatto che l'interattività del videogioco rendeva la fantasia di potenza molto più tangibile. 

lunedì 24 settembre 2018

Tex 1 - Mefisto

Il personaggio di Bonelli ha scandito generazioni, resistito a mode e cambiamenti, mandato messaggi positivi ed educativi per i ragazzi. Tex, infatti, è un positivo: sta dalla parte dei giusti - non dico dalla parte dei buoni, termine inflazionato, di questi tempi... -, ha coraggio e dignità, è un bianco, ma è anche il capo degli indiani. Leggendo le avventure mi ha sempre colpito la rappresentazione dello spirito di gruppo, il legame con il figlio, con l'indiano, con l'amico Carson. Il messaggio è quello che conta, in tutte le cose: i cartoni animati e i fumetti giapponesi sono pieni di violenza e morti, Tex è pieno di scazzottate e morti, anche, ma è l'avventura, con la maiuscola, è la fantasia che va.
Sergio Cofferati

Tex mette d'accordo tutti, sia i giustizialisti di destra che i pacifisti di sinistra. Vuol dire che la sua ricerca di giustizia e di pace è universale.
Mauro Boselli

Ora, pare che uno dei tormentoni della politica moderna stia diventando sempre più il fatto che destra e sinistra sono categorie sorpassate. Che questo sia vero o falso, viene da chiedere: dove si piazza Tex Willer nella cosiddetta ideologia "fluida" alimentata dalle stronzate raccontate dai cosiddetti esperti di comunicazione social, e che trattano la "gente" come una massa di ritardati mentali pronti a rivoluzionare il loro comportamento e le loro idee grazie a qualche meme "top text/bottom text" con una battuta che non fa ridere scritta in font Impact  ?

Non ne sono fiero

(come se ci fosse bisogno dello scandalo della Cambridge Analytica per capire che Facebook è un'enorme truffa. Bah.)

lunedì 17 settembre 2018

The Need For Speed

Tra il 1995 e il 1996 ero in un periodo di pausa coi videogiochi. Avevo cambiato sì computer, ero passato al fiammante 486, ma avevo promesso ai miei che lo avrei usato solo per cose veramente utili, e tipo quindi per divertirmi pasticciavo col Turbo Pascal, Visual Basic per Windows, e imparando a usare la suite di Office, tra cui l'agghiacciante Microsoft Publisher. Che poi ora mi prenderete per i fondelli per questa ragione, ma mi ha più aiutato con la carriera saper usare Excel che tutto il leccaculismo che potrei collezionare in una vita intera (tutto questo per dire che non sono molto bravo ad arruffianarmi i capi). Per quanto riguarda Publisher, invece, grazie alla conoscenza acquisita quando ai tempi giocavo a impaginare un giornale o stampavo per mio padre un calendario con cui calcolare agevolmente i periodi di estro dei bovini, quando un paio di anni fa mi sono sposato gli inviti li ho fatti io, con una vecchia copia di Publisher. Sono venuti così bene (grazie al buon gusto di mia moglie, che ha curato il design) che parevano professionali, e soprattutto erano esattamente come li volevamo, senza doverci adattare ai dettami di una tipografia. Insomma, oltre che un atelier culturale, fu un investimento sul lungo termine.

Poi gli inviti sono stati trasformati in aeroplanini di carta e lanciati verso gli invitati

lunedì 10 settembre 2018

Dune

"La mia ambizione con Dune era straodrinaria. Io volevo creare un profeta! Un profeta che cambiasse le giovani menti di tutto il mondo. Per me, Dune sarà l'arrivo di un Dio."

Alejandro Jodorowsky

E invece, il Dio di Jodorowsky non arrivò mai. Perché il film di Dune ideato da lui non era soltanto un discreto stravolgimento del romanzo originale di Frank Herbert, ma aveva il peccato originale di non essere una produzione anglosassone. In quanto un film francese che alla regia aveva un mimo cileno che rispettava un regime di droghe piuttosto rigido per mantenere la mente, diciamo, flessibile, non aveva alcuna speranza di essere accettato in quel di Hollywood. E infatti, nessuno accettò il pitch, nonostante tutto fosse praticamente al suo posto. 

Anche perché Jodorowsky ha l'abitudine di esagerare col cavolfiore,
 costringendo chi gli sta accanto a indossare una maschera antigas

Le idee di Jodorowsky furono riciclate da George Lucas (sapete bene quanto, in questa sede, m piaccia ricordare che Lucas non ha mai creato niente di originale), e il film di Dune fu girato da David Lynch. A proposito del qual film, Jodorowsky successivamente dichiarò:

All'inizio ne ho molto sofferto perché pensavo di essere io l'unico in grado di realizzarlo. Sono andato a vedere il film con molta sofferenza, pensavo che sarei morto, ma quando ho visto il film mi è tornata l'allegria, perché il film è una merda.

Il che dimostra che Alejandro Jodorowsky in realtà è il vostro ex videogiocatore. Sigla!
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