lunedì 13 febbraio 2017

The Cardinal of the Kremlin

Il gioco di questa settimana è stato fatto dalla Capstone, software house della Florida nota per aver fatto un sacco di ciofeche, molto spesso conversioni da proprietà intellettuali esistenti, tipo Miami Vice e il bellissimo film, mai distribuito in italiano, Bill & Ted's excellent adventure! con un giovanissimo Keanu Reeves. Successivamente la Capstone si sarebbe occupata di convertire in videogioco la serie di romanzi Tekwar scritta da William Shatner, ed è fantastico come si fosse accollata la creazione di un videogioco a partire da una roba così schifosa. Ovviamente non ho letto i libri, ma ho visto il telefilm. Solo due puntate, però. Ma sto divagando.

Quando mi appropriai del gioco (originale con la scatola) non sapevo della triste storia della Capstone, anche perché un negozio della Olivetti in una frazione del vecchio paese si stava liberando dei vecchi giochi che aveva  e così mi fu preso questo ed altri per una ventina di migliaia di lire. Un affarone.

L'unico soggetto interessante pescato dalla Capstone è un libro di Tom Clancy, uno dei primi della serie dedicata a Jack Ryan e cronologicamente situato immediatamente dopo Caccia a Ottobre Rosso. Magari la Capstone pensava che ne avrebbero fatto un film a breve e quindi il gioco avrebbe venduto un casino. Strategia interessante e avanti coi tempi, ma questo è il 1990, e i giochi per pc non è che abbiano tutta questa visibilità. Vabbè, vediamo l'intro, và.

Un enorme clistere spaziale fa esplodere un satellite, dopodiché, non pago, scrive in cielo una serie di nomi. Mi aspetto che compaia da un momento all'altro "IL MEGAPRESIDENTE È UNO STRONZO" così grande da essere visibile sin dalla terra, ma no, gli impiegati della Italpetrolcemetermotessilfarmometalchimica vedranno dai loro uffici frasi per loro insensate tipo "Special Thanks to Tom Clancy".

E per che cosa lo ringraziamo, il Clancy? Ovviamente per il soggetto, ma anche per una breve ed interessante prefazione al manuale del gioco, in cui il romanziere espone la sua visione politica. 
Nel suo breve editoriale, oltre a uno svogliato "complimenti" alla Capstone per il bel gioco creato, Clancy si dichiara incazzatissimo contro i Democratici che vogliono togliere fondi al programma SDI (lo scudo spaziale). 
È vero, la guerra fredda sta finendo, sostiene lo scrittore, ma i Sovietici sono sempre in agguato e c'è sempre bisogno di un aggeggio lassù che polverizza col laser chi sta sui coglioni ai gloriosi U.S. of A. Un esempio su tutti, questo stronzo iracheno di nome Saddam Hussien (scritto così).

Leggendo queste frasi a quasi due decenni di distanza, mi viene da dire che a Clancy i maroni girano perché la guerra fredda è finita e il tanto sbandierato scontro di civiltà, l'Armageddon profetizzato negli anni 80 da Reagan, non si è verificato. 

Questa di Clancy è più o meno la stessa mentalità di tanti anziani tesserati del PCI del Vecchio Paese, che sulla scia del guareschiano Peppone, seduti comodamente al bar della Casa Del Popolo declamavano le virtù della grande Russia che era la seconda potenza mondiale, aveva le risorse e un esercito glorioso e potentissimo.
"Certo, in Russia non possono permettersi la camicia firmata - dicevano gli umarell davanti a un bianchino alle 9 di mattina - ma nemmeno io ai miei tempi e voi giovani che vi vestite come i paninari sembrate dei deficienti ma sapete che cosa ci dico io che vi farebbe bene un po' di gulash in Siberia altroché!"

Uno pensa che questi siano relitti del passato, ma poi la Russia torna in prima pagina con storie di spionaggio e il popolo dei commentatori da bar della Casa Del Popolo si risveglia da un lungo sonno, non più nel bar ma nelle sezioni commenti delle notizie su internet, ed è subito 1987!  La grossa differenza però è che nel frattempo Tom Clancy è morto e non si riesce a trovarne un equivalente al giorno d'oggi. 

Ma prima o poi salterà fuori, e allora il sogno di tutti gli insensati nostalgici su internet si avvererà, ringiovaniremo tutti e torneremo all'età dell'oro in cui i giocattoli degni di questo nome funzionavano soltanto con tre costosissime e pesantissime pile "torcia". 



Ah, ma c'è pure la storia. Bene! Molto utile per me che non ho letto il libro. Cominciamo con un piccolo appunto: non ci si capisce un cazzo. 

Io immaginavo di interpretare il protagonista del libro, personaggio in cui si immedesima Clancy nelle sue fantasie di potenza: sto parlando ovviamente di Jack Ryan, e invece il Ryan manco è citato nel gioco.

Peraltro leggo su Wikipedia che nel libro compare anche il personaggio interpretato da Sean Connery in Caccia a Ottobre Rosso, che da lituano (con accento scozzese) è stato naturalizzato americano (con accento scozzese). Non ve ne frega niente? Ok, vediamo di dare ordine ai pensieri e trascriviamo la storia.

Michail Filitov è un eroe di guerra e "colonallo" (scritto Colonal, traduco anche gli errori di ortografia) dell'Armata Rossa, ma è anche una delle principali spie della CIA, il suo nome in codice è "Il Cardinale." 

Finora tutto comprensibile, dai.

Il cardinale ha inviato informazioni su un nuovo progetto di arma laser per distruggere aerei e missili a grandi distanze, "Bright Star", stella lucente.

Rigorosamente da pronunciarsi come Abatantuono quando cantava "STELLADACCIENT' CHEBBRILL'LASSÙ". Forse nell'età dell'oro in cui torneremo una volta che avremo trovato il nuovo Tom Clancy, Abatantuono tornerà a fare ridere (ma aveva mai fatto ridere?).

Anche gli USA hanno un sistema simile, il cui nome in codice è "Tea Clipper", e il capoprogetto è il maggiore Alan Gregory.

Quindi interpretiamo questo Alan Gregory (che nel romanzo è un nerd sfigato)? Impossibile, perché il maggiore può essere reclutato e licenziato come capo divisione software di Tea Clipper.

L'Afghanistan è in crisi. Un ribelle, chiamato "L'Arciere" è contattato dagli USA, i quali gli forniscono armi per sabotare il progetto Stella Lucente.
Una volta portato a termine il sabotaggio, l'Arciere, non sapendo cosa fare, è diventato Bin Laden.

Satelliti di sorveglianza rivelano una nuova installazione sul confine afghano. Il Cardinale conferma che è Stella Lucente! Ma è sotto stretta sorveglianza.
Ok, quindi bisogna distruggere Stella Lucente. Ho capito, questo gioco è tipo Metal Gear Solid (a cui ho giocato poco).

Intanto i diplomatici stanno cercando di scrivere un trattato che deciderà se sarà pace o guerra.
Comprensibile, andiamo avanti.

La sicurezza, gestita dall'FBI, su Tea Clipper è efficiente, però anche il KGB è efficiente, e qualche segreto senza dubbio scapperà.
EHI, NIENTE SPOILER, GRAZIE.

All'improvviso nella metropolitana di Mosca il KGB pedina il Cardinale, e deve essere salvato!
Ah. Quindi l'obiettivo è liberare il Cardinale? 

La tensione monta alle stelle. Silenziosamente ci si prepara alla terza guerra mondiale. E il KGB rapisce Alan Gregory!
Ok, ma in sostanza che devo fare?

I tuoi obiettivi sono:
...Come capo progetto Tea Clipper, completare il progetto...
...come capo CIA, dirigere la rete delle spie...
...come direttore NSA, costruire un network di satelliti spia...
...come diplomatico degli Stati Uniti, stipulare un nuovo trattato...
...come capo FBI mettere al sicuro tea clipper... 
...nei panni dell'Arciere, distruggere Stella Lucente... 
...nei panni di Jorge Ruin (e chi è questo adesso?) salvare il Cardinale dal KGB...
...e salvare il pianeta dalla terza guerra mondiale!

Dunque non interpreto una sola persona, ma una, due, tre... sette persone. E di Jack Ryan neanche l'ombra. Intanto ho scritto un muro di testo e ancora non si gioca. Basta così dunque, si cominci.


Schermata iniziale, gli obiettivi menzionati precedentemente li si raggiunge da qui. Come prima cosa andiamo a vedere che ne pensa il presidente del nostro operato.


Il presidente, uno strano incrocio tra Reagan e George H.W. Bush, ci guarda accigliato dicendo che siamo ancora agli inizi. Vabbè grazie al cazzo. Andiamo a lavorare di diplomazia.


La diplomazia in questo gioco funziona così, decidendo la propria posizione su certi argomenti da "zero" a "tantissimo" e sperare che prima o poi anche la nostra controparte la pensi come noialtri. Almeno, io la interpreto così. Ok, ho messo per ogni punto la posizione "tantissimo" così se scoppia la guerra noi potremo dire, col naso arricciato dall'altezzosità, di non essere dalla parte del torto.


Questa è la sezione della CIA in cui possiamo gestire i nostri agenti assegnandoli a vari segreti da recuperare. Ultimo ma primo per importanza è...


...il Cardinale! Possiamo assegnarlo a varie cose esattamente come tutti gli altri. Ma quindi non era stato rapito! Queste sono informazioni fuorvianti! Bah.


Dedichiamoci al progetto Tea Clipper.Possiamo assegnare la priorità ai tre settori di ricerca (potenza del laser, software di guida e gestione del bersaglio). Per ogni settore bisogna scegliere il capo dipartimento, tra cui c'è pure Alan Gregory. Ma non era stato rapito pure lui? Queste sono informazioni doppiamente fuorvianti! Bah.


Ma quel nerd di Gregory può andare a farsi benedire perché il capo dipartimento del mio cuore è lui, Stan Kamatzoz. Ogni capo dipartimento è più o meno bravo, e a seconda dell'educazione varia l'efficienza. Il tipo di educazione va dal MIT alla facebookiana Università della Vita, e in questo il gioco è stato molto più profetico di tante altre previsioni di Tom Clancy.


Basta, lanciamo qualche satellite. Perché? Perché serve, mi dicono. 

Diversi minuti dopo.



Parte lo shuttle e il satellite è in orbita. Una volta creata la rete di satelliti spia saremo finalmente in grado di contare i peli del posteriore del tizio addetto alla pulizia dei WC di Stella Lucente.


Già che ci siamo, mandiamo avanti la ricerca su Tea Clipper con vari test. C'è il test del motore del laser, che qui fallisce con un sinistro filo di fumo...


C'è il test del software, in cui me lo scienziato se la canta e se la suona da solo. Software Test, Task halted scrive. Tutto lui. Magari l'informatica fosse così facile.


E poi c'è il test di calibrazione del bersaglio. Non ho idea di cosa significhi tutto questo, ma sembra essere andato bene. Ci sono anche dei codici che dicono l'esito del test, ma per capirli sarebbe necessario leggere il manuale, e io oltre alla prefazione di Tom Clancy non sono andato.


Ma veniamo a Bin Laden l'Arciere. In questa schermata lo riforniamo di munizioni e altre cose che potrebbero servirgli nella sua jihad azione di sabotaggio contro Stella Lucente. Si può decidere di attaccarla, ma solo se si è nelle vicinanze. Altrimenti, senza preavviso, apparirà l'avvertimento che l'Arciere è pronto ad attaccare le forze sovietiche in Afghanistan.


Tipo ora! l'Arciere è questa specie di ciambella mezza morsicata color rosino pallido (ci ho messo un po' a capire che questo rappresenta un uomo visto dall'alto). Si può sparare con il normale fucile d'assalto e con razzi e mine varie. Nel romanzo è spiegato che l'Arciere si chiama così per via della sua abilità a centrare i bersagli coi missili terra-aria. Interessante come i MiG nemici, che potrebbero essere benissimo dei Phantom F-4 vista la bassa definizione, attacchino l'arciere cercando di infilzarlo con la punta del loro muso. Una volta fatti danni a sufficienza, l'Arciere si ritira conscio di essere un passo più vicino a Stella Lucente.


Le sequenze arcade, avrete intuito, sono piuttosto noiose. qui l'Arciere era così annoiato dalla routine che non ha fatto caso ad una jeep che lo ha preso sotto. Vabbè, non si è fatto nulla. gli mandiamo dei kit del pronto soccorso e attendiamo il prossimo attacco.


Nel frattempo consultiamo il presidente, a cui sembra essere passata l'incazzatura. Bene così, U.S.A! U.S.A!

Uh? E adesso che c'entra San Basilio?


Cazzo. Ma allora non era stato rapito il Cardinale, era libero di andare in giro a fare la spia, però a quanto pare l'ho assegnato a troppi dossier ed è stato arrestato dal controspionaggio sovietico.

Se il Cardinale viene arrestato, è game over. Ma bene così, disse la volpe allontanandosi dalla vite, mi ero rotto i coglioni di giocare. Prossimo gioco!

È merda?
Oggettivamente è un'accozzaglia di giochini poco legati tra loro e la parte "strategica" non è proprio ben definita. Ma devo dire che non ho provato particolare schifo. Forse non sembra merda perché al tempo era già merda, e magari invecchiando è diventato coprolite, quindi non puzza più. E paragonato al gioco tratto da Caccia a Ottobre Rosso questo è un capolavoro. Se vi aspettate qualcosa di decente, è merda. Lo vedrei bene come giochino da browser o da telefono, così sarebbe passabile. Ma nell'ottica di videogioco per pc, è merda.
Avresti voglia di rigiocarci?
Sì ma solo per una questione d'onore, perché una volta, ne sono sicuro, avevo vinto, ma sono certo che vincendolo ora (con l'immagine della Casa Bianca al posto di San Basilio) poi mi prenderei a sberle da solo per via del tempo perduto.

lunedì 6 febbraio 2017

Kings of the Beach

Ah, i bei tempi in cui il beach volley non era una scusa per fare le inquadrature dei culi delle giocatrici. In effetti viene da chiedersi come mai si associ allo sport l'essere dei morti di fregna, basta vedere il sito di sport mediaset e sono più le donne semivestite che le notizie di sport. Poi il quarantenne medio si connette a facebook con ancora il kleenex ad avvolgergli la punta del pipino umidiccia e dice che a lui del calcio non gliene frega niente perché esaltarsi per 22 miliardari in mutande che corrono dietro a un pallone è roba da sudditi del nuovo ordine mondiale o persone false o entrambi.
Ma sto divagando. Titoli di testa e buongiornissimo! Caffè?


In realtà la prima volta in cui sentii questo gioco era quando c'era la pubblicità dei gig tiger, i giochi portatili con display a cristalli liquidi che costavano uno sproposito e ciucciavano batterie a tutto andare. La cosa bella di KotB (lo scrivo così per darmi un tono ovviamente) è che la deriva affamatona del beach volley non c'è ancora stata quindi si gioca seriamente.


L'intro ci mostra i due protagonisti, non sarà possibile scegliere la propria squadra o i propri giocatori, e non si potrà neppure crearsene uno custom, quindi niente Andreotti qui, ma i due beachvolleyisti più fighi di tutto il bigoncio, ovvero Sinjin Smith e Randy Stoklos. Sinjin è un nome bellissimo e sto pensando seriamente di metterlo nella shortlist dei potenziali nomi per un figlio. Sì lo so che non è il vero nome ed è un soprannome (in realtà ho dovuto guardare su wikipedia) ma resta un nome con la càrtola, come si suol dire al Vecchio Paese.


Per chi fosse interessato ecco i nostri due eroi oggi. Il Sinjin è sulla destra e ha perso un po' di capelli ma tutto sommato è invecchiato bene. Lo Stoklos invece sembra un malgaro di qualche valle sperduta che vede una donna per la prima volta dopo sei mesi di alpeggio, solo lui e le vacche.




Ecco il menu principale. Si muove un cursore lampeggiante a forma di pallavolista stilizzato (quando ho scattato la foto, era nella fase off del lampeggio quindi non lo vedete) e lo si posiziona sulle varie zone. I tre campi di sopra servono per selezionare un tipo di allenamento, ricezione battuta e schiacciata, in mezzo c'è la tenda con le opzioni, in basso si può giocare una partita singola o un torneo. Andiamo a vedere le opzioni.



Tette! Si diceva del fatto che non ci fosse ancora stata la deriva affamatona, ma immagino che un minimo sindacale di pippa-service in bassa risoluzione sia necessario, specie in un gioco ambientato in spiaggia. Le opzioni sono semplici, si può decidere se giocare da soli o con un amico (ma sempre nella stessa squadra). Playing mode non so a cosa serva, ditemelo voi. Esco dalla tenda cercando di guardare la tizia alla reception negli occhi (sono comunque un gentiluomo, e va anche detto che l'incarnato della signorina, con questa EGA che mi fa pensare a una brutta scottatura, un po' mi imbarazza) e mi fiondo al torneo.


Cominciamo! I primi due avversari sono descritti come due sfigati. Calvin è il classico nerd con gli occhiali à la Filini ed è apparentemente terrorizzato dall'idea di schiantarsi contro la rete. Wilfred invece l'ho già visto... spetta un po'...


...ah ecco. Omaggio voluto o i grafici erano a corto di idee? Temo che questo non lo sapremo mai.


Inizia la prima partita. Sinjin è quello con la canottiera rosino pastello, lo Stoklos è a torso nudo con le mutande bianche e il cappello verde. Ho dovuto premere tutti i tasti per ricordarmi quali fossero e dopo un paio di imprecazioni scopro che sono L, ò ed à. Ora non mi ricordo cosa faccia ognuno dei tre, ma uno fa il bagher, uno fa l'alzata e l'altro schiaccia. Quando invece si è in battuta, uno fa la battuta dal basso, uno dall'alto, e uno dall'alto saltata.


Ecco un'azione tipica. Che fa, Sinjin, batti? Al primo tentativo lo Stoklos tira una minella che finisce sul bagher dei due disperati, che la rimanda di qua. Poi me la alza e io salto in clamoroso ritardo. Che figura di merda.

Un paio di punti più tardi.


Ecco come dovrebbe essere un'azione. Notare come Stoklos ci mette una vita prima di battere e a Sinjin scappa da pisciare. A chi non è mai successo?


Al quinto punto totale si cambia campo. Il duo meraviglia è in vantaggio di uno, ma si può fare meglio, visto quanto sono scarsi gli altri.


Infatti si fa subito punto. Nella foto, i due corrono l'uno verso l'altro e sembra vogliano limonare invece saltano e si danno un cinque.


Ecco un'altra azione bella pulita. Sarebbe un ottimo punto, ma queste sono le vecchie regole della pallavolo e quindi c'è solo il cambio palla. Mi piace pensare che l'arbitro sia l'indimenticato Franco Lechner ( maggiori informazioni qui )


7 a 3, se la matematica non è un'opinione, fa 10, che è divisibile per 5. Quindi si cambia campo.


L'arbitro Lechner assegna il cambio palla agli altri, e allora il Sinjin va a protestare chiedendo il videocheck. Purtroppo è il 1988 e il videocheck ancora non esiste, c'è il cambio palla, e si va ai 15 anziché ai 25. Quindi rimediamo un cartellino giallo. Al rosso perdiamo un punto. So tutte queste cose perché mia moglie è stata una pallavolista professionista e non perdo certo tempo con dodici milionari (in realtà milionari non sono, ma è noto che chiunque prenda più di te prende sempre troppo) in mutande che saltano dietro a un pallone.


Un paio di punti dopo.


Oh bene, sono riuscito a immortalare il cinque alto tra il Sinjin e lo Stoklos. Immediatamente il pubblicitario dei Ringo Boys si indigna perché i giocatori sono tutti bianchi. Questo accadeva anche negli anni 80, cari amici.


La riflessione sul politicallly correct che non è poi così recente fa distrarre il Sinjin, che sbaglia clamorosamente un bagher. Dopodiché cerca di scappare dal campo per via della vergogna.


Fortunatamente poi il Sinjin si riprende, e con una schiacciata rapace piglia il punto e si brofista con lo Stoklos.

Due punti più tardi.


La pratica Calvin/Wilfred è rapitamente sbrigata e tocca a Lester e Mack. Credo che Lester sia un cameo da un altro gioco contemporaneo della EA, Skate or Die. L'annunciatore lecca il microfono con voluttà.


Si parte subito in quarta. Prese le misure al gioco, diventa facile stracciare gli avversari.


 Sette a uno, gli altri non segnano neanche con la matita. Lester però non ha i capelli sparati per aria come nella descrizione. Immersione parzialmente rovinata.


Uh, già Quattordici a uno? Una passeggiata di salute.



E anche l'ultimo punto se ne va. Bella il Sinjin, bella il Randy.


Terzo match a San Diego (passando questo ci saranno altre location, e il finale è in Australia). I due avversari sono realmente esistenti. Eugene Selznick, lo dice anche il trafiletto, è uno degli inventori del beach volley. È morto nel 2012 all'età di 82 anni. Ron Von Hagen è un po' più giovane e credo sia ancora vivo. Sono due vecchietti e hanno abbandonato la supervisione dei cantieri per insegnare qualcosa a 'sti giovani lamentosi che hanno tutto ma è come se non avessero niente, e quindi si drogano.




Ecco i due umarel in una foto del 1974. Sulla sinistra, Selznick e la sua panza. Sulla destra Von Hagen con un fisico più credibile. In mezzo, tale Ron Lang, che magari comparirà in qualche altro match. Ma inizia la partita.

18 cambi palla più tardi.
 


Siamo ancora sullo zero a zero. I due vecchietti sono bravi ma tendono a fare delle discrete cappelle. Pure io, eh. Ma è interessante come ogni giocatore controllato dal PC abbia le sue caratteristiche particolari. Al tempo probabilmente l'hanno venduta come intelligenza artificiale.


La partita ancora non si sblocca, e vado a protestare con Bombolo, che assegna il punto alle due cariatidi. Ma a questo punto mi rendo conto che anche qui il colore dei capelli è diverso dall'immagine iniziale, l'immersione è completamente distrutta, e quindi chiudo tutto, prossimo gioco.

È merda?
No, è divertente, leggero e non si prende eccessivamente sul serio, a differenza dei giochi della EA sports fatti a partire dal 1996, con la vocina masticata auanagana che dice "I EI SPORZ TZINNEGGHEIM". E fatti togliere due costole già che ci sei.

Ci rigiocheresti?
Sì, chiaramente il gioco in sé è ripetitivo ma suppongo che pure FIFA 17 lo sia da quel punto di vista. Che cavolo, potrei pure cercare di finirlo un giorno in cui sarò in grado di arrestare il flusso del tempo al di fuori di casa mia.

lunedì 30 gennaio 2017

Temple of Apshai Trilogy

Alla fine degli anni 70, sui primi computer casalinghi, impazza un gioco di ruolo chiamato Dunjonquest, probabilmente con questo nome perché se "Dungeon" fosse scritto bene la gente lo confonderebbe con Dungeons&Dragons.

Ed ora una rivelazione scottante: a me Dungeons&Dragons e i giochi di ruolo hanno sempre fatto stracagarissimo.Troppo nerd per i "normali", non abbastanza nerd per gli altri nerd.


Nel 1985 la Epyx raccoglie tutti i vecchi Dunjonquest e li pubblica come un unico gioco chiamato "Temple of Apshai Trilogy" per PC. Peraltro è l'unico gioco cosiddetto "Booter" a cui abbia giocato in vita mia, e già questo era una strana novità, che ormai ero abituato a partire col dischetto dell'MS-DOS, cambiarlo con quello del gioco e lanciare l'eseguibile scrivendo tutto a mano perché non c'era l'autocompletamento.


Il menu principale è scritto in Early Modern English, iniziando così un circolo vizioso di "thou" "thee" "ye" che andrà avanti fino a Ultima 7. Però è utile per leggere Shakespeare nella traduzione diretta dall'originale Klingon.


Evviva! Si può dare il nome al proprio personaggio! Il Divo ritorna per spazzare i dungeon del tempio di Apshai. La cosa eccellente in tutto questo è che le mie statistiche non dipendono da un vile dado (se Dio non gioca a dadi con l'universo, figuriamoci Andreotti) e quindi posso rendere Giulio l'essere perfetto che è.


Purtroppo, la semplice struttura del gioco non è capace di contenere il nome Andreotti in tutta la sua magnificenza. Va bene lo stesso, "Andreott". Un'abbreviazione che non lascia spazio ad ambiguità perché sia i miopi che i presbiti, in politica, sono pericolosissimi.


Da bravo numismatico collezionista di moneta corrente, il Divo acquista arco, frecce,  e tutto il resto. È possibile contrattare: da sempre affine al modo levantino, il Divo contratta e ottiene sconti.
 

Basta così, si entra nel primo dungeon (il tempio di Apshai). Qual è lo scopo? Arricchirsi coi tesori ivi disseminati.


Ecco, questo ad esempio è immondizia. Ma attenzione! Un mostro sta arrivando! Pronti alla battaglia!


È un topo di palude, anzi, tanti topi di palude. Tantissimi topi di palude. Ogni volta che ne faccio fuori uno, compare "Another swamp rat". Devo dire che ci vuole una certa dose di fantasia per immaginare che le azioni compiute dal protagonista che corrispondano, in termini di reattività, ai comandi che ho pestato nervosamente sulla tastiera. Mi piace pensare che Andreotti, da persona riflessiva e posata che è, ci pensi su qualche secondo prima di fare effettivamente quello che gli ho detto.


Una moltitudine quasi infinita di topi di palude dopo.

Mi trovo in un corridoio, definito come stanza numero 8. Nel manuale c'è scritta, per ogni stanza, una descrizione che fa molto gioco di ruolo cartaceo. Magari è necessario spegnere la luce, accendere una candela e parlare con voce forzatamente profonda a mò di metallaro.

Esistono ancora i metallari?


Finalmente scopro che cos'è il tempio di Apshai, sono i sotterranei di un ristorante giapponese. Gli avanzi delle alghe wakame finiscono qui. Che peraltro pare che le alghe wakame facciano benissimo, quando non sono impregnate di radioattività. Quando lo sono, invece, i capelli diventano magenta.


Ecco il secondo tipo di mostro del primo livello del tempio di Apshai, uno stormo di zanzare. Dalle dimensioni si deduce che il tempio di Apshai sia ubicato a Bondeno (Ferrara). Le frecce per ammazzare le zanzare sono inutili e ne scialacquo un paio.

Diversi bidoni di monnezza raccolti più tardi.


Ho raccolto troppi tesori e sono troppo carico. O forse è il peso delle responsabilità di chi è stato sette volte Presidente del Consiglio e ventisette volte ministro. Sta di fatto che è ora che torni alla locanda iniziale per sbarazzarmi del peso.


Ma mentre sono lì che sbuffo e sudo per andare all'uscita, ecco che un topo mi ferma. Leggendo il manuale scopro che c'è la possibilità di parlare con il mostro. Provo a farlo e il mostro, con perfetto inglese scespiriano, mi dice "Ye may pass".

Ma scherziamo dunque? che senso ha questo gioco di ruolo, se io posso aggirare un mostro chiedendo permesso? Allora posso fregare tutto quello che voglio senza la fatica delle battaglie? "I miei amici che facevano sport sono morti da tempo", commenta il Divo.


Cambiamo dungeon. Il tempio di Ra. Stavolta ho cambiato la modalità grafica, da RGB a Composito. Se ho capito bene, collegandolo a una tv con un cavo analogico sembrava quasi che avesse 16 colori. Misteri della CGA.  Comunque quello è uno sciacallo, a tempo perso produce servizi per Studio Aperto (questa era satira, ma apprezzate che non ho usato gli inflazionatissimi termini "fake news" e "post-verità" che hanno già bello che rotto i coglioni)


Sempre per stare in tema di antichi egizi, c'è anche un cobra. Anche questo, se glielo chiedi gentilmente, si sposta. Una volta seminato il rettile, Andreotti si gira verso il pubblico e sussurra ammiccante. "La cattiveria dei buoni è pericolosissima." Un "oooooh!" si alza dalla folla.


Bah. Tentiamo il secondo livello, The Upper Reaches of Apshai. Ma questo non è un dungeon, è un villaggio di campagna! Il nostro eroe chiede al topo di campagna: "Vuoi che ti parli della civiltà cristiana o di carciofi?" Il topo scappa in preda al panico.


Ah! Un tesoro! una moneta di rame, sai che roba. E come se non bastasse, il baule ha pure una trappola che mi appicca fuoco. "I tempi del sole e della pioggia sono spesso cangianti" commenta cripticamente Giulio.


Thou art too fatigued. Ebbene, questa frasetta esprime benissimo come mi sento io nei confronti di questo gioco. Prossimo.

È merda?
Sì. Al tempo forse aveva il suo perché, ma il gioco è invecchiato male e quei controlli, cavolo.
Ci rigiocheresti?
No, a meno di qualche fiammata nostalgica o per mostrare ai miei futuri nipoti come ci si divertiva nella preistoria (e sentirmi dire "nonno, ma che infanzia di merda").