giovedì 1 febbraio 2018

Nostalgismo, narcisismo e nerdismo - ovvero del perché potreste aver male interpretato il senso questo blog.

Ammetto che il ritorno dalle vacanze di Natale dopo tre settimane di ferie e il conseguente riadattamento alla vita lavorativa mi hanno rallentato un po' il processo di scrittura. Voi non lo vedete perché mi ero preparato in anticipo ai tempi in cui non avrei avuto tempo, ma era inevitabile diventare sempre più incasinati. Anche per il fatto che mio figlio sta crescendo e diventando sempre più attivo e interattivo, per usare la parola di un mio conoscente che ha una bimba di qualche mese più anziana dell'ex videogiocatore junior, e il cui uso liberale della parola "interattivo" mi ha fatto pensare a Francesco Carlà.

Insomma, il fatto è che non ho avuto tanto tempo di scrivere (e sticazzi) ma il tempo di pensare c'è sempre, per fortuna o purtroppo, a seconda di quello che si pensa. Ma giocando con mio figlio e scoprendo quanto è bello ridere e scherzare senza sostanzialmente fare nulla di speciale non ho potuto fare a meno di pensare (non constantemente, s'intende) a questo mio esercizio di pulizia dei ricordi. 

Già sapete quello che penso sul nostalgismo che sembra essere imperante su internet. Per ricapitolare, parlo dell'odioso rimpianto, con eterna lacrimuccia come a dire che oggi tutto fa schifo, di un'età dell'oro mai veramente esistita, in cui non avevamo responsabilità ma eravamo bambini coccolati e vezzeggiati e l'unica nostra preoccupazione era quale pupazzetto farci regalare per Natale.



Veramente si dice "Action Figure", caro Ex Videogiocatore!
Non importa, e non è questo il punto. Di fatto, quello che ho potuto notare, vedendo il giovane Sinjin Malvineous Giulio (Non è il suo vero nome) coccolato e trasformato in principino della casa sia dai nonni materni che dai nonni paterni, mi ha fatto capire che c'era un'altra cosa, oltre alla deresponsabilizzazione, che il nostalgista cerca disperatamente di riavere. E forse è ancora più potente, visto anche il contesto sociale in cui ci troviamo al giorno d'oggi. Che cos'è quest'altra cosa? Lo scrivo in grassetto così magari vi resta meglio in testa:

L'attenzione.

Eh sì, perché mentre il giovane Sinjin Malvineous Giulio (Non è il suo vero nome) veniva coccolato e vezzeggiato dai nonni, io e mia moglie, come è giusto che sia nell'ottica del ricambio generazionale, siamo stati declassati ad accessori.

Nella foto: bimbo e dispositivo solleva-bimbo ad uso ricreativo.
Il fatto è che, basandomi sull'esperienza mia e di alcuni miei coetanei figli degli anni 80, posso osservare che una fetta della mia generazione è costituita da ex bambini che sono stati intossicati di attenzioni da parte di genitori.

Grazie ad una congiunzione economica benestante e un discreto ottimismo verso il futuro,  spesso e volentieri si sentivano pressati dalla società a dare ai loro bambini una vita migliore della loro. Perché se la generazione dei miei genitori era riuscita ad essere benestante, la mia generazione aveva bisogno di qualcosa di più, l'eccellenza (ne ho parlato qui, se ricordate). 

Ora, di per sé ricevere attenzione da parte della propria famiglia non è affatto una brutta cosa. Chi non ha ricevuto attenzione a sufficienza ha ancora più problemi di chi ne ha ricevuta in maniera esagerata, e mi piacerebbe sentire le esperienze di chi ha vissuto la deprivazione dell'attenzione (so già che mi deluderete, ma vale la pena tentare).

L'attenzione è una forma di nutrimento emotivo. Senza nutrimento emotivo, si muore. Lo notò René Spitz, ideatore della teoria della "Depressione anaclitica", osservando i cosiddetti "ospedali degli innocenti": negli orfanotrofi in cui i bambini non venivano particolarmente considerati dai precettori e dalle educatrici, la mortalità era altissima. Non è che ci fossero ragioni fisiologiche. Semplicemente smettevano di vivere. Lo psicologo Harry Harlow ha provato a separare delle scimmie Rhesus appena nate dalle madri appena nate, pur provvedendo al nutrimento fisico e alla buona salute dei giovani macachi. Non è finita bene per le scimmie, e lo stesso Harlow è rimasto così inorridito dalla brutalità dell'esperimento che è successivamente diventato un oppositore della sperimentazione animale.

La brutale tortura di sottoporre una scimmia al BUONGIORNISSIMO!!!1! KAFFEEE???

Se ne deduce che non esiste soltanto il nutrimento fisico per il sostentamento, sia animale che umano, ma esiste anche il nutrimento emotivo. E come nel nutrimento fisico, anche il nutrimento psicologico può essere più o meno equilibrato a seconda della qualità del "cibo".

Ci avete presente le merendine ipercaloriche e piene di grassi idrogenati, che sono entrate nella cultura popolare italiana durante gli anni 80, così buone al palato ma così dannose per la salute sul medio-lungo termine? Ecco, molti di noi figli degli anni 80 sono stati nutriti emotivamente con cibo poco nutriente ma pieno di grassi e zuccheri superflui. Una persona non si può nutrire di sole barrette Mars, e se lo fa sul lungo termine sta di merda. Eppure molti dei nostri genitori, spinti dal sincero desiderio di darci l'eccellenza in termini di standard di vita e di felicità, ci hanno riempito di "junk food" dal sapore buonissimo ma dal basso valore nutritivo.


Mancano i già menzionati Quavers o altra roba al "formaggio" o qualche imbevibile energy drink ed ecco a voi LA MERDA.
Ora so cosa state dicendo. "Che paragone del cazzo, ex videogiocatore! io da quando sono nato mangio solo Oreo tocciati nel nesquik e Twix fritti nell'olio sin da quando si chiamavano ancora Raider e sto benissim*CLONK*" (il "clonk" è il rumore di un grumo di colesterolo che tappa una vostra arteria facendovi precipitare a terra privi di coscienza).

E come se non bastasse, 'sta robaccia non solo non porta al corpo gli elementi nutritivi necessari al sostentamento, ma contenendo un sacco di zucchero raffinato, crea una fortissima dipendenza. I neuroscienziati hanno dimostrato, usando la risonanza magnetica per rilevare l'attività del cervello in tempo reale, che lo zucchero raffinato fa rilasciare dopamina nel nucleus accumbens, un'area ddel cervello associata alla motivazione, alla novità e alla ricompensa (Tra le varie cose che stimolano questa regione del cervello che si attiva in risposta alla cocaina e all'eroina. Nessuno darebbe cocaina ed eroina a un bambino di 4 anni, eppure non ci si fa problemi a riempirli di zucchero). Stiamo parlando della più diffusa droga ricreativa capace di alterare l'umore, essere dannosa per la salute, incoraggiare comportamenti antisociali e di spingere chi la consuma a lamentarsi che non riesce a leggere gli articoli di questo blog perché sono troppo lunghi.

(Lo stesso fenomeno si viene a creare con tante altre cose più o meno salutari. Diciamo che più è facile che crei dipendenza, meno è salutare. I social media, ad esempio, sono molto poco salutari, ma questa è un'altra storia).

(Poi magari riempite i bambini di ritalin per calmarli una volta che sono super-agitati per lo zucchero, schifosissimi bastardi che non siete altro.)

Siaamo fatti così/dentro abbiamo il cuore/solido motor*CLONK*

Il junk-food emotivo ha il medesimo problema. Se l'attenzione e l'affetto è qualcosa di sbilanciato si crea un fenomeno di dipendenza, stessa dinamica che si verifica nel cosiddetto "love bombing", una delle principali forme di manipolazione che si verificano all'inizio di una relazione malsana, o anche appena ci si unisce a una setta.

Di fatto, ricevendo attenzione spropositata, venendo messi su un piedistallo, abbiamo un picco glicemico emotivo che appena finisce ci lascia addosso la brama (il "craving") per questo senso di gratificazione ricevuto, che chiaramente deve essere sempre più forte. Da bambini è facile soddisfare questa brama, da più grandi, no.

E dunque che facciamo? Varie cose:

- Cerchiamo disperatamente di ripetere questo senso di ipergratificazione, cercando di ripetere le condizioni in cui questa ipergratificazione si verificava. Da qui scaturisce il nostalgismo: non abbiamo nostalgia del mondo com'era, ma abbiamo nostalgia di come eravamo noi, scrissi in un articolo precedente (lo trovate qui). E come eravamo noi? Non posso parlare per tutti quanti, ma posso parlare di me e di alcuni miei amici che conosco bene. A causa della spinta subita dall'ambiente circostante, in totale buona fede e con le migliori intenzioni (mi pare giusto metterlo in evidenza), le nostre famiglie ci inondavano di affetto. Eravamo ipercoccolati, ipergratificati, abituati a ricevere senza troppa fatica, sbandierati come piccoli genietti. Capirete che questo alla lunga non è sostenibile, specie in un mondo non necessariamente ostile ma sicuramente meno protetto.

- Rifiutiamo l'idea che fuori non funzioni come è stato dipinto nel nido familiare in cui siamo cresciuti, e rifiutiamo l'idea che sia possibile che altra gente riceva l'attenzione che pensavamo essere riservata a noi. Si scatena così il meccanismo della competizione malsana, per cui in ogni cosa dobbiamo essere i migliori, non importa come (ne ho parlato qui). A me 'sta roba ha segato le gambe dal punto di vista sociale, perché arrivai a scuola carichissimo, sapevo già leggere e scrivere, sapevo usare il computer, suonavo il piano. E gli insegnanti a ricreare le condizioni del nido, esaltandomi, vantandomi, gettando benzina sul fuoco del mio narcisismo. Ricordo pure una maestra di un'altra classe che mi disse che dovevo andare alla trasmissione per psicopatici "Bravo Bravissimo" (fortunatamente i miei non mi ci hanno mai mandato). La reazione degli altri bimbi a tutto ciò è stata più o meno la stessa che io ora ho nei confronti del viscido 35enne in carriera con il contorno occhi pieno di botox che gioca a tennis col direttore: "Marò che stronzo".

Marò che stronza.

- Visto che siamo umani, non possiamo essere perfetti. Ma il narcisismo che supera i normali limiti fisiologici necessari alla definizione di un io sano non ci permette di accettare di essere parte di quella massa informe (è la cosiddetta teoria dello "zombi filosofico", di cui parlerò in futuro, forse) di cui fanno parte "gli altri". E quindi ogni cosa che è di nostro interesse (le cose che non ci interessano non esistono) diventa qualcosa su cui primeggiare, su cui costruire una cultura di nicchia in cui primeggiare, e arriviamo allo sviluppo del peggior nerdismo. Il nerdismo, per me, non è l'avere hobby diversi dalla media. In realtà non ho mai nemmeno aderito alla credenza geek = bene, nerd = male. In realtà manco conosco bene la differenza tra le due cose. Diciamo che voglio definire il peggior nerdismo nel seguente modo, che metterò di nuovo in grassetto:

La scientificazione dello svago.

Unendo il nostalgismo le cose dell'infanzia felice, coccolata e senza fatica con il narcisismo del primeggiare, otteniamo il peggiore nerdismo. D'altra parte perché competere con altra gente per essere i migliori in cose normali quando si può essere i primi in assoluto su cose che il restante 99.9̅% dell'umanità se ne sbatte i coglioni? 

E soprattutto, quanto bisogna odiare se stessi per avere questo come modello?
Abbiamo dunque che l'articolo su wikipedia sulla famiglia è di lunghezza medio-bassa, con 5 note a pié di pagina. L'articolo di wikipedia su "Family Guy" (i Griffin, in italiano) è lungo almeno il doppio, con 266 note a pié di pagina, oltre ad essere semi-protetto dalle modifiche per via delle guerre di editing tra nerd in preda allo spirito della loro guerra santa, i quali vogliono dimostrare la loro superiorità culturale sugli altri nerd.


So a cosa state pensando: "Ah ma ex videogiocatore, e parlare dei videogiochi antichi non è forse nerdismo?" Forse, ma qui veniamo al punto: se pensate che questo blog sia sui videogiochi antichi, avete interpretato male il senso del blog stesso, e siete invitati a disiscrivervi, a cancellare i cookies e la cronologia e a tornare nel vostro spazio accogliente fatto di LACRIME, BRUSCHETTE NEGLI OCCHI e MOMENTI EMOZIONE™ (col ™ che fa tanto Monkey Island, perché chi non ha mai versato litri di lacrime pensando a Monkey Island?). 

Per stare sul sicuro avrei anche buttato via il pc

I giochi antichi (e l'ho già detto, ma repetita iuvant) sono un pretesto per prendere le misure di quello che per me, in un'infanzia molto nerdista, era estremamente importante, e finalmente dargli una ridimensionata osservando che principalmente si tratta di merda digitale.

So a cosa altri di voi stanno pensando: "Sì, ma non c'è niente di male, e poi non è tanto differente da quelli che parlano di calcio". Parlare di calcio ci può stare, è un hobby che può piacere o no. Farne una scienza e ingaggiare duelli culturali per affermare la propria superiorità sull'argomento, in realtà ci può stare pure quello, ma è un inutile spreco di tempo e di energie. Esiste davvero differenza tra il nerdismo del conoscere a memoria tutte le formazioni della Fidelis Andria della stagione 1995-1996 e conoscere tutto l'albero genealogico della famiglia Calrissian all'interno dell'extended universe? Secondo me, a parte il fatto che un tempo le due cose venivano accettate socialmente in modalità diverse (causando un discreto vittimismo da parte dei nerdisti "geek" verso chi sa a memoria tutte le formazioni della Fidelis Andria della stagione 95-96), la risposta è "no, nessuna differenza". 

Oggi il nerdismo "geek" fa sì che uomini di quaranta e passa anni si comprino i Lego di Batman, montandoli per farne soprammobili da mettere in una teca come se fosse roba dell'Ikea, snaturando così la natura del Lego come gioco creativo per eccellenza e trasformandolo in kit per costruire oggetti-feticcio da collezione con i quali ancorarsi ulteriormente all'infanzia. 
E naturalmente da condividere, per sentirsi ammirati e invidiati, per tornare alle coccole e alla creazione di un finto senso di appartenenza perché ci si riconosce attraverso riferimenti culturali spicci.

"allora ce sto a mette li cavalieri doo zodiaco, ken er guerriero e già che ce sò pure l'immagine d'un core 'ncerottato che batte che così faccio pure a figura de quello che visto daaa superficie pare profonno che sennò quella fascia de mercato sta a rimané scoperta, che se sto a fà solo i fumetti impegnati pe davero poi me tocca de tornà a tradurre i documentari de caccia e pesca"

Sinceramente se ne può fare anche a meno, no? Torno all'immagine iniziale, di me che gioco con Sinjin Malvineous Giulio (Non è il suo vero nome) senza vedere, dall'ottica di un trentacinquenne che cerca di scrollarsi il nerdismo di dosso, alcun obiettivo se non il divertimento fine a se stesso del proprio bimbo.

Si tratta di accettare il mio nuovo ruolo di "accessorio" e scendere finalmente da sto cazzo di palcoscenico, badando accuratamente di non costruirne uno uguale per mio figlio. I miei genitori mi hanno dato attenzione iperglicemica perché la società degli anni 80 si aspettava questo da loro. Poi sono riusciti a non farsi condizionare troppo e alla fine bilanciare il nutrimento con attenzione sana, in modo che non diventassi emotivamente bulimico: di questo li ringrazio, perché mi sto rendendo conto che non è per niente facile resistere alla tentazione di scegliere la via semplice riempiendo i bambini di zucchero emotivo, in modo da sentirsi in pace con sé stessi.

Ma se uno fa diventare i suoi figli degli obesi emotivi per la smania di ricreare artificialmente in loro un riflesso della propria infanzia, un accessorio per giustificare il proprio nostalgismo, allora fanculo gli anni 80. Fanculo i cartoni, i film, la cultura pop, i videogiochi, fanculo i nerd e i geek, e fanculo chiunque non creda che possiamo essere meglio di così.

22 commenti:

  1. L'articolo tocca diversi punti che mi trovano pienamente d'accordo, mentre su altri, secondo me, c'è stata troppa enfasi.
    Ciò che tu tratteggi è il prototipo di fan boy, uno dei problemi più gravi e dannosi della nostra società. I fan boy esistono in ogni settore: moda, sport, videogiochi, fumetti, libri ecc. Esisterà sempre una cerchia di persone che si identifica in un determinato prodotto... ed è un male, è verissimo (perché annichilisce il senso critico).
    Tuttavia bisogna fare attenzione a tacciare come "fan boy" tutti coloro che apprezzano qualcosa. Il solo fatto che un quarantenne si compri i Lego per collezionarli, non fa di lui un "bimbo troppo cresciuto", esattamente come chi colleziona francobolli non è un "vecchio nell'anima".
    Sono gusti. Io ho appena 21 anni, ma, essendo cresciuto con Dragon Ball, continuo a seguirlo ancora oggi... e probabilmente lo farò per il resto della mia vita. Non è un problema, non è nulla di inconcepibile, non è nulla di strano.
    L'importante è non perdere lo spirito critico e non fondersi mai col brand preferito.

    La categoria che tu descrivi è una minima parte dei consumatori... ed è fisiologica al mercato stesso: è ineliminabile, purtroppo.
    Quindi viva i videogiochi, i fumetti, la cultura anni '80, esattamente come la moda, lo sport (dove una minima parte di tifosi calcistici arrivano ad ammazzarsi) e ogni forma di cultura... ma con la giusta moderazione!

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    1. Inizialmente pensavo di risponderti dicendo qualcosa tipo "Quale parte di SCIENTIFICAZIONE DELLO SVAGO non ti è chiara?"

      Poi rileggo bene il tuo commento, vedo che hai 21 anni e penso che se incontrassi il me stesso ventunenne lo prenderei a sberle molto forte, quindi penso che magari è un po' presto per dire che seguirai qualcosa per il resto della tua vita.

      Onestamente me ne frega poco della nomenclatura, in questo caso: chiamalo nerd o fanboy o quello che è non importa, resta un comportamento malsano che nega il concetto stesso di svago e di gioco.

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  2. Interessante, interessante.

    Io faccio questa distinzione comunque:

    (Google dizionario) Nerd = Giovane di modesta prestanza fisica e dall'aspetto insignificante, che compensa la scarsa avvenenza e le frustrazioni che ne derivano con una passione ossessiva e una notevole inclinazione per le nuove tecnologie.

    Da ragazzino sono stato nerd, anche se 'passione ossessiva' forse è un termine un po' forte, così come 'notevole inclinazione' verso le nuove tecnologie: in sostanza nerd è il giovane bruttino che siccome non era prestante e brillante, non girava con i belli (belli e talvolta dannati) e con le ragazze, ma faceva gruppo con gli altri bruttini e si dedicava a sessioni di gioco al computer (infatti quando ero ragazzino io, solo i nerd avevano il pc, gli altri veramente non sapevano neanche accenderlo).

    (Google dizionario) Geek = persona che possiede un estremo interesse e una spiccata inclinazione per le nuove tecnologie.

    Diciamo quindi che il Geek non è necessariamente giovane e dall'aspetto insignificante.

    Detto questo, la tua argomentazione è estramente chiara.

    E' palese che la nascita del figlio comporti, per i genitori, il mettere sul piedistallo il proprio bimbo e riempirlo d'attenzioni. Però ci sta anche il genitore cerchi di trasmettere le sue passioni al figlio, credo sia nella natura delle cose. Nel caso concreto di mio nipote, suo padre ci è riuscito in parte, ma mio nipote è diventato grandissimo fan del calcio, che suo padre odia; non tanto per 'colpa' dello zio (anzi...), ma per 'colpa' degli amichetti.

    Ora non riesco a raffigurarmi, nel caso concreto, il genitore che usa il proprio figlio come una marionetta, nel tentativo di vedere il se stesso bambino. I bambini, infatti, sono molto intelligenti e comunque creano da loro le proprie passioni, pur non uscendo totalmente dal 'recinto' paterno. Però attenzione. Ora tu sei molto 'nerd-hater' (i nerd ti hanno forse rubato ingenti somme dal conto corrente? :)), ma il padre che trasforma il figlio in un bamboccio per la sua passione geek, non è altri che il padre che degli anni '80 e '90 non gliene fotte un cazzo, ma che vuole il figlio calciatore; oppure che lo vuole campione di nuoto, quando poi il figlio diventa ballerino di hip-hop (storia vera, anche se in questo caso non è il padre, ma la nonna paterna), a dimostrazione che i bambini sono molto più intelligenti per diventare dei fantocci, degli accessori.

    Sul palcoscenico non credo sia un problema di nerd: noi tutti vogliamo salire sul palcoscenico, ricevere attenzioni ecc.

    Però è giusto quello che dici: la scientificazione dello svago è da condannare.

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    1. Tu parli del ragazzo che sua nonna voleva campione di nuoto ed è diventato ballerino di hip-hop (prima o poi mi si spiegherà come mai i riminesi sono così fissati con l'hip hop) per dire che i bambini sono sufficientemente intelligenti per sviluppare le loro passioni e "tagliare i fili". Verissimo, ma questo dimostra ulteriormente che è non solo una cosa dannosa per il bambino (crescere è già faticoso di per sé, crescere cercando l'approvazione dei parenti facendo cose che non piacciono è un coefficiente di difficoltà notevole), ma è anche un inutile spreco di energie.

      Non riesci a raffigurarti il genitore che usa il bimbo come mezzo per ricreare la propria infanzia: boh, a me basta guardare i commenti del noto blog nostalgista la cui claque spesso prendo per i fondelli. Tanto per fare un esempio, ricordo di aver letto di uno che faceva il figo dicendo che per i figli a natale aveva preso un "regalo boomerang" in modo da goderne lui stesso (mi sembra fosse una roba relativa a he-man) e mi sono scesi i maroni sotto il livello del mare. Ma sicuramente sono io ad essere limitato eh.

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    2. Ah ecco, giustamente non so al blog a cui ti riferisci XD.

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  3. Sì, tu fai articoli TROPPO lunghi, e non è l'effetto di una cocacola: è la realtà. Peccato, perché paradossalmente i tuoi post sono sempre interessanti e carichi di roba (su questo, ne potevi fare tre diversi con argomenti diversi) XD

    Figli degli anni '80: lo abbiamo preso in culo per le cose che citi. Benessere e intelligenza, arriviamo a non avere quel futuro certo che invece sembrava designato per noi.

    Cito random:
    Lego nelle teche. Vedi, qui bisogna distinguere. Ci sono i Lego ancora normali e i Lego adult collector. Mi pare logico che i secondi finiscano come soprammobili.
    Certo, poi ci sono io che ci giocherei comunque (magari non come quando avevo 9 anni, ma facendo tipo foto o storie...)

    Il nerdismo è una piaga sociale, quello sdoganato da TBBT, perché produce quel che dici tu (vedi la wiki sui Griffin) e che prima rimaneva ancorato nelle fumetterie con tipi gobbi dai capelli lunghi e unti.

    Cosa dare ai bambini del futuro? Il buono e il bello che abbiamo avuto noi, perché lo meritano, con le effettive potenzialità del momento.

    Moz-

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    1. Primo paragrafo: fortunatamente non aspiro ad avere un pubblico adorante di fan che mi imbratta i commenti con "GRANDE EX VIDEOGIOCATORE! MITICO! NON CI CONOSCIAMO E NON POSTO MAI MA TI CONSIDERO UN MIO AMICO!", quindi scrivo un po' come cazzo mi pare, fatevene una ragione.

      The Big Bang Theory mi ricorda, con le dovute proporzioni, uno di quei programmi che fece Barbara D'Urso dopo che un ragazzo down subì bullismo a scuola. Prese cinque o sei ragazzi down molto televisivi, li mise a dire cose dolci e ingenue davanti a una telecamera, risate, applausi e via verso la prossima tragedia da sfruttare, senza stare ovviamente a menzionare tutti i problemi che ci sono dietro, i sacrifici che le famiglie devono fare spesso da sole - ANFFAS aiuta come può e i pregiudizi, specie nei paesi piccoli, sono un grandissimo ostacolo.

      Ecco, the big bang theory con le dovute proporzioni fa lo stesso giochino della d'Urso, vorrei vedere se al posto del buffo sheldon cooper e i suoi amichetti bizzarri facessero le puntate con "i tipi gobbi e dai capelli lunghi e unti" che menzioni tu, quanto successo avrebbe.

      Cosa dare ai bambini del futuro, ti chiedi. Io partirei dalle basi indipendentemente da quello che abbiamo avuto noi. Affetto, presenza, ascolto, tutte cose che non possono essere rimpiazzate dal numero di giocattoli che si colleziona, o dall'esposizione a qualche fenomeno della cosiddetta "cultura pop", frase banale ma è così.

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    2. A parte gli scherzi Big Bang Theory non è così 'malefico', a me piace molto, però penso di centrare il punto. Anzi, quasi quasi ci scrivo un post :)

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  4. Caro exvideogiocatore,
    Visti i commenti di cui sopra, ti consiglio alcuni miglioramenti:

    - fai articoli-lista con non più di 1 riga per elemento e una bella foto o disegno colorato preso dalla mitologia anni 80/90 (accettabili: Hulk Hogan, Sabrina Salerno, Bim Bum Bam, Cristina D'Avena, He-Man, i Transformers, Dragon Ball, crystal ball, le cucine Grazioli, Giochi Preziosi, Mighty Max, le Morositas, i Biker Mice; inaccettabili: Gabriele Paolini, Mino Martinazzoli, gli scambi di siringhe infette di HIV, Pacciani, gli albanesi, la crisi petrolifera)

    - non criticare le cose che piacciono agli altri perché è evidente che non hai capito la fine distinzione tra un geek e un nerd, tra un collezionista e un mammone

    - fai tutto con ironia

    - usa più spesso lo smiley XD


    SUCCESSO GARANTITO1111

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    1. Fosse così facile, bisogna anche saperli scrivere, gli articoli-lista.

      Moz-

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    2. Luciano "Ratatatatà" Loscalzo2 febbraio 2018 alle ore 09:18

      INFATTI!

      Exvideogiocatore, ascolta a noi:
      invece di scrivere articoli lunghi e complessi, ricchi di esempi, argomentazioni, battute e riferimenti, con uno stile semplice ma comunicativo, vai a qualche scuola di scrittura o di giornalismo e IMPARA A FARE LE LISTE per dio.

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    3. Ho fatto un corso rapido di giornalismo moderno alla scuola Holden ed ecco a voi dunque una bella lista:

      = 15 COSE CHE NON SAPEVATE SUL BLOG DELL'EX VIDEOGIOCATORE =

      1) Se

      2) Non

      3) Siete

      4) In

      5) Grado

      6) Di

      7) Leggere

      8) Un

      9) Articolo

      10) Lungo

      11) Andate

      12) Su

      13) Un

      14) Altro

      15) Sito

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    4. A parte qualche schermaglia, che in una dialettica sono talvolta doverose e anche costruttive, credo sia superfluo dire che Exvideogiocatore abbia il diritto di criticare quanto vuole (senza neanche scomodare il solito Voltaire) e di 'censurare' comportamenti a lui sgraditi, nel contempo non penso di offendere ex, dicendo che, secondo me, è un po' troppo drastico nel suo atteggiamento verso i nerd (da qui la mia battuta nel post precedente).

      Ora, venendo all'intervento 'pungente' di Luciano, credo che fosse palese nel mio commento una punta di frivolezza nella distinzione tra Nerd e Geek.

      Sull'uso di smiley, ahimé, Luciano hai ragione, ne abuso nei commenti, ma mi è successo spesso, in passato, che non fosse colto il senso di quello che scrivessi (e ovviamente questo è un limite mio, perché una persona deve essere sempre chiara, quando scrive o parla).

      Il concetto di collezionista e mammone: sinceramente non trovo nessi, al massimo avrei detto "collezionista e bambini non cresciuti", no?

      Il concetto di mammone è molto interessante, prendo nota per un ulteriore post.

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    5. Ex, guarda, non si tratta di non essere in grado, ma spesso di non riuscire a farlo.
      E, vista la qualità dei tuoi post, mi dispiace.
      Qualità che non sarebbe intaccata anche con articoli più agili. Lo dico per me, non per te: tu giustamente scrivi come ti pare e ti leggerà chi riesce a farlo.
      Però non imputare la colpa al junkfood: significa che un po' di essere letto, ti interessa... ;)

      Moz-

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    6. Io sono contento se leggete e se traete qualcosa di buono per voi. Se la risposta che ricevo è "tu fai gli articoli troppo lunghi e io non ho voglia di leggere i tuoi sproloqui e voglio solo leggere la parte in cui celebri i videogiochi che adoro confermando la mia opinione" (sto parafrasando ma il sugo era questo, e sì, ho ricevuto anche questa osservazione) allora a cosa serve leggere quello che scrivo? Preferisco che non apriate manco il sito e andiate altrove, è tempo risparmiato per voi, soprattutto.

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    7. (preciso che l'osservazione di cui sopra l'ho ricevuta in privato e non in questa sede né da nessuno dei presenti)

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  5. Sono riuscito finalmente a leggere questo post grazie al link che mi hai lasciato. Ho letto anche i commenti. Hai messo sul piatto molti temi e qualcuno l'ha presa anche sul personale, mi sembra.
    Non considero il nostalgismo positivamente, ma l'aspetto negativo di quella che io chiamo "nostalgia-nostalgia-canaglia", da assumere a piccole dosi e senza diventarne tossici.Nello specifico dei videogiochi puoi fartene un'idea più precisa nel post: Anno nuovo, ma i giocattoli vecchi in soffitta non ci vogliono andare… . Come noti, ci vado pesante anche sulla lunghezza dei titoli ;)
    Nerd e geek per me sono due etichette di target del marketing, segmenti di mercato in cui i consumatori possono riconoscersi e gratificarsi anche per un artificiale senso di un'appartenenza:come succede per chi acquista Gucci, Prada o altri marchi di lusso per sentirsi parte di quella(presunta) élite.
    Non sento questa esigenza di riconoscermi tra i nerd o tra i geek, anche se una volta Lega Nerd mi diede una piccola soddisfazione. Se ti è salita la scimmia di sapere perché (per quanto lo creda improbabile), puoi darle in pasto questo post: Star Wars VII: La rivincita di un logorroico.

    Di tutti i temi che hai toccato, ne individuo due origine di tanti equivoci, moderne mitologie e lotte di campanile:
    - la dimensione ludica della fanciullezza, nello specifico quella dei videogiochi.
    - lo sdoganamento "cuturale" (va' che paroloni!) dei videogiochi.

    Mi interessa, infatti, il contrasto inganno/auto-inganno e l'eterna rivalità tra gli uomini-maturi e i Peter Pan.
    La realtà riesce a essere più illusoria del Paese delle Fate. Riconosco un valore sacro alla conservazione e la trasmissione della dimensione ludica della fanciullezza da parte degli adulti a tutti i bambini. E' un patrimonio di tutti, non solo i bambini di oggi, ma anche di coloro che lo sono stati e sono cresciuti.
    Dall'andazzo che ho preso, credo ne scriverò un post ap-post-a. Ti ringrazio per lo spunto e mi farà piacere confrontare le nostre opinioni quando lo pubblicherò.

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    1. Da logorroico a logorroico, grazie del commento. Il nerdismo come creazione di un senso di appartenenza a una tribù artefatta è parte del grande palliativo destinato a quella che R.A. Ventura chiama la classe disagiata, ovvero una classe media a cui è stato detto che si poteva crescere senza sosta dal punto di vista di status sociale, in modo da diventare tutti "aristocrazia". Il fatto è che ciò non è ovviamente possibile (Ne ho parlato qui, e magari ti farà piacere leggerlo) e quindi si cerca una forma di appartenenza a una non ben precisata élite tramite il riconoscersi mediante "i riferimenti" e "le citazioni", tipo le strette di mano segrete di qualche loggia massonica. Eh, purtroppo non funziona così. In tutto questo, la dimensione ludica della fanciullezza è completamente perduta se non come un semplice paradigma di linguaggio con cui impostare il discorso del riconoscimento. Và che paroloni, eh? Attendo il tuo post ap-post-a.

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  6. Ciao, ti ho lasciato tempo fa un commento al tuo post "Punteggi, prestigio e padri..." che mi avevi segnalato in questo commento, ma non ho ricevuto risposta. Nel caso ancora ti interessi, ecco qui ilnk al post ap-post-a che mi ero riproposto di scrivere dopo il nostro scambio: Il Paese delle Fate.

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    1. Ho visto, grazie. Ora non ho accesso a un pc fino a martedì e leggere dal cellulare mi fa venire l'orchite. Diciamo che noto con grande disappunto che molti commenti ai post riflessivi (miei o tuoi non importa) siano una gara a chi dice la "platitude" più grossa, senza stare davvero a leggere il contesto. L'occhio della madre ! La carrozzella! Sto seriamente pensando di chiudere i commenti al mio blog. Risponderò all' altro tuo commento, ma non voglio farlo en passant.

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  7. Un articolo molto interessante e questa analogia sentimentale col junk-food mi ha colpito.
    Sto pensando al discorso del primeggiare. Non può essere che un nerd (o geek o qualsivoglia, non so se ci sono distinzioni e non mi interessano particolarmente) sviluppi un particolare interesse per un qualche argomento e se lo coltivi senza bisogno di primeggiare sugli altri? Cioè, tutti i nerd hanno una qualche forma di litigiosità o tentano comunque di dimostrare che ne sanno di più? Devo ammettere che avevo una visione più ingenua di questi nerd/geek/superappassionati o come si chiamino.

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    1. Grazie, sono contento che qualcuno abbia apprezzato la metafora (visto che c'era anche gente che proprio non l'aveva colta). Se consideriamo il nerdismo come "scientificazione dello svago" e non semplicemente "avere interessi un po' diversi dalla media" allora sì, il tentativo di primeggiare a ogni costo è insito nel nerdismo. Per me nerdismo è far diventare questione di vita o di morte cose che il resto del mondo ritiene svaghi. Nerd è colui che quando esce un remake di un film che per lui è questione di vita o di morte, dichiara che la sua infanzia è stata rovinata. Anzi, in inglese dice "X raped my childhood" (cerca pure su google se pensi che esageri) dove X è un regista/autore/disegnatore/quello che vuoi. E far uscire un'opera che non aggrada il nerd equivale a stuprare una versione allegorica della nostra infanzia. Anzi, la cosa più aberrante la commette per me chi si ostina a voler rimanere inchiodato a un'infanzia che è già passata da mò.

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Sicuro di aver letto bene il post? Prima di postare, rileggi.

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