lunedì 6 febbraio 2017

Kings of the Beach

Ah, i bei tempi in cui il beach volley non era una scusa per fare le inquadrature dei culi delle giocatrici. In effetti viene da chiedersi come mai si associ allo sport l'essere dei morti di fregna, basta vedere il sito di sport mediaset e sono più le donne semivestite che le notizie di sport. Poi il quarantenne medio si asciuga la bava, si connette a facebook e dice che a lui del calcio non gliene frega niente perché esaltarsi per 22 miliardari in mutande che corrono dietro a un pallone è roba da sudditi del nuovo ordine mondiale o persone false o entrambi.
Ma sto divagando. Titoli di testa e buongiornissimo! Caffè?


In realtà la prima volta in cui sentii questo gioco era quando c'era la pubblicità dei gig tiger, i giochi portatili con display a cristalli liquidi che costavano uno sproposito e ciucciavano batterie a tutto andare. La cosa bella di KotB (lo scrivo così per darmi un tono ovviamente) è che la deriva affamatona del beach volley non c'è ancora stata quindi si gioca seriamente.


L'intro ci mostra i due protagonisti, non sarà possibile scegliere la propria squadra o i propri giocatori, e non si potrà neppure crearsene uno custom, quindi niente Andreotti qui, ma i due beachvolleyisti più fighi di tutto il bigoncio, ovvero Sinjin Smith e Randy Stoklos. Sinjin è un nome bellissimo e sto pensando seriamente di metterlo nella shortlist dei potenziali nomi per un figlio. Sì lo so che non è il vero nome ed è un soprannome (in realtà ho dovuto guardare su wikipedia) ma resta un nome con la càrtola, come si suol dire al Vecchio Paese.


Per chi fosse interessato ecco i nostri due eroi oggi. Il Sinjin è sulla destra e ha perso un po' di capelli ma tutto sommato è invecchiato bene. Lo Stoklos invece sembra un malgaro di qualche valle sperduta che vede una donna per la prima volta dopo sei mesi di alpeggio, solo lui e le vacche.




Ecco il menu principale. Si muove un cursore lampeggiante a forma di pallavolista stilizzato (quando ho scattato la foto, era nella fase off del lampeggio quindi non lo vedete) e lo si posiziona sulle varie zone. I tre campi di sopra servono per selezionare un tipo di allenamento, ricezione battuta e schiacciata, in mezzo c'è la tenda con le opzioni, in basso si può giocare una partita singola o un torneo. Andiamo a vedere le opzioni.



Tette! Si diceva del fatto che non ci fosse ancora stata la deriva affamatona, ma immagino che un minimo sindacale di pippa-service in bassa risoluzione sia necessario, specie in un gioco ambientato in spiaggia. Le opzioni sono semplici, si può decidere se giocare da soli o con un amico (ma sempre nella stessa squadra). Playing mode non so a cosa serva, ditemelo voi. Esco dalla tenda cercando di guardare la tizia alla reception negli occhi (sono comunque un gentiluomo, e va anche detto che l'incarnato della signorina, con questa EGA che mi fa pensare a una brutta scottatura, un po' mi imbarazza) e mi fiondo al torneo.


Cominciamo! I primi due avversari sono descritti come due sfigati. Calvin è il classico nerd con gli occhiali à la Filini ed è apparentemente terrorizzato dall'idea di schiantarsi contro la rete. Wilfred invece l'ho già visto... spetta un po'...


...ah ecco. Omaggio voluto o i grafici erano a corto di idee? Temo che questo non lo sapremo mai.


Inizia la prima partita. Sinjin è quello con la canottiera rosino pastello, lo Stoklos è a torso nudo con le mutande bianche e il cappello verde. Ho dovuto premere tutti i tasti per ricordarmi quali fossero e dopo un paio di imprecazioni scopro che sono L, ò ed à. Ora non mi ricordo cosa faccia ognuno dei tre, ma uno fa il bagher, uno fa l'alzata e l'altro schiaccia. Quando invece si è in battuta, uno fa la battuta dal basso, uno dall'alto, e uno dall'alto saltata.


Ecco un'azione tipica. Che fa, Sinjin, batti? Al primo tentativo lo Stoklos tira una minella che finisce sul bagher dei due disperati, che la rimanda di qua. Poi me la alza e io salto in clamoroso ritardo. Che figura di merda.

Un paio di punti più tardi.


Ecco come dovrebbe essere un'azione. Notare come Stoklos ci mette una vita prima di battere e a Sinjin scappa da pisciare. A chi non è mai successo?


Al quinto punto totale si cambia campo. Il duo meraviglia è in vantaggio di uno, ma si può fare meglio, visto quanto sono scarsi gli altri.


Infatti si fa subito punto. Nella foto, i due corrono l'uno verso l'altro e sembra vogliano limonare invece saltano e si danno un cinque.


Ecco un'altra azione bella pulita. Sarebbe un ottimo punto, ma queste sono le vecchie regole della pallavolo e quindi c'è solo il cambio palla. Mi piace pensare che l'arbitro sia l'indimenticato Franco Lechner ( maggiori informazioni qui )


7 a 3, se la matematica non è un'opinione, fa 10, che è divisibile per 5. Quindi si cambia campo.


L'arbitro Lechner assegna il cambio palla agli altri, e allora il Sinjin va a protestare chiedendo il videocheck. Purtroppo è il 1988 e il videocheck ancora non esiste, c'è il cambio palla, e si va ai 15 anziché ai 25. Quindi rimediamo un cartellino giallo. Al rosso perdiamo un punto. So tutte queste cose perché mia moglie è stata una pallavolista professionista e non perdo certo tempo con dodici milionari (in realtà milionari non sono, ma è noto che chiunque prenda più di te prende sempre troppo) in mutande che saltano dietro a un pallone.


Un paio di punti dopo.


Oh bene, sono riuscito a immortalare il cinque alto tra il Sinjin e lo Stoklos. Immediatamente il pubblicitario dei Ringo Boys si indigna perché i giocatori sono tutti bianchi. Questo accadeva anche negli anni 80, cari amici.


La riflessione sul politicallly correct che non è poi così recente fa distrarre il Sinjin, che sbaglia clamorosamente un bagher. Dopodiché cerca di scappare dal campo per via della vergogna.


Fortunatamente poi il Sinjin si riprende, e con una schiacciata rapace piglia il punto e si brofista con lo Stoklos.

Due punti più tardi.


La pratica Calvin/Wilfred è rapitamente sbrigata e tocca a Lester e Mack. Credo che Lester sia un cameo da un altro gioco contemporaneo della EA, Skate or Die. L'annunciatore lecca il microfono con voluttà.


Si parte subito in quarta. Prese le misure al gioco, diventa facile stracciare gli avversari.


 Sette a uno, gli altri non segnano neanche con la matita. Lester però non ha i capelli sparati per aria come nella descrizione. Immersione parzialmente rovinata.


Uh, già Quattordici a uno? Una passeggiata di salute.



E anche l'ultimo punto se ne va. Bella il Sinjin, bella il Randy.


Terzo match a San Diego (passando questo ci saranno altre location, e il finale è in Australia). I due avversari sono realmente esistenti. Eugene Selznick, lo dice anche il trafiletto, è uno degli inventori del beach volley. È morto nel 2012 all'età di 82 anni. Ron Von Hagen è un po' più giovane e credo sia ancora vivo. Sono due vecchietti e hanno abbandonato la supervisione dei cantieri per insegnare qualcosa a 'sti giovani lamentosi che hanno tutto ma è come se non avessero niente, e quindi si drogano.




Ecco i due umarel in una foto del 1974. Sulla sinistra, Selznick e la sua panza. Sulla destra Von Hagen con un fisico più credibile. In mezzo, tale Ron Lang, che magari comparirà in qualche altro match. Ma inizia la partita.

18 cambi palla più tardi.
 


Siamo ancora sullo zero a zero. I due vecchietti sono bravi ma tendono a fare delle discrete cappelle. Pure io, eh. Ma è interessante come ogni giocatore controllato dal PC abbia le sue caratteristiche particolari. Al tempo probabilmente l'hanno venduta come intelligenza artificiale.


La partita ancora non si sblocca, e vado a protestare con Bombolo, che assegna il punto alle due cariatidi. Ma a questo punto mi rendo conto che anche qui il colore dei capelli è diverso dall'immagine iniziale, l'immersione è completamente distrutta, e quindi chiudo tutto, prossimo gioco.

È merda?
No, è divertente, leggero e non si prende eccessivamente sul serio, a differenza dei giochi della EA sports fatti a partire dal 1996, con la vocina masticata auanagana che dice "I EI SPORZ TZINNEGGHEIM". E fatti togliere due costole già che ci sei.

Ci rigiocheresti?
Sì, chiaramente il gioco in sé è ripetitivo ma suppongo che pure FIFA 17 lo sia da quel punto di vista. Che cavolo, potrei pure cercare di finirlo un giorno in cui sarò in grado di arrestare il flusso del tempo al di fuori di casa mia.

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