lunedì 12 giugno 2017

Cruise for a Corpse

Come avrete intuito leggendo i precedenti articoli di questo umile blog, sono sempre stato un videogiocatore pezzente. Non che fossi povero di famiglia (e diciamocelo, al Vecchio Paese la qualità della vita era tale che anche le famiglie meno abbienti potevano permettersi trastulli per i loro pargoli). Semplicemente, i miei genitori non ritenevano che fossero soldi ben spesi. 
Per cui, se per programmi educativi erano disposti a cacciare anche le proverbiali 99.900 Lire, per i videogiochi no. 
E non è che i miei fossero particolarmente sensibili al panico che veniva seminato dai giornali, secondo i quali i videogiochi rendevano sociopatici, violenti e satanisti, e che facevano cadere le dita.

K numero 51, giugno 1993. Il "Sun" era una merda già ai tempi.
Semplicemente, non vedevano il senso dello spendere i soldi per una cosa poco tangibile, specie quando c'erano le edicole e gli amici che i videogiochi li passavano in giro. 
 Visto che non avevo ancora dieci anni, non se la sentivano nemmeno di darmi centomilalire e fidarsi del mio buon senso negli acquisti. Quindi, come in ogni procedura legata al procurement, l'acquisto di un videogioco doveva passare un lungo esame fatto dal calcolo del rapporto costi/benefici, da una "due diligence" del fornitore, e tutta una serie di controlli che inevitabilmente terminavano in un "ne hai già tanti, che cosa te ne fai?"

Ecco, il videogioco di oggi era l'eccezione. Complice una passione comune, tra me e mia mamma, per i romanzi di Agatha Christie, e complice anche il dubbio su cosa regalare al pargolo per il compleanno, si trovò l'accordo su quello che mia mamma chiamava "il videogioco di Poirot". 

Le copertine mentono sempre, ma mia mamma non lo sapeva.
Che altro si poteva chiedere, per degli appassionati di romanzi gialli? Uno yacht dei primi del Novecento, un morto pugnalato, un investigatore somigliante a Peter Ustinov. La mamma si convince che il gioco non è uno stupido sparatutto senza capo né coda e va al negozio "La Bancarella" di una cittadina vicina al Vecchio Paese col ritratto di Caravaggio a portata di mano. 
A un quarto di secolo di distanza, e dopo un tentativo, un paio di vite fa, di creare un gioco simile a questo, ritorno sull'indagine, pronto a valutare se il gioco sia merda, cercando di non farmi condizionare dalla gratitudine per il centone scucito in occasione del mio decimo compleanno. Sigla!


Ma che figata sta presentazione della software house. Bella d'impatto. Non avevo visto niente del genere prima d'allora e già questo mi faceva tirare un sospiro di sollievo sul fatto che il regalo fosse stato un bell'investimento. Notate che le lettere, anche inquadrate da vicinissimo, non perdono di definizione. La transalpina Delphine Software, che lo stesso anno aveva fatto uscire Another World, infatti non disdegnava il mischione tra grafica bitmap e grafica vettoriale. Una cosa molto francese.


E vai di intro. Aprile 1927, una fredda mattina di primavera. La grafica è bellissima e l'animazione aggiunge vita al quadro. C'era bisogno del giornale che vola via? No. Degli uccelli che beccano e prendono il volo? Nemmeno. Ma ci sono. Oh, son piccole cose, ma a livello subconscio hanno il loro effetto.

Si capisce che gli autori sono francesi perché non c'è inquadrata la torre Eiffel per sottolineare il fatto che si è a Parigi.


Il destino somiglia molto a un postino, che ci consegna un invito per una vacanza soleggiata a bordo di un meraviglioso yacht, di proprietà di un armatore greco (col cognome armeno). Il protagonista da noi interpretato non è Hercule Poirot, ma un derivato, un "expy". Con la differenza che Poirot è belga, basso, cicciottello e pelato, mentre Raoul Dusentier, il nostro protagonista, è alto, acromegalico, francese, capelluto, e apparentemente in buona forma (se escludiamo il culone enorme che la vestaglia verdognola lascia intravedere).


Vi è mai successo che il primo giorno di una vacanza sembra che vada tutto a schifìo e vorresti non essere mai partito? Spesso capita, specie quando si parte per la vacanza che si era stanchi. L'ultima vacanza che ho fatto, dopo un periodo estremamente stressante, la prima sera avevo 38 di febbre. Poi tutto è andato per il meglio, ma i primi giorni sono sempre di adattamento, e l'adattamento non sempre è senza traumi. 

Nel nostro caso, l'ispettore Dusentier ha appena appoggiato la valigia in cabina, che il maggiordomo di Karaboudjan viene a rompergli le palle annunciandogli qualcosa di terribile. OH MA COSA SARÀ MAI, mi chiedo io, sforzandomi di ignorare che il gioco si chiama "Crociera per un cadavere". (Comunque la grafica nella scena in cui Raoul arriva alla nave in barchetta a remi è stupenda, me lo si lasci dire).


Karaboudjan era steso a terra... MORTO. Il già gigantesco Raoul, che dall'inquadratura sembra ancora più enorme, si avvicina al corpo, e subito uno stronzo lo prende da dietro e urlando "SOTOMAYOR!" gli tira una mazzata fortissima sul cranio.

Tra l'altro noto solo ora, dopo 25 anni, che il pacco di Dusentier sembra una faccina sorridente, e ora non riesco più a togliermi questa immagine orribile dalla testa. Grazie, Delphine, eh.

Mentre la ghiandola pineale di Raoul, stimolata dalla manganellata, produce ulteriore ormone della crescita a tutto andare, il nostro ispettore, perde i sensi, non prima di essersi ricordato il nome del gioco. Cadavere più Crociera uguale a...


...Crociera per un Cadavere. Roll credits! Una vecchia versione dell'articolo di Wikipedia sul gioco dice che la traduzione italiana era così pessima che il nome era stato reso come "Crociata per un cadavere". Ennesima ragione per cui non ci si deve fidare ciecamente di Wikipedia. Comunque, su 'sto gioco si può dire di tutto ma non che non abbia una presentazione stilosissima.

Dopo i crediti...


Sono le 8. Raoul si sveglia con un male alla schiena bestiale, perché ha dormito sul pavimento della scena del crimine, parbleu. Tenete d'occhio l'orologio ottagonale perché comparirà spesso.


Si scopre anche che Hector, il maggiordomo del defunto, ha vegliato tutta notte sul gargantuesco ispettore. Hector, che a quanto pare cammina viaggiando su cuscino d'aria, fluttua via per andare ad avvisare la famiglia. Raoul gli fa capire che con lui non ha finito, anche perché Hector ha l'aspetto del tipico bagnino di Rimini per cui "Basta che respiri, o anche che sia ancora caldo", e il fiuto del nostro investigatore gli fa sospettare che il maggiordomo si sia divertito alle sue spalle.

Mentre i due si salutano, Raoul dedica a Hector un sorriso di circostanza stiracchiatissimo, esattamente uguale a quello che molti colleghi con cui non ho molti rapporti di lavoro mi lanciano nel corridoio, perché mi conoscono di vista ma non si sentono di salutarmi apertamente.


E cominciamo! A quanto pare la scena del delitto era l'ufficio del "de cuius". Iniziamo subito a cercare prove. Un minuscolo grumo di pixel si staglia di fianco a un posacenere rotto. In corrispondenza degli oggetti con cui si può interagire, il cursore cambia forma, diventando un indicatore di precisione. Questo è molto comodo perché tanti oggetti importanti avranno un aspetto microscopico. A tal proposito Raoul, che supera i due metri e dieci d'altezza e porta il 52 di scarpe, ci tiene a sottolineare che la famigerata regola della L è una bufala, e se non lo è lui è l'eccezione. Dal pubblico parte il coretto "co-da-di-pa-glia! co-da-di-pa-glia!"


Il minuscolo grumo di pixel è un pizzino ricevuto da Niklos che, prima di morire, ha gettato via. Nel pizzino c'è un invito al bar, per una questione di vita o di morte, firmato F. F? F. 


E intanto il tempo avanza! Cruise for a Corpse ha un sistema di gestione del tempo molto einsteiniano: Bisogna individuare il colpevole entro le 6 di sera, è vero, ma il tempo avanza soltanto quando scopriamo qualcosa di nuovo. Questo cosa significa? Che il gioco è linearissimo. Non che ci aspettassimo niente di diverso: lo erano anche i romanzi di Agatha Christie.


Usciamo dall'ufficio/scena del crimine. A quanto pare, Karaboudjan teneva lo studio in fondo alla nave, di fianco a una porta chiusa con delle assi inchiodate. Beh, ha senso. Non voleva che gli ospiti andassero a rompergli i coglioni mentre guardava porno di nascosto.


Saliamo al piano di mezzo della nave. Siamo nella zona servizi. Bar, sala da pranzo, cucina, sala fumatori, lavanderia. Il corridoio è illuminato dagli oblò. Proviamo una porta a caso...


...e ci troviamo in lavanderia. Non ho voglia di cercare nei cesti della roba sporca, ma sono solo le otto e cinque e di certo l'arma del delitto è stata buttata in mare. Se ci sono altre cose compromettenti, ce le butteranno in seguito. Il gatto nero, oltre a seminare peli sulle lenzuola, richiede la mia attenzione. Raoul, vero uomo d'altri tempi, non si mette a fare lo scemo parlando con un gatto come si farebbe con un neonato, e cambia stanza usando la comodissima mappa. 
Ebbene sì, ci si può spostare all'interno della nave rapidamente usando la piantina del natante. "Eh ma non sono mica poi tante stanze da visitare" direte voi. Vero, ma visto che spesso dovremo andare da un lato all'altro dello yacht per parlare con la gente, il viaggio rapido diventa estremamente comodo.



Arrivati al bar, incontriamo il primo essere umano dopo l'orrido maggiordomo. È il barista, a cui mostriamo il pezzo di carta con l'invito al bar. Il barista dice che Niklos aveva discusso animatamente con uno degli ospiti della crociera, Padre Fabiani, un prete. Fabiani, si è firmato F. Potrebbe essere lui no? Non so quanti preti si riferiscano a se stessi usando il cognome, ma oh, era il '27.

Il barista ci consegna anche il messale di Padre Fabiani, che nella fretta aveva dimenticato sul tavolo. Bel prete, complimenti.


Attigua al bar, la sala fumatori.  In questa stanza, un fighetto bauscia con giacca color vinaccia sta leggendo il giornale. Andiamo a rompergli le palle.


Il commenda è Tom Logan, il procuratore di Niklos. È evidentemente scoglionato dalla nostra presenza, ma ci accoglie con un "Ueh vatusso pallido, datti una mossa rapido che qui time is money, capito neh?" Lo tempestiamo di domande, ma non abbiamo molti argomenti di cui parlare. Possiamo fare domande solo sulle persone che abbiamo già incontrato. Il barman, dunque, presumiamo sia un robot. 

Comunque, nel nostro breve colloquio con lo spicciafaccende di Niklos, scopriamo che il morto stava un po' sulle palle a tutti, tranne a Hector, il maggiordomo, che gli era devotissimo. A Raoul il sospetto che il maggiordomo sia un maniaco cresce sempre di più.


Ormai pienamente convinto di essere stato seviziato nella notte da Hector, Raoul cerca sollievo nella preghiera, e quindi sfoglia il messale di Padre Fabiani in cerca della salvezza spirituale.


In compenso ci trova una lettera proveniente dal Vescovo, che lo sta cazziando per qualcosa, anche se non si capisce bene cosa sia. Il mistero si infittisce! Andiamo a cercare Padre Fabiani nella sua stanza, che il prete condivide con un misterioso Dick Schmock, di cui non sappiamo assolutamente nulla.


Nella stanza non c'è nessuno, quindi ficchiamo un po' il naso negli affari personali del prete. Apriamo una valigia del religioso e ci troviamo il kit del perfetto ludopatico: dadi, fiches, mazzi di carte. "Tombola!" esclama Raoul, ma no, coglione, quella è una roulette.


Ma allora dove sta il prete? In sala da pranzo, a fare colazione. Come prima cosa ci chiede il messale, che noi prontamente gli diamo. "Ma un momento"direte voi "se non avessi preso la lettera dal messale? Il gioco sarebbe impossibile da portare a termine?" No, perché prendere la lettera fa avanzare l'orologio, e prima dell'ora in cui si arriva, Fabiani non è a fare colazione. Come ho detto, è lineare.


Come prima cosa, con massimo tatto, gli chiediamo della lettera del vescovo e della valigia. Il prete intima all'ispettore di farsi i cazzi suoi, e già che c'è lo scomunica anche in virtù del fatto che Hector, dopo aver abusato di Raoul, è andato a confessarsi.


Cambiamo argomento, e parliamo di Tom. Scopriamo che il nostro commenda ha problemi di carattere finanziario e pure il matrimonio non va proprio benebenebene. La moglie di Tom, Rose, si è innamorata di lui dopo una grossa delusione, e si è trovata con un marito bauscia che dicendo "Ueh figa, lavoro guadagno pago pretendo" ogni sera va a troie.


Andiamo sul ponte. Facciamo così conoscenza di una donna un po' stagionata, Suzanne Plum, che è parente del professor Plum, quello di Cluedo. Ve lo ricordate Cluedo? Inserite la vostra tirata nostalgica qui e fatemi un fischio quando avete finito di farvi soffocotti a vicenda sui bei tempi andati, lacrime, emozioni e citazioni a neomelodici.


Fatto? Bene. Iniziamo a chiedere pettegolezzi a Suzanne, che essendo la classica zitella acida di mezza età, getta merda su tutti. Particolarmente su Tom, che non considera un individuo retto. Su Padre Fabiani invece niente, i due sono grandi amici. Peccato, speravo di sapere qualcosa di più sulla famigerata lettera del Vescovo. Ma Suzanne lo difende. Guardando la mappa, scopriamo che Suzanne condivide la camera con Daphne, la figlia di Karaboudjan. Andiamo a trovarla!


Dopo un primissimo piano del culone vettoriale di Raoul (Ce lo possiamo permettere perché la grafica poligonale non si sgrana come il bitmap, se si ingrandisce) andiamo a visitare Daphne. Le porte delle cabine danno anche la possibilità di bussare, ma Raoul sta conducendo un'indagine, non c'è tempo per bussare.


Aprendo la porta, assistiamo ad una scena patetica in cui un coglione sta ridendo in faccia a una ragazza a cui è appena morto il padre. Lei gli tira uno smataflone e lui va a frignare dall'ispettore. Scopriamo che costui è spagnolo e parla con un accento ridicolo. Immaginatevelo doppiato da Miguel Bosé. È ancora vivo Miguel Bosé?


Lui è Julio Esperanza Y Soca Lambada, nome che fa girare subito i coglioni a Raoul, perché come tutti sanno, se ti chiami Raoul, per te Lambada non significa assolutamente nulla.

Julio è il fidanzato di Daphne. Che poi fidanzato si dice "novio", non "amigo". Ma come avrete notato Julio non è munito di un intelletto particolarmente affilato. Guardando la mappa, scopriamo che Raoul condivide la stanza con lo spagnolo. Come se non bastasse dover indagare su un omicidio in vacanza, ci si trova in camera questo idiota che probabilmente passerà tutto il tempo a scorreggiare per poi scusarsi dicendo "Scusssssssa Rrrrrrrrrrrrrrrrraoul non credevo qué fosse sonorrrrrrrrrrrra".

Parlando con Julio non scopriamo assolutamente nulla, se non che Suzanne è molto amica di Fabiani, e lui sospetta una tresca stile "Uccelli di Rovo". Oh, notizia succulenta. Andiamo subito a chiedere info a Tom.


Ma Tom ha lasciato la sala fumatori.Sotto la sedia dove lui precedentemente appoggiava le terga, c'è un altro minuscolo agglomerato di pixel, che Raoul "Occhio di Lince" Dusentier subito intasca, spedendo in avanti l'orologio.


Da bravo bauscia, Tom vive al di sopra delle possibilità. Un bel bracciale di diamanti da 3000 dollari del 1927, che oggi sarebbero 42.000 dollari, ovvero quasi 40.000 euro. "Ueh figa - commenta Tom -lo sai come si dice no? Fake it 'till you make it, ma te che ne sai, nègher".


Allora andiamo subito in camera di Tom per chiedere spiegazioni sul perché uno con le pezze al culo spenda una cifra tale per un braccialetto di diamanti. "Ueh barbùn, che cosa vai insinuando, qui il cash is flowing". Effettivamente, non è cosa furba chiedere al diretto interessato. Le basi, Raoul, le basi.


Raoul, perplesso, esce dalla stanza e cerca di raccogliere le idee guardando il mare. Che è piatto, ma nonostante tutto la barca dondola un casino. Quando ci giocavo con mia mamma, lei doveva guardare da un'altra parte in queste scene, perché soffre così tanto il mal di mare che solo vedere questa animazione le dava fastidio.

Dopo aver a lungo riflettuto.


Ho un'idea! Andrò in camera mia e oddio Raoul fermati, dove stai andando AAAAAAAAAAAAAH MA MI DEVI BUTTARE PROPRIO IL PACCO IN FACCIA?


In camera Dusentier/Esperanza, Julio non c'è, ma troviamo un altro minuscolo oggettino. Una chiave. Inizialmente il "pixel-hunting" è irritante, ma poi ci si prende le misure e si accetta che così è, e bisogna aguzzare la vista come nella Settimana Enigmistica.

Dopo aver provato la chiave in ogni serratura della nave.


...era la chiave della scrivania di Niklos. Scopriremo così la sua riserva di porno?


No, una lettera di ringraziamento da parte di Fabiani, precedente alla crociera. Possiamo dunque immaginare che Niklos abbia donato alla parrocchia di Fabiani un sacco di soldi, per cui Fabiani ha ringraziato. Poi però tra i due si è rotto qualcosa (che probabilmente ha a che fare con il vizio del gioco del prelato) e hanno cercato un incontro chiarificatorio al bar la sera in cui Niklos è stato ucciso. Magari il prete si è sputtanato i soldi al casinò e aveva bisogno di altre generose donazioni? Forse. Magari il prete ha ucciso Niklos? Forse, ma non saltiamo alle conclusioni e continuiamo a cercare nella scrivania.


Ah, ecco l'oggetto della ricevuta di Tom. Il fatto che il gioco non esca subito dalla schermata ci fa intuire che si può analizzare oltre, e infatti se ci posizioniamo sul fermaglio il cursore cambia.


Ed ecco, oltre alla perfetta manicure di Raoul, possiamo vedere delle iniziali incise. una R, una V, una J. R come Rose, la moglie di Tom? Può darsi, ma allora perché è nella scrivania di Niklos? Magari Tom, che secondo molti è al verde, ha chiesto al suo cliente di impegnare il costosissimo regalo? Forse. Guardando la mappa della nave noto che la vedova di Niklos si chiama Rebecca. Purtroppo non sappiamo ancora il suo cognome da nubile, ma magari tra Tom e i Karaboudjan c'era qualcosa di più di un semplice rapporto professionale?

Troppe domande per un solo articolo, poi si spoilera e poi finisce che perdete l'interesse. Quindi, suspense per voi e per me prossimo gioco.

È merda? Devo ammettere che per un po' ho pensato che avrei bollato il gioco come merda. D'altra parte, sapete bene quello che penso sul potenziale fecale delle avventure grafiche. Aggiungete pure che il gioco è linearissimo e richiede un occhio aguzzissimo per beccare degli indizi minuscoli, e quindi otterrete... che il gioco non è merda. Eh sì. E non dico questo perché mi sentirei in colpa nei confronti di chi, un quarto di secolo fa, cacciò un centone per comprarmelo. Cruise for a Corpse non è merda se lo si prende per un racconto di Agatha Christie con un po' di interattività. I personaggi sono delineati molto bene (mille volte più profondi rispetto a una qualsiasi avventura Lucas o Sierra), i dialoghi non saranno perfetti ma invogliano veramente a sapere qualcosa di più sui sospettati. Tanto mi basta, mi sono divertito, e quindi non è merda. Non aspettatevi un adventure "convenzionale", con enigmi e combinazioni di oggetti, perché non lo è. 
Ci rigiocheresti? Avrei voglia di rivedere "Assassinio sul Nilo"? Sì, e quindi lo riguardo. So già chi è l'assassino, ma i personaggi sono ben caratterizzati e anche se si sa come va a finire, la storia è scritta bene e la si rilegge volentieri. D'altra parte, il Tenente Colombo ha avuto successo anch se si sapeva il colpevole sin da subito, no?

6 commenti:

  1. Tua mamma ha ben speso questi 100 euro, è un'avventura grafica molto carina. Mi hai fatto voglia di giocarci :).

    "Hector, che a quanto pare cammina viaggiando su cuscino d'aria, fluttua via per andare ad avvisare la famiglia"

    Qui ho riso per una mezz'ora, fortunatamente al lavoro ero solo.

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  2. Non a tutti piace, per la sua linearità e per il fatto che come "gold standard" nell'immaginario collettivo c'è Monkey Island e soci. Però dacci un'occhiata, davvero, i personaggi sono davvero ben delineati. E pulisci bene gli occhiali prima di iniziare, perché certi pixel son proprio piccoli.

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  3. "Visto che non avevo ancora dieci anni, non se la sentivano nemmeno di darmi centomilalire e fidarsi del mio buon senso negli acquisti". Strano... ;-)

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    1. E si che ho conosciuto un amighista con la puzza sotto al naso che millantava che a 9 anni faceva volantinaggio e coi soldi guadagnati comprava tutti i giochi che voleva...

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