giovedì 24 maggio 2018

Microsoft Works, IMPARARE.EXE e il mistero del postino assassinato

Bene. La scorsa settimana vi ho parlato di come pasticciare con utility come se fossero i giochi che non avevo mi ha fatto imparare un sacco di cose che poi mi sono servite nell'orrido mondo dell'informatica "corporate" ben più delle conoscenze apprese all'Atelier Culturale di Ingegneria Informatica. Se non aveste letto l'articolo, vi consiglio di farlo ora, anche se non è strettamente necessario. Comunque, come promesso, inizio una retrospettiva parallela a cadenza irregolare sui programmi di utilità che hanno contribuito a farmi un bagaglio tecnico con cui poter fare il fico al lavoro, stupendo i colleghi con semplici cazzatine vendute estremamente bene.

Nulla vende bene come un sapiente uso delle ClipArt

lunedì 21 maggio 2018

Dylan Dog 3 - Storia di Nessuno

Contrariamente all'incipit che potreste aspettarvi da un vecchio musone come il vostro Ex Videogiocatore, esordirò dicendo che di base Dylan Dog non mi stava antipatico, come concetto. Un fumetto horror italiano con elementi psicologici ed ispirato a Poe e pure un po' a Lovecraft. Non ci si sputa di certo sopra. Di Tiziano Sclavi avevo pure letto "I Misteri di Mystère", le storie di un detective francese chiamato Jacques Mystère (di cui il Martin Mystère di Castelli è un omaggio, oltre che probabilmente un discendente), che erano state pubblicate sul Corriere dei Piccoli negli anni 70 con lo pseudonimo "Francesco Argento" ed erano state raccolte nella collana Giallo Junior Mondadori, che nei primi anni 90 io consumavo al ritmo di circa uno ogni due giorni.

Un detective misterioso con un'auto caratteristica
 aiutato dal sosia di un noto attore comico del passato?
Che novità!

giovedì 17 maggio 2018

Informatica, elitarismo e l'atelier culturale, ovvero del perché l'ex videogiocatore è contento di non aver avuto accesso a troppi videogame quando era piccolo.

Se non lo aveste capito, io con il computer ci lavoro. So che detto così pare quello che risponderebbe mia nonna quando le chiedono come campa l'ex videogiocatore, so anche che detto così sembra che sia spacciato come una specie di Salvatore Aranzulla, che tutti noi pigliamo tanto per il culo ma che ha fatto un sacco di soldi proprio perché in Italia è pieno di nonne che di tecnologia non capiscono un cazzo e lui scrive a loro senza infamarle con la puzza sotto al naso tipica di chi si sente parte di un'elite.

"Non capisci un cazzo, nonna, è per sentirmi parte di una CULTURA"

lunedì 14 maggio 2018

Zool

All'inizio degli anni 90 il mercato dei videogiochi era in piena ripresa dopo la grande crisi del 1983, in cui ci fu una sovrapproduzione di videogame (specie per l'Atari 2600) e l'offerta sbilanciava la domanda di così tanto che le cassette in sovrappiù venivano seppellite nel deserto. Eravamo tutti convinti che fosse una leggenda metropolitana, eppure scavando in giro le hanno effettivamente trovate. 

BRUSCHETTE NEGLI OCCHI, EX VIDEOGIOCATORE!
SCAVARE NELLA MERDA PER RITROVARE LA VERA MERDA,
EMOZIONI GENUINE, LACRIME!

venerdì 11 maggio 2018

Avevo cinque minuti liberi...

...e mi sono reso conto che chi mi contattava in privato era principalmente gente che aveva già il mio indirizzo e-mail. Ops. Dunque ho aggiunto il modulo per contattarmi (lo trovate in fondo sulla destra, come la toilette). E già che c'ero ho pure messo il modulino per fare ricerche nei vecchi post, se mai aveste nostalgia di un articolo in cui parlavo male della nostalgia. Uno direbbe che questa è roba molto di base se si vuole un blog di successo, ma avrete anche intuito che del successo mi importa pochino. Grazie per l'attenzione, si prosegua pure.

L'ex videogiocatore.

lunedì 7 maggio 2018

Xenon 2 - Megablast

Se leggete il blog dell'Ex Videogiocatore, probabilmente avrete scorto qua e là una certa malsopportazione nei confronti dell'Amiga, nonché dei suoi utenti, che tendevano asintoticamente ad essere dei fighetti con la puzza sotto al naso. Ma non era colpa loro, gli amighisti in fondo sono persone pure loro. Il fatto è che l'Amiga, per quanto avesse giochi molto più belli di quelli del PC IBM-Compatibile, aveva un problema fondamentale: si atteggiava.

Io di base sono e resto un sempliciotto di campagna che viene dal Vecchio Paese. Anche adesso che vivo in una grande città, in cui ogni persona che incrocio ha la tendenza a farmi il cosiddetto "monologo del cosmopolita bohemien", ovvero lo sciorinarmi tutte le cose superfiche che hai fatto in vita tua, girando il mondo e vivendo quello che i giovani sognano, la libertà, la vita movimentata e un po' vagabonda, il multiculturalismo forzatamente sbandierato come se il mondo fosse un poster di Oliviero Toscani ("Da dove vieni? - È complicato"), la scuola Holden, lo IED. 

Ho fatto l'Erasmus all'università della vita su un cargo battente bandiera libberiana.

lunedì 30 aprile 2018

Threat

Del 1995 io non mi ricordo quasi niente. Mi sa che ero in seconda media, facendo i calcoli, ed ero in quella fase della mia vita in cui non ero particolarmente interessato ai videogiochi. Sarà perché i miei mi avevano convinto che alle medie dovessi studiare molto di più e quindi ero convinto che i giochi fossero roba da bambini e credevo di essere passato oltre (come no). 

Sarà che la pubertà incombeva e certi altri pensieri stavano iniziando a sostituire il desiderare l'altrui pezzo di software. Non lo so, cari amici. Quello che so è che al tempo, durante la ricreazione, si giocava a Magic: The Gathering (io facevo cagare) si leggevano un sacco di libri (in quello me la cavavo) per sfidare le altre classi a un antesignano di "per un pugno di libri" ma senza la televisione e senza l'insopportabile Neri Marcoré. Leggevo anche Comix, facendo seguito al diario che avevo. Già allora Dilbert non faceva ridere.

Le femmine della classe morivano dietro ai Take That e noi maschietti sognavamo di fidanzarci con Tiffani-Amber Thiessen di Bayside School, che rispetto a alle nostre bruttarelle e odiose compagne di classe ci pareva un essere di un'altra specie. 

Esemplare di Homo Kapowskiensis, come evidenziato dalla vita alta dei pantaloni.
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