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venerdì 7 settembre 2018

La regola delle capre non sbaglia mai

Mi sono appena fatto una settimana e mazza di ferie in cui avevo accesso limitato a internet, cosa che non può fare che bene. Però sapete come si dice, se Maometto non va alla montagna, è la montagna che va a Maometto. Ora, per dirla con le immortali parole di Demis Roussos, io non sarò il Profeta, e per di più sono stato al mare, e non in montagna (e purtroppo il mare non mi segue sul posto di lavoro).

Però mi attacco a internet per vedere le previsioni del tempo e mi trovo un messaggio di un mio lettore che mi dice che secondo lui, le mie continue reprimende sono state lette dai titolari di blog nostalgisti come il luogo delle prefiche che tendo a sfottere piuttosto spesso in questi pixel. 

Perché? Presto detto, apparentemente questo mio lettore ha notato una certa recente tendenza all'excusatio non petita per cui il presunto nostalgismo di fondo è fatto con ironia, perché noialtri non si è come gli abitanti di un ospizio che guardano le trasmissioni-revival sulle reti mediaset.

Noi che... ci ricordiamo di quando Enrico Papi chiamò Pete Burns "Macho e Micio"

Allora, visto che sono tornato dal mare e che ho deciso di rovinarmi ulteriormente la giornata leggendo queste parate di culo, mi sento di dire la mia su un paio di cose su cui forse non sono stato chiarissimo. Come al solito, sentitevi pure liberi di ignorare questo articolo se una voce realmente dissonante ferisce i vostri fragili sentimenti.

Beh, non sono d'accordo con il mio lettore e dubito che i titolari di blog chebelloessereancoraguaglionemaconironiamiraccomando si siano scomodati a leggere le mie dissertazioni. Primo perché sono troppo lunghe. Secondo perché le mie dissertazioni non confermano la loro opinione. Terzo perché penso che abbiano altro a cui pensare che leggere il mio blog. Però una cosa voglio dire. Pararsi il culo dicendo che le frignate per un'infanzia perduta sono fatte con ironia è una cosa estremamente ipocrita.

Io l'ho detto con ironia, l'ex videogiocatore lo ha fatto con cattiveria.

Freud diceva che lo scherzo è il modo migliore con cui dire la verità. Io mi sento anche di generalizzare al cervello umano una cosa che già ho detto a proposito dei rapporti tra uomo e donna, ovvero che il cervello non è completamente deterministico, ovvero, l'impostazione tipicamente informatica fatta di "se-questo-allora-quello" non funziona al cento percento.

L'esperimento più classico è quello che succede quando si guarda un punto fisso e poi si sposta rapidamente gli occhi su un orologio analogico. Quello che succede è che la lancetta dei secondi sembra stare fissa per più di un secondo.

Se l'orologio con cui fate l'esperimento è questo,
è chiaramente guasto e potete benissimo sbarazzarvene inviandolo a me.
Questo perché durante le saccadi (i movimenti rapidi degli occhi) la vista è disattivata (altrimenti ci verrebbe il mal di mare come succede a me quando gioco agli sparatutto 3D) e il cervello compensa con l'immagine che si vede alla fine del movimento, e la manda indietro nel tempo in modo da farci credere che l'abbiamo vista durante tutto il movimento, in cui in realtà non vedevamo niente. Impressionante, no? Il nostro cervello è sì un computer, ma è un computer su cui gira Windows ME e il cui software è simile a un prodotto della sovraingegnerizzazione tipica dei progettini d'esame di quell'atelier culturale di stocazzo che è la facoltà di ingegneria.

"La tratti bene la sua testa!"

Altro esperimento semplice semplice: in genere pensiamo che il sorriso è una conseguenza dell'essere allegri, no? Già Darwin nel 1872 ipotizzò che le risposte emotive influenzano il nostro stato d'animo, e numerosi studi fatti durante il ventesimo secolo hanno verificato che forzare il sorriso diminuisce i livelli di stress. Perché questa inversione causa-effetto? Non lo sappiamo! Ma è una roba molto più comune di quanto si pensi, e questa eccessiva complicazione nel funzionamento della mente umana, che non può essere sintetizzata in una serie di if-then-else è anche la ragione per cui ho la sensazione che la cosiddetta rivoluzione dell'intelligenza artificiale sarà molto meno seria di quanto certi futurologi immaginano nelle loro fantasie masturbatorie (sto parlando di te, Ray Kurzweil).

*fap fap fap*
"Ok, ok, abbiamo capito che causa ed effetto sono un concetto di logica formale che non copre perfettamente la psiche umana. Ma dove vorresti andare a parare con 'sto pippone?" chiederete voi. Beh, ci arrivo. Ma prima, torniamo alla storia dell'ironia come schermo protettivo dalle critiche di eccesso di nostalgismo.

Un noto esperto legale americano sul Primo Emendamento (quello sulla libertà di parola) fu interrogato a proposito di come comportarsi con chi vomitava odio e minacce di morte sui social. Anche questo è protetto dalla libertà di parola? La risposta fu sì. È impedito al governo federale di bloccare sul nascere certe dichiarazioni, ma è altrettanto vero che la libertà di parola non significa esenzione dalla responsabilità su ciò che si dice, perché anche le parole hanno un peso. (Ci si aspetterebbe che qualsiasi normodotato afferrasse questo semplice concetto senza problemi, ma evidentemente i social media ci stanno rendendo stupidi come la merda). Alla domanda se il ricorrere alla parodia o l'ironia possono essere usate come carta "esci gratis di prigione" in caso istigazioni alla violenza o all'odio, l'avvocato ricordò al suo intervistatore la nota "regola delle capre", che dice più o meno così:

Se sodomizzi una capra e dici che lo hai fatto ironicamente, resti comunque un inculacapre.

'Sta cosa mi è rimasta molto impressa: un po' perché mi ricordava un aneddoto raccontatomi da un mio conoscente sardo, che si era fatto spiegare da un pastore i due migliori metodi per meglio godere del coito con gli ovini, ma principalmente perché a tutti noi hanno girato i coglioni quando qualcuno usava il "oh ma io scherzavo! vè che permaloso che sei" per pararsi il culo dopo aver fatto qualcosa di sconveniente, illegale, o semplicemente fastidioso. Impuniti maledetti.


Inevitabile.
Ora, il nostalgismo online ovviamente non è una cosa ai livelli delle istigazioni all'odio e alla violenza (Ci si aspetterebbe che qualsiasi normodotato afferrasse questo semplice concetto senza bisogno di chiarificazioni, ma evidentemente internet ci stan rendendo stupidi come la merda). Però è emblematico di una mentalità per cui la responsabilità è un optional che interessa a pochi. Mentalità, questa, che è centrale al dilagare di neotenia che questo blog denuncia. Nel primo articolo con il tag "Riflessioni" scrissi che più che avere nostalgia del mondo com'era, abbiamo nostalgia di come eravamo noi. E come eravamo? In una parola, deresponsabilizzati. Lascia decidere a mamma e papà e vedrai che andrà tutto bene, e magari mamma e papà prendevano decisioni con conseguenze teribbbbili per la nostra sanità mentale, ma chissenefrega: in quel caso, avremmo avuto una buona scusa per fare le vittime.


Per non parlare di quando si cade nel vittimismo
perché si ritiene che altre persone facciano troppo vittimismo a scapito del proprio.

Il vittimismo, come ogni forma di deresponsabilizzazione, è una cosa che dà grandissima dipendenza. Puntare il dito contro qualcosa di esterno attribuendogli ciò che nella propria vita non va come previsto, senza l'onestà intellettuale di fare quello straccio di introspezione che dice che magari abbiamo sbagliato qualcosa noi, o semplicemente certe cose non proprio belle accadono, non tutto quello che si vuole ci è dovuto, amen. E come ogni cosa che dà dipendenza, ovviamente non si ammette. Smetto quando voglio! Ma sto solo scherzando! E poi la mia al massimo è nostalgia, che l'ex videogiocatore ha detto che è una cosa positiva, o tuttalpiù neutra! È il nostalgismo a essere pericoloso e io di certo non ce l'ho! E ora scusatemi che vado a riempire damigiane di lacrime trascrivendo un listato per C64 trovato su Zzap!

Spoiler alert: su Zzap! i listati non c'erano.

Ecco fatto, coscienza pulitissima! Posso schivare le critiche e continuare a fare le cose per cui ricevo le critiche. Comodo, no? Peccato per quella regola delle capre, e per quel piccolo problemino del cervello umano in cui le business rules sono un po' difficili da trascrivere in maniera esaustiva.

Vi ricordate cosa dicevo sul forzare il sorriso che ci mette di buonumore, no? Ecco. Se ci spingiamo oltre, arriviamo a sostenere quella grande e pericolosa verità che tendiamo a nascondere a noi stessi, ovvero che sono le nostre parole a creare la nostra realtà. Che detta così sembra una roba da compagnia di multilevel marketing che fa manipolazione mentale agli adepti, e in effetti è proprio così. Ripetendo una cosa un sacco di volte, finisce che ci crediamo pure noi stessi. Perché l'ironia è il lasciapassare per dire ciò che vorremmo ma che abbiamo paura di dire, e man mano che lo diciamo stiamo inoculando il nostro messaggio nell'ambiente che ci circonda, che piano piano sviluppa una certa tolleranza e accoglie quello che stiamo dicendo nel cosiddetto "mainstream".

Il cosiddetto "mainstream".

E in men che non si dica, non solo l'ambiente circostante è assuefatto all'idea di sodomizzare le capre, ma persino chi sostiene con ironia di farlo è talmente assuefatto lui stesso che non sa più dove finisce l'ironia e dove comincia l'idea che avere rapporti proibiti con un egagro non sia poi così male.

Quindi, che la nostalgiosfera online legga il blog del vostro umile ex videogiocatore poco importa: non venitemi a prendere per il culo con la storia che se frignate per un'infanzia che il vostro cervello programmato da un incapace vi ha distorto fino a farvela sembrare un idillio, lo fate solo con ironia. L'ironia usata in questo modo non diventa altro che un cavallo di Troia con cui cerchiamo di ingannare gli altri, ma finiamo prima di tutto per ingannare noi stessi. E tutto questo è estremamente ironico, no?

Muoio dalle risate, guarda

7 commenti:

  1. Mi sento chiamato in causa laddove dici "E poi la mia al massimo è nostalgia, che l'ex videogiocatore ha detto che è una cosa positiva, o tuttalpiù neutra! È il nostalgismo a essere pericoloso e io di certo non ce l'ho!", visto che su questo blog ho scritto un paio di commenti di questo tenore, anche se probabilmente sto sovrastimando l'importanza dei miei commenti (quindi non solo giustificazione non richiesta, accusa manifesta; ma anche pisciata per marcare il terreno, narcisismo, egocentrismo ecc.).

    Credo che comunque non solo il nostalgismo travestito da pura e innocua nostalgia siano il problema, credo lo siano un po' tutti i palliativi che vengono usati per compensare delle mancanze, anche se condivido che a volte nella vita le cose accadono perché debbano accadere e non ci sono colpevoli che tengano. Questo vale per me e vale per tutti ovviamente, secondo la propria coscienza.

    Quello che mi sorprende è che a 35 anni, davvero, non si finisce mai di imparare. E sono contento perché questo post arriva proprio a completamento di un percorso.

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    1. Ah, ecco il lettore che controlla i blog nostalgisti! :)

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    2. Il discorso "la mia è nostalgia e non nostalgismo quindi io sono a posto" è una fallacia in cui è facilissimo cadere, d'altra parte Swift diceva "Satire is a sort of glass wherein beholders do generally discover everybody’s face but their own; which is the chief reason for that kind reception it meets with in the world, and that so very few are offended with it". E ci caschiamo tutti qualche volta, chi più chi meno. Quello che mi sta sulle palle è l'ipocrisia di chi sta tutto il tempo a scrivere bruschette! lacrime! nostalgia canaglia! per poi dire una volta l'anno "ah ma qui si fa tutto in tono ironico e dissacrante", che penso sarai d'accordo con me che è una roba patetica. Il lettore che controlla i blog nostalgisti non è ovviamente il fan italo/guatemalteco di bikini e mitragliatori, ma un mio lettore che conosco IRL (o nel "meatspace" come dicono gli sfigati cool al giorno d'oggi).

      Non ho capito però a cosa ti riferisci quando parli di completamento di un percorso.

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    3. Sono d'accordissimo sul fatto che sia una cosa patetica. Per il resto in realtà non c'è molto da spiegare, era una riflessione personale, ciò che mi preme specificare è che valide riflessioni e il confronto portano a fare autoanalisi e autocritica, una cosa che arricchisce molto, a prescindere dal divertimento nel leggere un post su un videogioco del passato (ma può anche essere un film o un fumetto). Ecco il completamento del percorso: arricchire il proprio bagaglio (e specifico, non dell'inutile noziosismo su una serie di videogiochi o sul cartone animato X piuttosto che sul fumetto Y).
      Non aggiungo altro, anche se questo post non parlava di videogiochi, quindi mi sono 'allargato'.
      Ci ribecchiamo al prossimo videogioco, quindi.

      ps mi sono dovuto andare a cercare "meatspace" e Irl, ovviamente.

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  2. Se solo le persone a cui vorrei linkarlo avessero le facoltà intellettive per comprenderlo lo farei subito.

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    1. Purtroppo una persona può essere aiutata solo nella misura in cui vuole aiutare se stessa, che però comporta mettersi in discussione autocreandosi un disagio che certe persone non riescono a sopportare. Oh beh! *emoji che si stringe nelle spalle*

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