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lunedì 17 settembre 2018

The Need For Speed

Tra il 1995 e il 1996 ero in un periodo di pausa coi videogiochi. Avevo cambiato sì computer, ero passato al fiammante 486, ma avevo promesso ai miei che lo avrei usato solo per cose veramente utili, e tipo quindi per divertirmi pasticciavo col Turbo Pascal, Visual Basic per Windows, e imparando a usare la suite di Office, tra cui l'agghiacciante Microsoft Publisher. Che poi ora mi prenderete per i fondelli per questa ragione, ma mi ha più aiutato con la carriera saper usare Excel che tutto il leccaculismo che potrei collezionare in una vita intera (tutto questo per dire che non sono molto bravo ad arruffianarmi i capi). Per quanto riguarda Publisher, invece, grazie alla conoscenza acquisita quando ai tempi giocavo a impaginare un giornale o stampavo per mio padre un calendario con cui calcolare agevolmente i periodi di estro dei bovini, quando un paio di anni fa mi sono sposato gli inviti li ho fatti io, con una vecchia copia di Publisher. Sono venuti così bene (grazie al buon gusto di mia moglie, che ha curato il design) che parevano professionali, e soprattutto erano esattamente come li volevamo, senza doverci adattare ai dettami di una tipografia. Insomma, oltre che un atelier culturale, fu un investimento sul lungo termine.

Poi gli inviti sono stati trasformati in aeroplanini di carta e lanciati verso gli invitati


Poi succede che un giorno accompagno mia mamma dalla parrucchiera del Vecchio Paese, e scopro che lì di fianco hanno aperto un negozio di informatica in cui (rabbrividisco) ci sono i videogiochi! E come se non bastasse, in mezzo al negozio c'è pure un computer con cui provare i prodotti software! La testa mi esplode, anche perché (vi sembrerà incredibile) dei videogiochi in quel periodo aveva smesso completamente di fregarmene. Vedendo come si era evoluta l'informatica ludica in quell'anno e passa in cui me ne ero tenuto lontano, immediatamente riprendo l'abitudine: di ritorno dal negozio passo dall'edicola e mi prendo un cd di shovelware con cui riprendere la via della sfiga, che mi accompagnerà per tanti altri anni condannandomi ad un'adolescenza caratterizzata da una popolarità sociale prossima allo zero.

Oggi, al posto di quel negozio, al Vecchio Paese ci stanno le poste.
Ma tutto questo che c'entra col gioco di oggi? E niente, sul PC in mezzo al negozio aperto al pubblico per giocarci c'era The Need For Speed. Sigla!



Electronic Arts Canada. Un gioco di macchine, sviluppatori canadesi, secondo voi di chi si tratta in realtà? Beh, ve lo dico io, che voi ovviamente non state attenti: si tratta dei Distinctive Software Inc: quelli di Grand Prix Circuit, Stunts, Test Drive 2, nonché della contestata conversione per PC di Out Run. Test Drive 3 fu sviluppato direttamente dalla Accolade, perché i DSI avevano cambiato nome e rifecero Test Drive adattandolo alle nuove generazioni di aggeggi con cui videogiocare (la prima versione del gioco esce per il 3DO, la potentissima console che nessuno si è cacato perché costava troppo).  Tutto ciò aggiungendo anche una bella palata di multimedialità, perché i CD non è che si riempiono da soli, eh! Quindi, siccome la EA ci aveva i soldi, i bravi canadesi poterono riempire il loro cd con filmati, commenti parlati, e un sacco di roba relativa alle macchine potenti collaborando con la rivista Road & Track, un equivalente di Quattroruote per il pubblico d'oltreoceano.

Dei Pioneer Studio invece non so niente. Che siano quelli che hanno convertito il gioco per DOS dal 3DO? Non lo so. Ma detto tra noi, importa?


E via con la presentazione! Zoom intriganti sulle sinuose curve di una macchina sportiva, flash su una leva del cambio, un tachimetro che si staglia imperioso, i fanali a scomparsa che si aprono con fare minaccioso! Vi confesso una cosa: io con le automobili non mi esalto. Personalmente considero le macchine un bene deperibile, e non sono come un mio conoscente che, tanti anni fa, scrisse su un forum la seguente frase:

Sto raggiungendo livelli maniacali: Sveglia 6.30 la domenica mattina, pulizia esterno con lancia self service, asciugatura minuziosa con pelle di daino, pulizia interni,plastiche,sedili e moquette con spray (Il Meguiars è favoloso)e schiume varie...  
Una volta ogni tanto passo anche sotto il tunnel il pomeriggio anzichè lavarla io.  
Amo la mia auto, la mia auto ama me.

La risposta di un altro membro del forum fu la seguente:

Non sono d'accordo. Preferisco una signora macchina fintamente trascurata, una macchina troppo pulita indica un proprietario che si occupa solo di quello.
Non puoi dare l'impressione che passi il tuo tempo a lavare la macchina, verrebbe vista come ossessione. E, se hai la fortuna di avere una "signora macchina" ancora di più la devi lasciare fintamente trascurata, altrimenti dai proprio l'aria del parvenu che è appena riuscito ad accattarsi un mezzo superiore e passa le giornate in adorazione. (e lo puoi anche fare, ma in gran segreto)

Piccolo sondaggio: chi tra i due, secondo voi, stava messo peggio?


Una Lamborghini e una Porsche. Lo sfigatissimo bolognese medio, guardando questi spezzoni, si cala metaforicamente le braghe, inizia metaforicamente a sfregarsi a ritmo i pendagli, ed esclama "MEEEE CHE FERRO". Lasciamo perdere la metonimia (o è una sineddoche? No, direi che è una metonimia) di "Ferro" per "Automobile" che è un indicatore di disagio tanto quanto la sineddoche (o è una metonimia? No, direi che è una sineddoche) di "Figa" per "Donna". No, vorrei concentrarmi sull'esclamazione "Meeeee" che se da un lato è una bowdlerization di "Merda", è anche l'onomatopea del rumore della ripresa di un'auto sportiva. Coincidenza voluta? Non ne ho idea, ma è vero che inconsciamente la mente umana cerca di incasellare in una narrazione sensata un universo caotico, quindi la mia idea è che questa coincidenza sia vouta, ma a livello inconscio.


Fermo restando che non avete capito niente del precedente paragrafo, ecco qui il sedere di una Lamborghini e di una Ferrari, con il cronometro che misura la rapidità con cui i bavosi sfigati che urlano "MEEE CHE FERRO" emettono una copiosissima polluzione.


Lo slideshow continua, pare una sigla di qualche blandissima rubrica di motori della TV italiana generalista degli anni 90, ma senza la parte migliore, ovvero l'orecchiabilissima sigla di testa, come la bellissima "Round D Minor" di Augusto Martelli . A proposito, un piccolo quiz. Che cos'hanno in comune Augusto Martelli e Pete Townshend degli Who? La soluzione la troverete in fondo all'articolo, se mi ricordo di scriverla.


LE SGOMMATE! Inevitabilmente il pensiero mi va a Luca B. un mio conoscente un po' particolare, che aveva le sue normali fissazioni motoristiche come tanti altri (urlava "MEEEE CHE FERRO" con più foga del solito) ma in più, secondo l'opinione comune, gli mancava qualche venerdì (sia chiaro che non sono d'accordo con l'opinione comune. Ritengo che fosse per lo più incompreso nel suo eccessivo entusiasmo). Ho parlato di lui nell'articolo su Stunts, era quello che la prima volta che si ubriacò credeva di essere il protagonista di Dragonball e andò a litigare con dei napoletani fuori da una discoteca convinto di poter fare loro l'onda energetica.

Insomma, il concetto delle sgommate gli era molto caro, gli piaceva molto, quando si usciva in gruppo al sabato sera in quello che era un trionfo della sfiga collettiva, fare le sgommate nei parcheggi dei locali. Nonostante tutto, posso dire ora dall'alto dei miei 36 anni che non era lui il più sfigato di tutti. Lui si divertiva, ed era quello l'obiettivo. Io, ad esempio, non sempre mi divertivo.


Vabbè. Questa presentazione sta diventando noiosa. Che altro dire? Scadere nella banalità dicendo "Donne e motori, gioie e dolori"? Oppure fare un grandissimo coming out dicendo che nonostante il Vecchio Paese fosse situato in provincia di Bologna, non sono mai stato al Motor Show? Già da ragazzo avevo posto le basi per diventare l'uomo noioso che soo ora. Ma onestamente, dire "MEEEE CHE FERRO" mi fregava meno di zero (e sì che da bambino piccolo, molto piccolo, Quattroruote lo leggevo). Certo, c'erano le ragazze degli stand (che era la ragione principale per cui la gente ci andava) ma andare a sbavarci dietro e tornare a casa con un pugno (ehm) di mosche mi metteva addosso una tristezza infinita. Mi metteva tristezza andare al FuturShow, di cui mi interessava pure l'argomento! Proprio incontentabile, eh.

E finalmente il titolo! Road&Track presenta The Need for Speed, tutto presentato con un font estremamente "anni 90" , e quando dico "anni 90" intendo dire brutto. Sarebbe bello capire il meccanismo mentale che pilota la percezione estetica collettiva, e non parlo di arte o architettura, parlo di cose più a livello popolare, come appunto la grafica di impaginazione delle riviste o dei siti o l'uso dei font o queste cose qui.


Il menu principale si chiama "Control Central". Tutto questo per quellla cosa tipica della seconda metà degli anni 90 in cui si deve sempre millantare la cazzimma, quella cosa che è resa bene dalla parola "Attitude" con cui si riempì la bocca il wrestling professionistico americano nel periodo in cui stava venendo ignorato dalla tv italiana, prima che ricomparisse nei primi anni 2000, per poi venire cancellato definitivamente per far sì che i genitori italiani non dovessero spiegare ai figli come mai il "buono" Chris Benoit aveva strangolato moglie e figlio per poi spararsi in bocca. Più che proteggere i bambini l'idea pareva quella di voler proteggere i genitori. Vabbè, guardiamoci la scheda sulla Lamborghini Diablo VT.


Riciclando le immagini dell'anteprima, ecco lo striptease della macchina in questione. 492 BHP, ovvero 492 cavalli vapore misurati all'albero motore. Già l'uso del cavallo vapore come misura della potenza è qualcosa di obsoleto. Il Cavallo vapore fu inventato da James Watt, e ironicamente la misura del Sistema Internazionale che ha soppiantato il cavallo vapore è il Watt. Watt era un uomo modesto, deduciamo. 

Cavallo vaporwave ン゚ギ
Poi, la definizione del cavallo vapore è "La forza sviluppata da un cavallo per sollevare, legando il suddetto cavallo a una carrucola con un secchio, 330 libbre di carbone di 100 piedi in un minuto. Ora, mi piace immaginare che Watt avesse un sacco di tempo libero per far fare tutta sta fatica al suo cavallo. Erano altri tempi


Sempre col sistema di misurazione imperiale. Top speed: 202 miglia all'ora, che nel sistema di misurazione per chi non è figlio dell'endogamia vuol dire circa 325 chilometri all'ora. Non male, non male, peccato che poi ti trovi davanti sempre il vecchio col cappello che rallenta tutto e il vaffanculo ti parte a una velocità ancora più elevata.


Qui altre statistiche, non mi va di parlarne un po' perché siete in grado di leggerle voialtri e non voglio che qualcosa scritto da me sia oggetto di masturbazione da parte di chi fra voi è solito urlare "MEEEE CHE FERRO". Un po' perché mi piace scherzare con mia moglie sul fatto che il suo ex capo andava alle conferenze senza studiare le slide di Powerpoint che lei gli preparava e con grande imbarazzo guardava le slide, non ci capiva un cazzo, e diceva "Ecco le statistiche... uhm... mi sembra che parlino da sole. Prendiamoci qualche secondo per guardarle.... molto interessante". Il silenzio imbarazzato veniva interrotto solo dal rumore sordo del "facepalm" che mia moglie, tra il pubblico, eseguiva.


Ah, e qui abbiamo l'evoluzione della linea che ha portato alla Diablo, passando per la Countach di cui abbiamo parlato già su Stunts e Test Drive II. Continuo a confermare che il mio amico Paolo, che è più piemontese di tutti i Savoia messi assieme, non ha mai sentito nessuno dire "Countach".


E questo è il motore. All'uscita del gioco mancano ancora 5 anni affinché sia davvero bello e lucente, ma insomma, resta abbastanza pulito. Io peraltro di sta roba non ci capisco un cazzo e quindi passiamo avanti...


...alle performance. Da 0 a 96 km/h in 4.7 secondi, da 0 a 160 km/h in 11 secondi. Molto comodo per stracciare ai semafori il coglione nella corsia affianco. E comunque ricordatevi di mettere la freccia a sinistra quando entrate in rotonda e a destra quando uscite. Che c'entra? Niente, ma è giusto ricordarlo, perché non lo fa nessuno e sono degli incivili a cui deve venire un bruciaculo bello forte.


Ovviamente non esiste solo la Lamborghini nel gioco, ma anche diverse altre auto sportive. Segnaliamo la Mazda, la NSX Acura, la Toyota Supra e la Chevrolet Corvette, tutte macchine da tamarro con disponibilità economiche medio-basse (in proporzione, s'intende). Vediamo anche la Dodge Viper, classica macchina degli arricchiti americani col pene microscopico. Ricordo che un mio compagno di classe del liceo si fidanzò con una ragazza il cui padre aveva la Viper di impotazione e non era sicuro a quale delle due cose fosse più interessato. Bah. Alla fine, spinto da un impulso continentalmente autarchico, mi interessano solo la già vista Lamborghini, la Porsche Carrera 911 e la Ferrari 512 Testarossa, in un ideale abbraccio tra Italia e Germania che, non più rivali, si danno un cinque sulle note di un Inno alla Gioia in versione neomelodica, riarrangiato e cantato da Nino d'Angelo. Piuttosto improbabile, ma sognare è bello.


Sta di fatto che per giocare (ed era ora, direte voi) scelgo la Ferrari perché Maranello è la location che fra tutte di tutte le case produttrici è la più vicina al Vecchio Paese. Via!!! Possiamo scegliere una gara su pista o su strada, scegliamo su strada nel livello cittadino. Non vi ho mostrato la schermata della scelta del tracciato perché è estremamente noiosa.


"MEEEE CHE PIXEL". La grafica per il tempo era praticamente fotorealistica. Vista ora... beh amici, non so come dirlo. Vista ora fa abbastanza cagare, non trovate? Credo che il principio sia lo stesso della "Uncanny Valley", che dice che man mano che ci si avvicina al realismo nella resa di un essere umano la sensazione di repulsione aumenta. Per questo un cartone animato, anche disegnato in maniera stilizzata, ci è gradevole, mentre il film "Final Fantasy" ci fa stracagarissimo. Allo stesso modo, Stunts e Test Drive sono invecchiati meglio.


Oh, la Ferrari (senza cavallino rampante sul volante) avrà anche la maggiore ripresa, ma la macchinetta con cui gareggiamo ci supera di poco. Sarò io che ho il piedino leggero, oppure ho sbagliato a ingranare la marcia in avanti dalla folle. Se ci fate caso, per pochi secondi la grafica perde di qualità perché il coglione in questione stava premendo tasti a caso. Vabbè recuperiamo subito...


...e notiamo che subito dopo il cambio diventa automatico. È manuale solo quando si decide di scegliere tra la folle, la retromarcia, e la marcia in avanti. 

Più tardi.


Lanciati a una moderata velocità di 200 km/h, finiamo nel sedere a un camperino verde non dissimile da quelli del noto gioco di (vedi sopra) chiamato TURBO (ve lo ricordate?) Inspiegabilmente la nostra Ferrari è fatta dello stesso materiale con cui sono fatte le scatole nere dell'aereo, e semplicemente non si rompe ma va in testacoda. Bello l'effetto con cui la telecamera si sposta per farci vedere la botta spettacolare che ci prendiamo, lasciando le sgommate sull'asfalto. Luca B. mi senti? Questa sgommata è per te! Nella mia mente me lo immagino dire "Ex Videogiocatore, sei proprio uno SBOROOOOONE!" e sento che anche oggi posso dire di aver contribuito a rendere il mondo un posto migliore.


Sempre in termini di spettacolarità, qui neanche il testacoda, ma proprio la capriola in un tunnel, peraltro. La nostra macchina è ancora intatta.

Poco dopo.


La macchinetta del tamarro con le maniche arrotolate con cui gareggiamo ci ha superati (notate il 2/2 in alto a destra), ma è ora di mettere su i BeeHive e lanciarci in strada cantando a squarciagola, mentre il radar con sotto al cronometro, non dissimile da quello di Test Drive II,  inizia a lampeggiare. Ovviamente non ho mai imparato cosa vuol dire quel radar, sarà mica che abbiamo la pula alle calcagna?


Boh. Sticazzi, arriviamo al checkpoint e finiamo il segmento. Dalla macchina esce una figura nota...


...ebbene sì, è il Divo Giulio! Un rapido controllo che tutto vada bene, anche se non siamo in vantaggio...

Nonostante tutto, ritengo il sopravvivere una grazia di Dio.
...e apparentemente le Ferrari sono davvero indistruttibili. Ma questo lo avevamo visto pure in Out Run, o mi sbaglio? No, non mi sbaglio: Nessuna regola è infallibile, ma ci sono solo errori da non commettere. 


E via che si riparte, stavolta giochicchiando con la telecamera. A volte in Need For Speed ci vedo pezzi di Stunts (le inquadrature) e pezzi di Test Drive II (il modello di guida su strada normale, il radar). Peccato che siano parti di cui me ne frega abbastanza poco.


Altro spetascio in galleria. Mi ricorda la classica battuta fatta a tavola dai bambini sciocchi: "lo volete vedere un incidente in galleria? SÌ?" e poi aprono la bocca mostrando il bolo sciolto sulla lingua. Un paio d'anni dopo l'uscita di questo gioco, la battuta scema era a tema Lady Diana (personaggio estremamente sopravvalutato, ma ciò non toglie che la battuta fosse comunque di pessimo gusto).


E alla fine, pur non avendo il Divo Giulio fatto la tragica fine della Principessa del Galles, l'incidente in galleria fa sì che la nostra Ferrari venga raggiunta dal pulotto, che tosto gli elargisce una multa.


Ah! Un'altra ragione per cui questo gioco esce sconfitto dal confronto con Stunts è il fatto che andando contro al segnale stradale, questo non va in mille pezzi. Se ricordate bene, in Stunts il segnale stradale era soprannominato "Andreotti", e ora che Andreotti è alla guida, magari Andreotti contro Andreotti si respingono, un po' come i poli di un magnete. Oppure è come il finale di Timecop in cui il cattivo tocca il sé stesso di un altro periodo temporale e si fondono in una poltiglia organica malamente realizzata in CGI.


Intanto che stiamo entrando nella città, il Divo Giulio commenta "Credo fermamente ai ricorsi storici ed in qualche modo alla immutabilità della subcoscienza collettiva delle città", mentre fa un pericoloso testacoda. "Andreotti non è pericoloso, è spericolato, è ben diverso" dice la fedele segretaria Vincenza Enea Gambogi.


Intanto proseguiamo il nostro giro per l'hinterland, ed ecco dei grattacieli fatti in grafica pixelata che pare la versione vagamente tridimensionale degli sfondi di Crime Wave. Con la differenza che qui non c'è la bella Brittany Cole con le tette al vento, però. E se è per questo l'auto sportiva di Andreotti non è targata "Andreotti 69". Sì, sto facendo autocitazionismo. No, non ne sono fiero.


Ah, ora siamo in città e passiamo attraverso una serie di grattacieli di quell'arancione che fa tanto anni 70, quel vetro arancione per deflettere il sole. Vicino a casa mia ce n'erano un paio ma negli ultimi anni, fortunatamente, li hanno abbattuti. Bello anche che sui grattacieli ci sia scritto "BANK" un po' come la birra "BIRRA" della Coop, che peraltro non è pure cattiva. La vecchia birra "BIRRA" con la moneta che ride era una dignitosissima bavarese Brauerei Schwarzen Adler. L'attuale birra "BIRRA" con un'etichetta più arzigogolata, invece è un'eccellente Pedavena. Ciò detto, ammetto che non affiderei i miei risparmi alla banca "BANCA". Ma è un limite mio, eh.

Più tardi.



Niente, abbiamo perso. Non importa: possiamo aver compiuto degli errori, non dei peccati. Il nostro anonimo avversario aveva una media di 92.9 miglia orarie, mentre il Divo Giulio si è tenuto sulle 88, in modo da poter andare indietro nel tempo e reincontrare l'amato De Gasperi.


A proposito di De Gasperi, facciamoci una gita in montagna! Il tracciato alpino, costeggiato dalle vacche, ben si presta a una Lamborghini. Avanti col coro!

Si slancian nel cielo le guglie dentate, 
discendono dolci le verdi vallate. 
Profumano paschi, biancheggian olivi, 
esultan le messi, le viti sui clivi...

O puro bianco di cime nevose, 
soave olezzo di vividi fior, 
rosseggianti su coste selvose, 
dolce festa di vaghi color.

Un popol tenace produce la terra, 
che indomiti sensi nel cuore riserba, 
Italico cuore, Italica mente, 
Italica lingua qui parla la gente.

Basta così...


...anche perché con il mio canto non particolarmente armonioso ho tanto storpiato l'Inno al Trentino, che un poliziotto locale membro del coro della SOSAT mi intima di fermarmi...


...e niente, veniamo arrestati. Basta così. Che vi devo dire: speriamo che almeno la cella abbia la vista sul Bondone. Mentre mestamente mi reco a fare i conti con la giustizia, penso alla nota domandadel Divo Giulio "Perchè la bellissima frase La Giustizia e' uguale per tutti è scritta alle spalle dei magistrati?" e decido che ne ho avuto abbastanza. Prossimo gioco!

È merda? Beh, ragazzi: giocando non è che mi sia poi divertito così tanto. Sì, i controlli sono abbastanza fluidi, ma la dinamica di gioco è ripetitiva e non sentivo per niente la sfida. Molto meno che in Test Drive II e Stunts. Aggiungeteci che la grafica è invecchiata male e che nessuno si esalta più per la multimedialità, e dunque penso che pur con qualche dubbio il gioco sia merda. Sì, c'è altra roba che è più merda di questa, ma la merda è merda. Questa è merda. 

Ci rigiocheresti? Nah.

Ma alla fine qual era la cosa in comune tra Augusto Martelli e Pete Townshend degli Who? Entrambi usarono la propria carta di credito per accedere a materiale pedopornografico su internet e quando furono beccati dissero che lo avevano fatto perché volevano aiutare la polizia.

Ma sul serio? Eh.

2 commenti:

  1. Sondaggio: il messo peggio è indubbiamente il primo dei due! Hai detto che Stunts è invecchiato meglio di Need for Speed, paradossalmente per me nel 1997 era ancora meglio Stunts di Need for Speed. Pensavo fosse il voler fare l'alternativo a tutti i costi, invece c'era un fondo di ragione, mi sento sollevato :). Comunque in questi giochi il tracciato di campagna non manca mai! E per fortuna non mancavano i tunnel, che ho sempre amato (più di quelli calcistici).

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    1. A prima vista verrebbe da dire il primo senza pensarci troppo, ma invito a riflettere sul sostrato di sfiga che alberga in chi dice che a lavare troppo la macchina ha paura di fare la figura del povero.

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