venerdì 30 dicembre 2016

Ports of Call

Il mio primo pc IBM compatibile fu un Olivetti PCS 86. Non aveva il disco fisso e non mi arrivò il giorno di Natale, ma qualche giorno dopo. Avevo 7 anni e non sapevo cosa fosse l'MS-DOS. Non che sia fondamentale, ma spesi tutto il giorno a cercare di far andare i dischetti in dotazione semplicemente infilandoli nel pc e accendendolo. Ovviamente prima dovevo partire con il dischetto del DOS (quel computer non aveva il disco fisso).

Quando finalmente ci arrivai il primo software che provai fu ovviamente l'unico gioco incluso: Ports of Call. Ports of Call è un videogioco tedesco, sviluppato prima su Amiga e poi portato per PC. Come tutti i videogiochi tedeschi, non è violento ma simula cose infinitamente noiose (Ultimamente Amazon infatti mi suggerisce il diciassettesimo episodio di un simulatore di fattoria. Leggendo queste cose mi sento crescere dei birkenstock coi calzini bianchi sui piedi).




Siccome quello è stato il mio primo videogioco per PC IBM compatibile (non il primo gioco in assoluto, si badi, prima avevo un computer 8-bit) mi pare giusto iniziare il blog con questo. Poi se abbandonerò il blog dopo due post (cosa piuttosto probabile) pazienza, intanto questo piezzecore si è fatto.

La versione a cui giocai illo tempore, EGA a 16 colori in lingua italiana, non sono riuscito a trovarla online. Lo sviluppatore del gioco, oltre ai seguiti (che immagino in Germania qualcuno li compri) aveva messo a disposizione la versione shareware del gioco, ma VGA a 256 colori, in lingua inglese. E quindi si gioca a quella.

Tavò di immedesimarmi nel me stesso di quasi 30 anni fa, quindi niente EGA, niente schermo in bianco e nero, e partiamo che il preambolo è già lungo a sufficienza.

Anzi no. Che cos'è Ports of Call (che d'ora in poi chiamerò POC) ? Trattasi del simulatore di navi da cargo cosiddette "vagabonde" (traduco letteralmente dal readme.txt) e cioè quelle che non hanno delle rotte prestabilite e girovagano tra i porti del mondo raccogliendo commesse quando capita. Costituivano, negli anni 80, un 20% dei trasporti su nave.


Iniziamo col narcisismo. La prima schermata è la foto dei due sviluppatori. La grafica addizionale è  di Jim Sachs, che riusciva a fare coi pixel dell'amiga delle robe incredibili, ed è grazie a lui che Defender of the Crown dava la puzza a tutto il resto del mondo ai tempi.

Subito dopo, una bella schermata introduttiva, appunto realizzata da Sachs, che però non ho fotografato perché

1) non sono stato abbastanza rapido
2) nella versione a 16 colori non c'era

E tanto vi basti.


Si va subito al dunque, non ho salvato vecchi giochi e quindi si inizia da zero.

Possono giocare uno contro l'altro fino a quattro persone. Non ci sono turni, ma immagino i giocatori debbano chiedersi cortesemente di accedere alla tastiera per inserire le azioni. Anche qui, niente violenza.


Grazie del consiglio, gioco.

Una volta specificato il numero di giocatori, ci si registra. Per chiudere il nostalgia trip, uso il nome classico che usavo ai tempi in tutti i videogiochi che me lo chiedevano. Sono di media statura, ma non vedo giganti attorno a me.


È necessario scegliere il porto di registro. Ogni nave nuova che si compra apparirà qui. Scelgo San Francisco perché sono avvantaggiato e ricordo alcune cose di questo gioco...


Ed ecco qui la schermata. Sulla destra le azioni da intraprendere, in basso i grafici con lo stato dei vari giocatori (ci sono solo io), in basso al centro il contatore del tempo (fermo) e in basso a sinistra il pulsantone che darà il via al cronometro. Sul planisfero appariranno le navi (una volta acquistate)


Ma prima visito l'ufficio. Qui posso chiedere un prestito. Per ogni giocatore c'è un ufficio diverso, tutti disegnati da Sachs. Lo stile è molto anni 80. Vabbè, andiamo a comprare una nave che sto diventando impaziente. Quando si va dal venditore di navi appare l'animazione di un ascensore che si apre. Io l'ho mancata con lo screenshot perché ho i riflessi inesistenti. Anche per questo comincio con un gioco di strategia.


Queste sono le navi fighe. Io ho 4 milioni, la più piccola ne costa 12. Vabbè ciao.


Queste sono le navi usate. Già meglio. Visto e considerato che si può pagare cash solo una parte e fare un mutuo, posso indebitarmi con qualche finanziaria e pagare il resto a rate con interessi da strozzino. Non vedo quale sia il problema!!


Queste sono le occasioni. Non sono in buono stato, non richiedono mutuo ma non facciamo i pezzenti dai.

E ci compriamo la nave usata grossa. Il nome è finissima e sottilissima satira politica, ma d'altra parte in quegli anni Striscia la Notizia stava iniziando il suo lavoro di lenta ma inesorabile erosione delle istituzioni pubbliche. Il nome è anche dovuto al fatto che non c'è scritto da nessuna parte il tasso del mutuo. Ma finiamola con questa cultura del sospetto all'italiana.


Ed eccoci qui, la schermata del capitano. A quanto pare il giocatore è sia armatore che capitano di nave. Lodevole il fatto che ogni porto abbia un'immagine diversa oltre che qualche dato sulla nazione ospitante. Edutainment!


Ecco perché avevo scelto San Francisco. La rotta da qui al Pakistan tira un sacco di grana. Portare merci elettroniche a Karachi mi frutta 2,3 milioni di dollari, roba che posso chiudere l'innocuo e sicuramente onesto mutuo.


Fatto, si parte. Ogni volta che si lascia un porto, bisogna decidere se governare a mano o usare il rimorchiatore. QUATTROMILA DOLLARI PER UN PASSAGGIO? LADRI! Faccio da solo.


Ed ecco la sequenza arcade. POC non è solo sterile strategia, ma anche azione! Ok, accelero un po', sterzo, manovra e via verso il Pacifico. Facilissimo!


Cazzo. Ho urtato contro una gru e ora per il passaggio mi chiedono quattro volte tanto. LADRI!


Ma ora siamo fuori dal porto. Bisogna decidere la velocità di crociera. Più si va forte, più benzina si brucia. Andiamo a 9 nodi e ringraziare, dato che non ci sono limiti di tempo.


La nostra barchetta passa le hawaii senza colpo ferire.


Il Pacifico, però, è meno pacifico di quanto si pensasse. La bagnarola è già danneggiata e non ci sono limiti di tempo, quindi aggiriamo la tempesta. Meglio tirare a campare che tirare le cuoia, dice l'Armatore nonché Capitano nonché Presidente del Consiglio.


E infatti con calma studiata la nave arriva in Pakistan. Non farò battute sui marò, farebbe troppo 2015.


Ovviamente il Divo, oltre che la cifosi ha il braccino corto, e non spenderà certo 6000 dollari per un rimorchiatore. Ma la realtà lo prende a sberle come l'elezione del Presidente della Repubblica del 1992, e parcheggiare è ancora più difficile che uscire. Bisogna entrare nella zona di parcheggio con la punta dalla parte della punta. Come avranno fatto a dipingere le strisce sul mare, mi sfugge. Ma niente paura, si va!


Fanculo.


Non importa, i due milioni e tre sono arrivati e ora sono pieno di soldi. Altri due o tre viaggi così e finalmente sarò ricco!


Ma prima ripariamo un po' di nave. Ripararla tutta costerebbe 4 milioni, mi limiterò a portarla sopra il 50%.


E già che ci siamo facciamo pure la benza. 87 dollari a tonnellata, se ricordo bene, è un prezzo onesto.


Da Karachi la scelta è più limitata. Il miglior offerente è un esportatore che vuole che porti dei tessili a Vancouver. meno di un milione di dollari ma se ce la giochiamo bene possiamo non andare in passivo con questo viaggio. E magari aiutare i canadesi a indossare qualcosa di diverso da quelle cazzo di camicie di flanella a quadrettoni.


AH! MI SONO CACATO ADDOSSO! mentre sto per partire un viscido figuro mi prende da dietro e mi sussurra qualcosa nell'orecchio. Come ogni cosa che viene da dietro, bisogna starci attenti. Con sospetto mi mostro interessato.


Contrabbando. Solo 20000 dollari per una cosa che potrebbe mandarmi nelle pesche con la giustizia canadese. No grazie.


40.000 dollari? Beh dai, ci posso comprare ... cosa ci posso comprare nei primi anni 90? Mario Chiesa? Partito sbagliato...


Dai che si va! Stavolta crepi l'avarizia, si va a rimorchio. La nave è al 51%, niente può andare storto!


Oh. La rata del mutuo. Ok. Bello l'effetto fax. Bene così, via senza paura!


Oh. Beh, fanculo. Nessun problema, l'assicurazione c'è vero?


Lo so, gioco, smettila di giudicarmi e dimmi dell'assicurazione.


OK HO CAPITO MI STO SENTENDO IN COLPA. Ma ero assicurato no?

No, l'assicurazione non esiste in questo gioco. Sarà mica perché è un commercio rischioso e ai margini della legalità? O forse Rolf Dieter Klein "Sparks" non aveva voglia di implementarla?


Va bene, va bene, avanti un'altra. Stavolta andiamo alle occasioni e niente mutuo, tutto cash. MAKE IT RAIN.

Oh bene, due milioni e due, ma con limite di tempo. 55 giorni per andare a Karachi da San Francisco sono accettabili anche con quella bagnarola, quindi andiamo. Memento audere semper, diceva qualcuno che non era Andreotti. Ma siccome il Divo Giulio è sempre il Divo Giulio, la prudenza non è mai troppa e si va di rimorchiatore.


Non tiriamo troppo il motore. 10 nodi, si arriva una settimana prima così abbiamo un po' di margine, tutto liscio come l'olio.


Cazzarola. Tempesta. E abbiamo il limite di tempo. Temo che si dovrà attraversare. Mi tocco la gobba in segno apotropaico.


Fanculo.

E che di nuovo? Dai, attraversiamo, ormai i marinai sanno come ci si comporta in una tempesta.


MA CHE CAZ


E CHE CRSCT UNA TERZA? Per la legge dei grandi numeri stavolta ne usciremo illesi, me la sento. Attraversiamo!


Gioco di merda.

Vabbè. Alla fine si arriva a destinazione. La nave è in condizioni misere, e quindi senza pensarci su andiamo di rimorchiatore. Dico bene?


Dico male. Ho finito i liquidi. Si governa a mano.


Si ciao. Col cavolo che vado a cozzare facendo manovra. Torno fuori dal canale, ci penserà qualcun altro.


Uscendo dal canale si prende una multa. Il gioco non perde occasione di insultarmi.


E come se non bastasse, ho perso tempo e pago quasi tutta la somma accordata in penale. Non ci siamo affatto.


Riproviamo a portare la seta ai canadesi, che l'ultimo carico è finito in fondo al mare.


La fortuna mi sorride! Sembra anche facile uscire di qui. Un po' avanti, a destra ma senza sculettare troppo...

...e sono fuori. Curiosamente non c'è alcun messaggio di congratulazioni, mentre se sbaglio sembra di ricevere un tweet di Donald Trump. SAD!


Uh? E questo che cos'è?


Oh. Non ha un bell'aspetto questa schermata.


Ah cacchio, sono andato in fallimento. Bella l'immagine dell'avvoltoio, ma trovo ipocrita questo tono fintamente cortese di un gioco che non ha fatto altro che prendermi a male parole ogni volta che facevo qualche cazzata. Sbagliando si impara, non lo sapevate?


Titoli di coda, sipario.


Ora concludiamo l'articolo con l'opinione personale, ovviamente non richiesta. Non userò voti o percentuali o giudizi, semplicemente mi porrò due domande.

1) È merda?
No, direi di no. Magari dico così perché questo è stato il mio primo videogioco per pc, ma no.

2) Avrei voglia di continuare a giocarci?
All'apparenza è ripetitivo ma ha un numero sufficiente di imprevisti da invogliarti a imparare qualche insulto in tedesco da rivolgere a Klein e Ulrich. Anche solo per questo un'altra partitina ce la farei, forse. Ma senza troppo entusiasmo.

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